Seguici

Quando...?

Sam Neill è morto a 78 anni: addio al protagonista di Jurassic Park

Sam Neill è morto a 78 anni a Sydney. La famiglia parla di una scomparsa improvvisa: carriera, malattia e omaggi per la star di Jurassic Park

Pubblicato

il

Sam Neill

Il cappello impolverato, lo sguardo prudente davanti a un bicchiere d’acqua che comincia a tremare, poi quella corsa tra alberi spezzati e dinosauri affamati. Per milioni di spettatori Sam Neill resterà il professor Alan Grant di Jurassic Park, ma la sua carriera è stata molto più vasta, irregolare e affascinante di un singolo blockbuster. L’attore neozelandese è morto a 78 anni lunedì 13 luglio 2026 a Sydney, circondato dai familiari.

La notizia è stata comunicata dalla famiglia attraverso il profilo Instagram dell’attore. La perdita, si legge nella nota, è stata improvvisa e inaspettata. Non è stata resa nota la causa della morte e i familiari hanno sottolineato che Neill era rimasto libero dal cancro, ringraziando il personale del St Vincent’s Private Hospital di Sydney per le cure ricevute. Al momento non vi sono elementi per attribuire la morte alla malattia oncologica affrontata negli ultimi anni.

La scomparsa arriva infatti poche settimane dopo una notizia che sembrava avere il sapore di una seconda partenza. Nell’aprile 2026 Sam Neill aveva annunciato che gli esami non mostravano più tracce del linfoma angioimmunoblastico a cellule T, un raro tumore del sangue al terzo stadio diagnosticato nel 2022. Dopo che la chemioterapia aveva smesso di funzionare, aveva partecipato in Australia a una sperimentazione della terapia CAR-T, un trattamento che modifica alcune cellule del sistema immunitario affinché riconoscano e attacchino quelle tumorali.

Neill aveva raccontato la malattia senza retorica, con quel tono asciutto che sembrava accompagnarlo anche fuori dallo schermo. Nel memoir Did I Ever Tell You This?, pubblicato nel 2023, aveva trasformato il tempo trascorso durante le cure in una raccolta di ricordi: set, incontri, errori, famiglia, vino. Non un libro costruito attorno al cancro, piuttosto un modo per non lasciargli occupare tutta la stanza.

Nato nel 1947 a Omagh, nell’Irlanda del Nord, con il nome di Nigel John Dermot Neill, era figlio di madre inglese e padre neozelandese. La famiglia si trasferì in Nuova Zelanda nel 1954. A scuola scelse di farsi chiamare Sam, un nome che gli sembrava più semplice da indossare, quasi una giacca meno rigida. Dopo un breve e poco felice passaggio dagli studi di legge, trovò la propria direzione nel teatro e nelle prime produzioni televisive neozelandesi.

La svolta arrivò nel 1977 con Sleeping Dogs, uno dei film fondamentali per la nascita del cinema moderno della Nuova Zelanda. Seguirono La mia brillante carriera, Omen III, il magnetico e disturbante Possession di Andrzej Żuławski, Un grido nella notte accanto a Meryl Streep e Caccia a Ottobre Rosso. Neill poteva interpretare un uomo rassicurante e, nella scena successiva, insinuare qualcosa di oscuro con una semplice inclinazione del volto.

Nel 1993 Steven Spielberg gli affidò il ruolo che avrebbe cambiato per sempre la sua popolarità. In Jurassic Park il suo Alan Grant non era l’eroe muscolare tipico del cinema d’avventura: era uno scienziato sporco di terra, diffidente verso la tecnologia e decisamente più a suo agio con le ossa fossili che con i bambini. Proprio questa normalità lo rese credibile davanti allo spettacolo enorme dei dinosauri. Neill tornò nel ruolo in Jurassic Park III e, molti anni dopo, in Jurassic World – Il dominio, riunendosi con Laura Dern e Jeff Goldblum.

Nello stesso 1993 apparve anche in Lezioni di piano, interpretando Alisdair Stewart nel film di Jane Campion. È una coincidenza che racconta bene la sua versatilità: nello spazio di pochi mesi passò dal più imponente fenomeno commerciale di Hollywood a un dramma intimo, severo e pluripremiato. Nel resto della carriera lavorò in titoli come Punto di non ritorno, L’uomo bicentenario, Hunt for the Wilderpeople e nelle due pellicole di Thor dirette da Taika Waititi.

Anche la televisione gli offrì personaggi capaci di restare attaccati alla memoria. In Peaky Blinders fu il maggiore Chester Campbell, poliziotto feroce e corrotto inviato a Birmingham per schiacciare la famiglia Shelby. Il suo modo controllato di parlare, quasi senza alzare la voce, rendeva il personaggio ancora più minaccioso. Aveva inoltre recitato in Reilly, Ace of Spies, I Tudors, Merlin, The Twelve e Apples Never Fall. In oltre cinque decenni aveva raccolto più di 150 interpretazioni tra cinema e televisione.

Lontano dai set viveva tra la fattoria e i vigneti di Two Paddocks, nella regione neozelandese di Central Otago, dove produceva Pinot Nero. Agli animali della tenuta assegnava spesso i nomi dei colleghi: galline, anatre e mucche diventavano così curiose controfigure rurali di Laura Dern, Kylie Minogue o Helena Bonham Carter. Un piccolo teatro agricolo, con stivali infangati al posto del tappeto rosso.

Era anche un convinto ambientalista. Aveva sostenuto campagne per la tutela delle specie native, del mare e dei paesaggi neozelandesi, opponendosi a progetti minerari considerati dannosi. Dopo la sua morte è stato ricordato come una voce autentica e costante in difesa della natura.

Gli omaggi sono arrivati rapidamente dal cinema e dalla politica. Toni Collette lo ha ricordato come un amico, un eroe e una leggenda; il regista Phillip Noyce, che lo aveva diretto in Ore 10: calma piatta, lo ha descritto come un vero gentiluomo, lontano dagli ego rumorosi dell’industria cinematografica. Magda Szubanski ha raccontato lo shock per una morte tanto inattesa, mentre David Wenham ne ha sottolineato la generosità. Anche esponenti politici di Nuova Zelanda e Australia hanno celebrato il peso avuto da Neill nella cultura e nel cinema dei due Paesi.

Sam Neill non possedeva la presenza abbagliante della star costruita in laboratorio. Era più simile a una luce laterale: discreta, calda, capace di cambiare il volto di una scena senza reclamarla tutta per sé. Jurassic Park gli regalò l’immortalità popolare, ma film, serie, vigneti e battaglie ambientali raccontano un uomo più ampio del personaggio che lo rese celebre. Resta Alan Grant davanti a un brachiosauro, il maggiore Campbell nell’ombra di Birmingham, un attore con il bicchiere di Pinot in mano e l’ironia pronta. Una figura familiare del cinema, ora improvvisamente assente.

Grazie per aver letto questo articolo e per essere passato da Domandalo. Con la lente d’ingrandimento in alto puoi cercare altri temi, curiosità e storie da approfondire. E se la lettura ti è piaciuta, condividila: aiuta questo contenuto a viaggiare più lontano e a raggiungere nuovi lettori.

Trending