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Perché il tabellone di Roland Garros sorride a Sinner?

Sinner trova Tabur al debutto: il Roland Garros gli apre un tabellone favorevole, ma Parigi nasconde incroci e rischi pesanti

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la racchetta di sinner durante una partita

Il Roland Garros 2026 ha consegnato a Jannik Sinner un primo turno sulla carta morbido, quasi vellutato: il numero 1 del tabellone debutterà contro il francese Clément Tabur, wild card di casa, in una parte alta dove sono finiti anche Flavio Cobolli, Luciano Darderi e Felix Auger-Aliassime. La metà bassa, invece, sembra più ruvida: lì ci sono Novak Djokovic, Alexander Zverev, Casper Ruud e un primo turno già scomodo per il serbo contro Giovanni Mpetshi Perricard. Il sorteggio ha quindi disegnato una strada teoricamente favorevole per Sinner, ma non una passeggiata: Parigi non è mai un corridoio d’albergo, è terra viva, vento, rimbalzi sporchi, giornate lunghe.

La notizia pesa perché Sinner arriva a Parigi nel momento più pieno della sua stagione: ha appena vinto Roma, ha completato la collezione dei Masters 1000 e cerca il primo titolo al Roland Garros, l’unico Slam che ancora gli manca. Il tabellone gli evita subito Djokovic e Zverev, che potrebbero comparire solo più avanti, mentre il possibile percorso parla di Tabur al debutto, poi Fearnley o Juan Manuel Cerundolo, quindi Moutet o Landaluce, con l’ombra di un possibile derby italiano contro Darderi agli ottavi. Sembra una strada pulita. Però la terra rossa, quando vuole, sporca tutto.

Una strada favorevole, ma non vuota

Il sorteggio ha prodotto l’effetto che ogni favorito spera di vedere nel primo pomeriggio del tabellone: un esordio gestibile, nessun avversario di peso massimo nei primi passi, i rivali più ingombranti lontani almeno per qualche turno. Clément Tabur, francese, destro, rovescio bimane, entra grazie a una wild card e ha nel pubblico parigino il suo alleato naturale. Non è un nome da copertina, non appartiene alla fascia dei giocatori che costringono Sinner a dormire male la notte prima, ma il Roland Garros possiede una chimica speciale per i francesi invitati nel main draw. Sul Suzanne-Lenglen o su un campo più piccolo, con il pubblico addosso, il primo set può diventare una piccola febbre.

Sinner, però, ha ormai un tennis che vive bene dentro queste temperature. Il suo valore non sta solo nella potenza pulita, nei colpi che entrano piatti e profondi come lame sottili; sta nella capacità di ripetere, ripetere, ripetere. In uno Slam al meglio dei cinque set, questa qualità diventa quasi una polizza assicurativa. Il rivale può avere un’ora di grazia, un pubblico caldo, la mano leggera. Sinner tende a restare lì, freddo, a consumare la partita come acqua che scava la pietra. Il tabellone gli dà un margine iniziale, lui dovrà trasformarlo in ritmo, non in presunzione.

Il dettaglio più significativo non è solo Tabur. È la geografia complessiva: Djokovic e Zverev nella parte bassa, Auger-Aliassime nella stessa metà di Sinner, Cobolli e Darderi non troppo distanti. Ne viene fuori una parte alta più italiana, più leggibile, meno carica di trappole monumentali rispetto alla metà inferiore. Non significa che il torneo abbia già scelto il suo padrone. Significa che, tra le strade possibili, a Sinner è capitata una strada senza grandi massi all’imbocco.

Il percorso teorico di Sinner: Tabur, poi il bivio francese

La proiezione del cammino di Sinner è abbastanza chiara e racconta molto del suo sorteggio. Primo turno contro Tabur. Secondo turno contro Jacob Fearnley o Juan Manuel Cerundolo. Terzo turno potenziale contro Martin Landaluce o Corentin Moutet. Ottavi con Arthur Rinderknech o Luciano Darderi. Quarti con Alexander Bublik o Ben Shelton. Semifinale possibile contro Daniil Medvedev, Felix Auger-Aliassime o Flavio Cobolli. Finale teorica contro Zverev, Djokovic o Ruud. È un percorso da favorito vero: pochi nomi capaci di spaventarlo subito, diverse variabili fastidiose più avanti, nessun mostro immediato dietro la prima porta.

Il nodo francese del terzo turno merita attenzione. Corentin Moutet, testa di serie numero 30, è uno di quei giocatori che non si misurano solo con le statistiche. Mancino, creativo, irregolare, scomodo. Fa cambiare altezza alla palla, rompe il ritmo, vive di improvvise accelerazioni emotive. Contro Sinner, sulla distanza lunga, partirebbe sfavorito; ma Parigi con un francese in campo può diventare una stanza rumorosa, piena di rimbalzi emotivi. Landaluce, invece, rappresenterebbe un altro tipo di partita: più giovane, più lineare, meno carica di teatro.

Il possibile quarto con Shelton o Bublik è la prima zona in cui il tabellone smette di essere gentile e comincia a chiedere pegno. Shelton ha servizio, fisico, sfrontatezza, una pesantezza di palla che può disturbare anche chi comanda da fondo. Bublik è l’opposto della prevedibilità: può uscire presto, può inventarsi una giornata da funambolo, può togliere ritmo con la leggerezza apparente di chi sembra giocare a carte scoperte e invece bara con il talento. Sinner li guarderà da lontano, almeno per ora. Ma il tabellone si legge così: non solo chi hai davanti, anche chi può crescere mentre tu avanzi.

Darderi, Cobolli e il derby italiano nascosto nel tabellone

La parte alta è anche il territorio degli altri italiani di peso. Luciano Darderi debutta contro Sebastian Ofner, partita vera, dura, di quelle che sulla terra rossa non regalano metri. Darderi ha un tennis adatto al rosso: spinta, pazienza, costruzione. Non è solo un nome in crescita, è uno che sul mattone tritato sa sporcarsi le scarpe senza perdere identità. Il possibile incrocio con Sinner agli ottavi avrebbe il sapore del derby generazionale, ma anche quello di una fotografia del tennis italiano: non più un solo faro, bensì un sistema di presenze robuste.

Flavio Cobolli, testa di serie numero 10, partirà invece contro un qualificato o lucky loser. Sulla carta è un ingresso più aperto, ma i qualificati del Roland Garros spesso arrivano con tre partite nelle gambe e la fame addosso; non hanno il nome, hanno il ritmo. Cobolli nella stessa parte di Sinner aggiunge un’altra sfumatura interessante, perché la sua eventuale crescita nel torneo potrebbe incrociare la corsa del numero 1 più avanti, forse in semifinale secondo la proiezione più larga. Sarebbe una storia italiana piena, quasi abbondante.

Poi c’è il resto del gruppo. Lorenzo Sonego attende anche lui un qualificato o lucky loser, Mattia Bellucci trova Quentin Halys, Matteo Berrettini incrocia Marton Fucsovics, Matteo Arnaldi pesca Tallon Griekspoor. Il sorteggio non è stato uguale per tutti: Berrettini e Arnaldi hanno pescato avversari più ostici, più fisici, più abituati a mettere sabbia negli ingranaggi. Ma la presenza complessiva resta notevole. Non è retorica patriottica: sette italiani nel maschile del main draw significano densità, abitudine, continuità. Una volta era un evento; adesso comincia a sembrare paesaggio.

Djokovic e Zverev nella metà bassa: l’altra Parigi

La metà bassa del tabellone ha un altro rumore. Più metallico, più pericoloso. Djokovic debutta contro Giovanni Mpetshi Perricard, francese dal servizio enorme, giocatore capace di trasformare un match in una sequenza di punti brevi, di tie-break, di pallate che tolgono aria. Per Djokovic non è il peggior sorteggio possibile in senso assoluto, ma è un esordio scomodo: primo turno, campo parigino, avversario francese, battuta pesante. Serve attenzione immediata, non il solito lento ingresso in temperatura.

Il possibile cammino del serbo è duro: Joao Fonseca al terzo turno, Casper Ruud agli ottavi, Zverev in semifinale, almeno secondo le proiezioni legate al seeding. Djokovic resta Djokovic, e nel tennis questa frase ha ancora un peso quasi geologico. Però il Roland Garros lo mette davanti a un percorso che chiede gambe, risposte, pazienza. La terra non perdona i cali: li allunga. Un passaggio a vuoto sul cemento può durare cinque minuti; a Parigi può diventare mezz’ora, perché ogni scambio sembra avere una coda.

Zverev parte contro Benjamin Bonzi. Anche lui sta nella zona più carica del quadro, con Taylor Fritz, Alex de Minaur, Ruud e Djokovic nello stesso emisfero agonistico. Per Sinner è una buona notizia, almeno in termini di probabilità. I rivali più riconoscibili potrebbero consumarsi tra loro prima dell’eventuale appuntamento con lui. Eppure c’è un rischio psicologico sottile: vedere l’altra metà piena di battaglie può alimentare l’idea di un cammino già apparecchiato. Non funziona così. A Parigi anche le partite comode sanno mettersi il cappotto cattivo.

Il calendario: quando comincia il main draw e quando si decide tutto

Il torneo è già entrato nella sua settimana d’apertura con le qualificazioni iniziate il 18 maggio. Il tabellone principale parte domenica 24 maggio, con i primi turni distribuiti fino a martedì 26. Il secondo turno si giocherà tra mercoledì 27 e giovedì 28, il terzo tra venerdì 29 e sabato 30. Gli ottavi sono in programma domenica 31 maggio e lunedì 1 giugno, i quarti martedì 2 e mercoledì 3, le semifinali maschili venerdì 5, mentre la finale maschile è fissata per domenica 7 giugno.

Questo calendario conta, perché Sinner arriva da una primavera intensissima. La vittoria a Roma gli ha dato energia, storia, fiducia, ma anche carico fisico. Gli Slam non si vincono solo giocando meglio degli altri; si vincono gestendo le giornate vuote, i trattamenti, gli allenamenti brevi, i pasti sempre uguali, il sonno disturbato, l’umidità che entra nelle articolazioni. La prima settimana serve a mettere benzina senza bruciare il motore. La seconda, invece, è un altro sport. Stessi campi, stessa palla, ma tutto pesa di più.

Per questo il debutto contro Tabur diventa importante non solo per il risultato, che sulla carta dovrebbe essere alla portata, ma per il modo. Sinner dovrà cercare una partenza ordinata, poche ore in campo, nessun allarme fisico, percentuali alte al servizio. L’ideale sarebbe vincere senza dover aprire tutte le stanze del suo tennis. Tenere qualcosa sotto chiave, come fanno i grandi quando sentono che il torneo sarà lungo.

Il contesto: Alcaraz fuori, Sinner davanti a una porta enorme

L’assenza di Carlos Alcaraz cambia il peso del Roland Garros. Il campione uscente ha rinunciato per un problema al polso destro, scegliendo prudenza e recupero. È una notizia che svuota il torneo di uno dei suoi duelli più attesi e, allo stesso tempo, sposta su Sinner una luce ancora più forte. Non c’è il rivale che più di tutti poteva togliergli tempo, angoli, respiro sulla terra. Non c’è l’uomo che aveva trasformato la finale precedente in una ferita sportiva lunga un anno.

Sinner arriva da una sequenza quasi irreale: Roma vinta contro Casper Ruud, primo italiano campione al Foro Italico dopo Adriano Panatta, completamento del set dei Masters 1000, stagione sulla terra costruita con un’autorità nuova. Non è più il giocatore che deve dimostrare di poter vincere sul rosso. Lo ha già fatto, e lo ha fatto con naturalezza. Il punto, adesso, è diverso: deve vincere sette partite a Parigi, al meglio dei cinque, dentro un torneo che non concede scorciatoie emotive.

Il Career Grand Slam — vincere almeno una volta tutti e quattro i major — è lì, sullo sfondo. Non va agitato come una bandiera ogni mattina, perché può diventare peso morto. Però c’è. L’Australia, Wimbledon, New York: Sinner ha già attraversato le altre grandi porte. Parigi resta quella più teatrale, più antica, più cattiva con chi pretende ordine. La terra del Roland Garros non ama gli algoritmi perfetti; ama i piedi leggeri, le spalle resistenti, la capacità di accettare che un punto vinto tre volte nella testa possa essere perso sul nastro.

Le insidie vere: ritmo, francesi, pressione e cinque set

Il tabellone favorevole non elimina quattro rischi. Il primo è il ritmo. Un esordio troppo morbido può anche ingannare: si vince facile, ci si sente intoccabili, poi arriva un avversario più sporco e il braccio impiega mezz’ora a capire. Sinner, per fortuna, è uno dei giocatori meno inclini a questo tipo di distrazione. Ma il tennis non è un foglio Excel. La giornata sbagliata entra senza bussare.

Il secondo rischio è il fattore francese. Tabur al primo turno, Moutet possibile al terzo, Rinderknech sulla rotta degli ottavi: il pubblico parigino può diventare un secondo avversario. Non sempre elegante, non sempre neutrale, spesso decisivo nel trasformare un game qualsiasi in una piccola corrida. Sinner di solito assorbe bene l’ambiente. Ha quel volto quasi immobile, da montagna vista da lontano. Ma anche le montagne, da vicino, hanno crepe, canaloni, neve che cede.

Il terzo rischio è la pressione. Senza Alcaraz, con Djokovic e Zverev dall’altra parte, con il tabellone che sembra sorridere, il torneo comincia a chiedere a Sinner non solo di vincere, ma di vincere come deve. Ecco il veleno. Nel tennis il favorito assoluto non gioca mai solo contro l’avversario: gioca contro la forma che gli altri si aspettano da lui. Ogni set perso diventa un titolo possibile, ogni medical timeout una sirena, ogni tie-break una diagnosi. Lui dovrà trattare il rumore come polvere: lasciarla cadere.

Il quarto rischio è la lunga distanza. Nei Masters 1000 si può dominare con due set perfetti. A Parigi bisogna saper tornare da un set sotto, vincere una partita brutta, digerire una giornata di vento, chiudere senza sprecare. Sinner ha ormai struttura mentale da Slam, ma la terra rossa pretende una pazienza diversa. Il punto non finisce quando hai tirato bene; finisce quando l’altro ha smesso di respirare dentro lo scambio.

Paolini, Cocciaretto e il lato femminile del sorteggio

Nel femminile l’Italia guarda soprattutto a Jasmine Paolini ed Elisabetta Cocciaretto. Paolini ha pescato Dayana Yastremska, avversaria esplosiva, capace di colpire forte e togliere tempo. Non è un debutto morbido, perché Yastremska può alternare errori gratuiti e vincenti secchi senza cambiare espressione; contro di lei bisogna resistere alla prima ondata, farle giocare una palla in più, spostarla, allungare la partita. Cocciaretto, invece, partirà contro una qualificata, incrocio da decifrare quando il quadro delle qualificazioni sarà completo. Nel circuito femminile, più ancora che in quello maschile, il nome del primo turno dice solo metà della storia: il momento fisico e la fiducia pesano come mattoni.

Il tabellone delle donne ha anche una trama internazionale forte. Coco Gauff difende il titolo e parte contro Taylor Townsend, Aryna Sabalenka trova Jessica Bouzas Maneiro, Iga Swiatek debutta contro Emerson Jones, Elena Rybakina contro Veronika Erjavec. Gauff e Sabalenka non potranno ritrovarsi in finale secondo la struttura del tabellone, perché sono proiettate nella stessa zona alta verso una possibile semifinale. Swiatek, quattro volte campionessa a Parigi, resta una presenza enorme anche quando non arriva con l’aura degli anni migliori. La terra del Roland Garros le appartiene ancora per memoria muscolare, se non sempre per stato di forma.

Per Paolini, il torneo parigino è sempre un posto particolare: campo grande, rimbalzo alto, atmosfera densa. Il suo tennis non ha bisogno di urlare per funzionare. Vive di anticipo, gambe, intelligenza. Ma contro Yastremska servirà entrare subito nella partita, senza aspettare che l’avversaria decida da sola cosa fare. A questo livello, aspettare può diventare una forma di rischio.

La terra appare leggera, ma non regala niente

Il tabellone del Roland Garros consegna a Sinner una delle migliori partenze possibili: Tabur al primo turno, rivali principali lontani, un cammino teorico che lo mette nelle condizioni di costruire fiducia senza affrontare subito una montagna. È una buona notizia, netta. Non serve mascherarla. Ma proprio perché il sorteggio sembra favorevole, la gestione mentale diventa centrale. Il torneo di Parigi premia chi sa non credere troppo al tabellone.

Sinner oggi ha tutto per vincere questo Roland Garros: tennis, classifica, condizione, fiducia, assenza del campione uscente, una strada iniziale senza mine gigantesche. Gli manca solo la parte più difficile, cioè trasformare un pronostico in sette vittorie reali. Una alla volta, con la maglia che si sporca, le scarpe rosse di terra, le giornate che cambiano colore. Parigi lo guarda come favorito. Lui dovrà rispondere nel modo che conosce meglio: non con proclami, ma con palle profonde, seconde robuste, silenzi lunghi. E quella calma un po’ glaciale che, sulla terra rossa, può diventare rumore fortissimo.

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