Perché...?
Perché il pet food in Italia vale 5,3 miliardi?
Il mercato pet in Italia vale 5,3 miliardi: cibo, accessori, online e gatti raccontano come cambia la spesa per animali nelle case italiane.
Il mercato italiano del pet food e del pet care ha raggiunto quota 5,3 miliardi di euro nel 2025, con una crescita del 2,5% rispetto all’anno precedente. Non è più un settore laterale, quello delle crocchette comprate in fretta al supermercato o della cuccia scelta con distrazione. È diventato un pezzo robusto della spesa familiare, una voce stabile nei conti di milioni di case italiane, dove cani, gatti e altri animali da compagnia occupano ormai spazio fisico, affettivo ed economico.
La parte decisiva resta il cibo per animali, soprattutto gli alimenti per cani e gatti, che valgono circa 4,2 miliardi di euro e rappresentano quasi l’80% dell’intero mercato pet. Il resto, oltre 1,1 miliardi, arriva dal pet care: lettiere, accessori, prodotti per igiene, salute animale, articoli per piccoli animali, acquari, gabbie, trasportini, giochi, shampoo, ciotole e tutto quel piccolo arsenale domestico che racconta una verità semplice: l’animale non sta più “in casa” soltanto. La casa, spesso, si organizza intorno a lui.
Il mercato pet non vive più solo di crocchette
Il dato dei 5,3 miliardi colpisce perché rende visibile una trasformazione che molti proprietari conoscono già senza bisogno di grafici. Basta aprire una dispensa. Dove una volta c’era un sacco anonimo di mangime, oggi compaiono crocchette specifiche, bustine monoporzione, paté, mousse, snack dentali, alimenti per animali sterilizzati, prodotti per cuccioli, adulti e anziani, ricette pensate per digestione delicata, pelo lucido, controllo del peso o articolazioni. Il lessico è cambiato. Non si compra semplicemente da mangiare: si sceglie una piccola strategia quotidiana.
Nel 2025 il comparto degli alimenti per cani e gatti è cresciuto del 2,7% a valore e dell’1,3% a volume, arrivando a circa 811 mila tonnellate vendute. La distanza tra valore e quantità dice parecchio. Le famiglie comprano un po’ di più, ma soprattutto scelgono prodotti più mirati, spesso più cari, più riconoscibili, più legati all’idea di qualità. Non sempre premium in senso stretto, certo, perché il prezzo pesa eccome. Però l’acquisto si è fatto più attento. Più ragionato. Meno automatico.
Tra il 2022 e il 2025 il solo mercato degli alimenti per cani e gatti è passato da 3,4 a 4,2 miliardi di euro, con una crescita media annua vicina al 6,9%. È una velocità superiore a molte categorie del largo consumo confezionato. Mentre una parte degli acquisti domestici viene compressa dall’inflazione, il pet food mostra una resistenza notevole. Non perché le famiglie italiane abbiano improvvisamente smesso di guardare lo scontrino, ma perché l’alimentazione animale viene percepita sempre più come una necessità di cura, non come un extra.
La scena è molto concreta: il proprietario confronta formati, cerca promozioni, alterna marca nota e private label, prova il sacco grande se conviene, torna alla bustina preferita se il gatto rifiuta il resto con aria regale. La fedeltà esiste, ma è mobile. Il portafoglio tira da una parte, il benessere animale dall’altra. In mezzo c’è una scelta quotidiana fatta di compromessi, piccoli sensi di colpa e ciotole da riempire.
Il gatto guida la crescita con passo felpato
Nel mercato italiano del pet food il protagonista più forte è il gatto. I prodotti per felini valgono circa 2.353 milioni di euro, pari al 56% del mercato degli alimenti per cani e gatti, e crescono del 4,3%. Il cane resta enorme, con circa 1.848 milioni di euro e il 44% del mercato, ma corre molto meno, con un aumento vicino allo 0,7%. La differenza non è soltanto statistica. È culturale, domestica, perfino caratteriale.
Il gatto consuma in modo diverso. Spinge l’acquisto di alimenti umidi, porzioni piccole, ricette variate, consistenze precise. Chi vive con un felino sa che il gusto non è un dettaglio. Una mousse adorata per tre settimane può diventare improvvisamente intoccabile. Una bustina al salmone può essere accettata al mattino e guardata con disgusto la sera. Questa imprevedibilità, irritante e tenerissima, crea mercato: più varietà, più confezioni, più tentativi, più prodotti nel carrello.
Gli alimenti umidi superano ormai i 2 miliardi di euro e rappresentano circa il 48% del valore del pet food per cani e gatti. Il secco resta essenziale, con circa 1,8 miliardi di euro e oltre il 42% del mercato, perché è pratico, conservabile, più facile da dosare e spesso più conveniente. Ma l’umido ha una forza emotiva diversa. Sembra più vicino al pasto vero, profuma di cucina, dà al proprietario la sensazione di offrire qualcosa di più ricco, più morbido, più “da casa”.
Poi ci sono gli snack funzionali, una delle categorie più rivelatrici del momento. Valgono circa 409 milioni di euro e crescono perché non sono più soltanto premi. Diventano strumenti di relazione, piccoli rituali, aiuti per igiene orale, digestione, pelo, articolazioni o controllo del peso. Un biscotto dopo la passeggiata, uno stick per distrarre il cane, una crema appetibile per convincere il gatto a collaborare. Il confine tra coccola e cura si assottiglia. A volte è utile. A volte è marketing vestito da attenzione. Ma funziona.
Prodotti più specifici, proprietari più esigenti
La crescita dei prodotti premium non significa che tutti comprino senza guardare il prezzo. Sarebbe una caricatura. In realtà il proprietario italiano è diventato più selettivo perché ha più informazioni, più canali e più confronti. Legge l’etichetta, chiede al veterinario, ascolta il negoziante, consulta recensioni, controlla offerte online, cambia marca se il costo sale troppo. Si muove tra attenzione e convenienza, come in un corridoio stretto.
Il veterinario ha un ruolo più centrale nelle decisioni, soprattutto quando l’animale è anziano, sterilizzato, sovrappeso o ha problemi digestivi, allergie, patologie renali o articolari. In questi casi il cibo non viene vissuto come un prodotto qualsiasi, ma come parte della gestione della salute animale. La dieta diventa cura silenziosa. Non sostituisce la medicina, però entra nel perimetro della prevenzione e della qualità della vita.
Questa maggiore sensibilità rende il mercato più maturo, ma anche più complicato. Le etichette parlano di proteine selezionate, ingredienti naturali, formulazioni grain free, monoproteiche, light, sensitive, sterilized. Alcuni messaggi aiutano davvero il consumatore, altri lo confondono. Serve buon senso. Un alimento costoso non è automaticamente migliore per ogni animale, e una confezione elegante non trasforma una ricetta in miracolo. Però il salto culturale è evidente: chi compra vuole capire. Almeno un po’.
Online e negozi specializzati cambiano la distribuzione
Il modo in cui gli italiani comprano prodotti per animali è cambiato quasi quanto il contenuto della ciotola. L’e-commerce vale circa 483 milioni di euro e raggiunge l’11,5% del mercato a valore. Non domina ancora, ma pesa sempre di più. Il motivo è pratico, quasi banale: il pet food è pesante, ricorrente, facile da riordinare. Un sacco da dodici chili consegnato a casa vale più di molte promesse pubblicitarie. Soprattutto quando l’ascensore è piccolo e il parcheggio lontano.
Gli acquisti online funzionano bene anche perché permettono confronto immediato tra formati, prezzi, marchi e recensioni. Il consumatore può fare scorta, attivare ordini ricorrenti, cercare prodotti difficili da trovare sotto casa. L’algoritmo impara la taglia del cane, l’età del gatto, il gusto preferito, la frequenza di riacquisto. La comodità è enorme, anche se non sostituisce del tutto il rapporto umano del negozio fisico.
Il canale specializzato resta infatti decisivo. Petshop indipendenti, catene e punti vendita dedicati valgono nel complesso circa 1,7 miliardi di euro, con una crescita del 3,6% e una quota vicina al 40,9% delle vendite totali. Qui il cliente cerca assortimento, ma anche consiglio. Un commesso preparato può orientare meglio di cento schede prodotto, soprattutto quando entrano in gioco animali con esigenze specifiche. Un cane anziano, un gatto sterilizzato, un coniglio delicato, un acquario instabile: non tutto si risolve con un filtro di ricerca.
La grande distribuzione mantiene un ruolo importante, soprattutto per prossimità, prezzo e abitudine. Supermercati e ipermercati valgono circa 2 miliardi di euro, ma alcune superfici tradizionali mostrano segnali di stanchezza. Non è una fuga, piuttosto uno spostamento progressivo. Il supermercato resta comodo per il prodotto ricorrente, la lettiera, la marca conosciuta, l’offerta al volo. Il negozio specializzato e il web diventano invece più forti quando il consumatore cerca varietà, consulenza o risparmio sui grandi formati.
Il pet care racconta la casa italiana meglio di molti arredi
Il pet care supera 1,1 miliardi di euro e forse è la parte più domestica dell’intero fenomeno. Qui non si parla solo di nutrizione, ma di convivenza. Lettiere, accessori, prodotti per igiene, giochi, guinzagli, shampoo, salviette, cucce, trasportini, tiragraffi, ciotole, spazzole, tappetini, sistemi per l’acqua. Ogni oggetto racconta una piccola modifica della casa. Un angolo ceduto alla cuccia. Una mensola conquistata dal gatto. Un tappeto eliminato dopo troppi incidenti. Una coperta messa sul divano “solo per lui”, e poi diventata parte del paesaggio.
Gli accessori e i prodotti per igiene e salute di cani e gatti sfiorano 655 milioni di euro, con una crescita intorno all’1,9%. Le lettiere arrivano a circa 328,2 milioni di euro, in aumento del 2%. Sono numeri meno spettacolari del cibo, ma molto rivelatori. Vivere con un animale in appartamento significa gestire odori, peli, zampe sporche, spazi condivisi, viaggi, sicurezza, pulizia. Il benessere animale passa anche da questi dettagli poco poetici. Anzi, soprattutto da lì.
La lettiera, ad esempio, è un prodotto umile solo in apparenza. Chi ha un gatto sa che assorbenza, polvere, odore e facilità di pulizia possono cambiare la qualità della vita domestica. Lo stesso vale per un guinzaglio ben fatto, una pettorina sicura, un trasportino adatto, una cuccia lavabile. Sono oggetti normali, ma risolvono problemi reali. Il mercato cresce perché risponde a una convivenza sempre più stretta tra animali e persone.
Anche gli accessori per animali seguono una doppia anima. Da un lato c’è la funzionalità: sicurezza in auto, igiene, comfort, gestione degli spazi. Dall’altro c’è una tendenza estetica evidente, con prodotti pensati per integrarsi nell’arredamento, colori sobri, materiali più curati, design quasi da catalogo casa. Il tiragraffi non deve sembrare sempre un monumento di corda nel salotto. La cuccia può diventare un complemento. È consumo, certo, ma anche adattamento: l’animale non viene nascosto, viene incorporato nella scena domestica.
Piccoli animali, pesci e uccelli restano sullo sfondo
La pet economy italiana non è fatta solo di cani e gatti. Nel Paese vivono milioni di pesci, uccelli, piccoli mammiferi, rettili e altri animali da compagnia. I pesci sono la categoria numericamente più ampia, con oltre 25 milioni di esemplari, mentre cani e gatti restano centrali per valore economico. È una sproporzione interessante: non sempre il numero degli animali coincide con la spesa generata.
Gli alimenti e gli accessori per piccoli animali hanno dinamiche più deboli rispetto al mondo cane-gatto. Acquari, gabbie, mangimi specifici, prodotti per rettili o uccelli formano mercati più frammentati, spesso meno esposti alla premiumizzazione estrema. Un acquario può richiedere investimenti importanti, ma la frequenza d’acquisto e la relazione emotiva del consumatore sono diverse. Il cane e il gatto vivono accanto al proprietario in modo più visibile, più quotidiano, più narrabile. E il mercato segue quella prossimità.
Questo non significa che gli altri animali contino poco nella vita delle famiglie. Significa che il loro impatto economico si distribuisce in modo differente. Un pesce non chiede snack funzionali, non sale sul letto, non guarda male una nuova marca di umido. Un gatto sì. E quel giudizio muto, a quanto pare, vale milioni.
Famiglie, bambini e animali: una presenza ormai normale
In Italia ci sono circa 53,6 milioni di animali da compagnia. La cifra impressiona, ma ancora di più conta la distribuzione nelle case: il 54,5% delle famiglie italiane vive con almeno un animale domestico. La quota sale al 66,7% nelle famiglie con bambini. Questo dato corregge una lettura sbrigativa secondo cui cani e gatti sarebbero soltanto sostituti affettivi in una società con meno figli. A volte può accadere, ma la fotografia è più ampia e meno caricaturale.
Molte famiglie crescono con un animale in casa. Il cane accompagna il bambino al parco, il gatto attraversa l’adolescenza come un coinquilino lunatico, il coniglio insegna cura e fragilità, l’acquario porta una specie di silenzio illuminato in salotto. Gli animali domestici diventano parte della routine familiare: pasti, vacanze, orari, pulizie, spese, visite veterinarie, persino decisioni sulla casa. Un appartamento senza balcone, un quartiere senza aree verdi, un viaggio troppo lungo: tutto viene riletto anche attraverso di loro.
I cani sono presenti in circa il 28,7% delle famiglie, i gatti nel 26,7%. Il cane richiede più gestione esterna, passeggiate, educazione, socialità, spazi. Il gatto vive più dentro, ma non è per questo un animale “semplice”. Cambiano le esigenze, non la responsabilità. Il gatto chiede ambiente adatto, lettiera pulita, stimoli, controllo del peso, visite periodiche. Il cane chiede movimento, relazione, regole, tempo. Entrambi chiedono una cosa che il mercato non può vendere in confezione: presenza.
Questa normalizzazione degli animali domestici spiega anche perché il mercato sia così stabile. Quando un cane o un gatto entra nella vita di una famiglia, la spesa non è occasionale. Diventa mensile, ripetuta, prevedibile. Cibo, lettiera, antiparassitari, giochi, accessori, controlli. Poi arrivano gli imprevisti, perché arrivano sempre: un’allergia, un intervento, un cambio dieta, un problema ai denti. La pet economy cresce anche perché la cura è continua.
Il costo vero della cura animale
Dietro i numeri brillanti del mercato pet c’è un lato meno tenero. Mantenere bene un animale costa. Non solo il cibo, non solo la cuccia carina o il gioco nuovo. Costano il veterinario, gli esami, i farmaci, la prevenzione, la sterilizzazione, le urgenze, i prodotti specifici quando l’età avanza. Il cucciolo che entra in casa con occhi enormi e zampe goffe porta anche una responsabilità economica di lungo periodo. Meglio dirlo chiaramente, senza zucchero sulla ciotola.
La crescita del mercato non dovrebbe essere letta come una festa infinita del consumo. È anche il segnale di una cura più attenta, e la cura richiede risorse. Per molte famiglie il bilancio non è banale. Si cercano offerte, si rinviano acquisti non essenziali, si prova a risparmiare senza compromettere la salute animale. Il problema nasce quando il costo viene sottovalutato all’inizio. L’adozione impulsiva, l’acquisto poco meditato, la mancanza di pianificazione possono trasformarsi in difficoltà concrete. E nei casi peggiori in rinunce, cure rimandate, abbandoni.
Negli ultimi anni è cresciuta anche l’attenzione alle regole: microchip, registrazione, tracciabilità, contrasto agli allevamenti irresponsabili e al commercio opaco. Sono temi meno popolari degli snack e delle cucce, ma fondamentali. Dove circolano molti soldi, circolano anche scorciatoie. E quando le scorciatoie riguardano esseri viventi, il danno non è solo economico. È etico, sanitario, sociale.
Il welfare familiare legato agli animali resta una questione aperta. Agevolazioni sulle spese veterinarie, sostegni mirati, assicurazioni, prevenzione, educazione al possesso responsabile: tutto questo diventa sempre più importante in un Paese dove oltre metà delle famiglie vive con un animale. Il pet food e il pet care sono industria, certo. Ma dietro l’industria ci sono creature vive, proprietari spesso affezionatissimi e conti che non sempre tornano.
Un settore adulto, con il guinzaglio nella vita quotidiana
Il valore da 5,3 miliardi di euro racconta un mercato ormai adulto. Il pet food e il pet care in Italia non sono più un angolo simpatico del consumo, buono per fotografie di cuccioli e titoli leggeri. Sono distribuzione, ricerca nutrizionale, logistica, veterinaria, e-commerce, negozi specializzati, grande distribuzione, marchi premium, private label, norme europee, fiscalità domestica, abitudini familiari. Tutto insieme. Con un guinzaglio in mano e uno scontrino nell’altra.
La crescita dei gatti, degli alimenti umidi, degli snack funzionali, delle lettiere evolute, degli accessori per igiene e salute, degli acquisti online e del canale specializzato indica un consumatore più preparato e più coinvolto. Anche più esposto, però, a messaggi commerciali non sempre limpidi. L’affetto può diventare una leva potente. Il proprietario compra con il cuore, ma dovrebbe scegliere con la testa. Una testa pratica, informata, non ansiosa.
Il dato più interessante resta forse quello meno economico. Gli animali domestici occupano spazio nelle case perché occupano spazio nelle vite. Mangiano, sporcano, costano, disturbano il sonno, fanno compagnia, migliorano giornate storte, obbligano a uscire, creano abitudini. La pet economy cresce perché cani, gatti e altri animali sono diventati presenze ordinarie, non accessori emotivi. Il mercato li segue. A volte li serve bene, a volte prova a venderci più del necessario.
Il carrello italiano, intanto, parla chiaro. Tra una confezione di umido, un sacco di crocchette, una lettiera agglomerante, uno snack dentale, una pettorina più comoda e un tiragraffi nuovo, il Paese ha già deciso che gli animali non stanno più fuori dalla porta. Stanno dentro. E quando qualcosa entra davvero in casa, prima o poi entra anche nei conti.
-
Perché...?Perché Drew Pritchard ha chiuso il negozio? Tutta la verità
-
Cosa...?A cosa serve il Lasitone? Ti spieghiamo tutto in modo semplice
-
Quando...?Quando è nato Bruno Benelli INPS? Scopri qui la data ufficiale
-
Chi...?Assegno di vedovanza a chi spetta: guida completa e aggiornata
-
Chi...?Addio a Christian: chi era e cosa ci lascia il cantante
-
Quanto...?Quanto guadagna un prete: stipendi reali e differenze 2025
-
Come...?Come scrivere privatamente a Pier Silvio Berlusconi? Varie idee
-
Dove...?Johnny Dorelli dove vive: casa, città, quartiere, vita oggi!