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Posso andare a lavoro dopo estrazione dente del giudizio?

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team di dentisti durante una estrazione dente del giudizio

Ti hanno tolto un dente del giudizio ma vuoi andare in ufficio? Ti parliamo della casistica, cure, diritti e quando è meglio restare a casa.

L’estrazione di un dente del giudizio non è mai una passeggiata, e chi ci è passato lo sa. Dolore, gonfiore, un po’ di sangue, ghiaccio a intervalli e la sensazione di avere la bocca “bloccata”. Poi scatta la domanda: “Domani posso andare a lavoro o devo stare a casa?”.

La risposta, in realtà, non è uguale per tutti. Dipende dal tipo di estrazione, da come reagisce il corpo, dal lavoro che fai e da quello che dice il dentista. E non è solo una questione di “ce la faccio o non ce la faccio”: c’è anche un lato di diritti del lavoratore da conoscere. In Italia, l’estrazione del dente del giudizio è considerata a tutti gli effetti un intervento medico-chirurgico e quindi, se serve, puoi avere un certificato di malattia come per qualsiasi altro intervento.

Quanto è impegnativa davvero un’estrazione del dente del giudizio

Non tutte le estrazioni sono uguali. Alcune sono semplici: il dentista tira il dente, pochi minuti, una compressa di antidolorifico e via. In quei casi, se il dolore è sopportabile, si può anche tornare a lavoro il giorno dopo. Ma ci sono interventi più pesanti, come le estrazioni dei denti del giudizio inclusi o semi-inclusi (quelli incastrati nella gengiva o nell’osso).

In questi casi, il dentista deve incidere la gengiva, a volte “spaccare” il dente in più pezzi, suturare e prescrivere antibiotici. Il gonfiore può essere importante, il dolore anche, e la bocca resta dolorante per giorni. Non è raro avere tre-quattro giorni di fastidio vero: niente cibi solidi, difficoltà a parlare, sonno agitato.

Chi fa un lavoro fisico o che richiede contatto con il pubblico, in queste condizioni, difficilmente può tornare operativo subito. Chi sta seduto in ufficio davanti a un PC magari sì, ma con qualche compromesso.

Il lato medico: cosa consigliano i dentisti

I dentisti in genere dicono chiaramente al paziente se può tornare a lavoro o meno. Dopo un’estrazione semplice, molti consigliano riposo di almeno 24 ore, giusto per ridurre il rischio di emorragie o complicazioni (come l’alveolite secca, una dolorosissima infiammazione dell’alveolo).

Per le estrazioni più complesse, il consiglio è di fermarsi almeno 2-3 giorni. Serve tempo perché la ferita inizi a cicatrizzare e il gonfiore si riduca. In questo periodo si usano impacchi di ghiaccio (15 minuti sì e 15 no), si seguono cure antibiotiche, si prendono antidolorifici.

E poi c’è il discorso farmaci: chi guida mezzi pesanti o lavora in ambienti pericolosi (cantieri, fabbriche) potrebbe essere sotto antibiotici o analgesici potenti, e non sarebbe prudente lavorare. Insomma: anche se “fisicamente” potresti, a volte non dovresti.

I diritti del lavoratore in Italia

Qui entriamo in un punto fondamentale. Se il dentista certifica che hai bisogno di riposo, puoi chiedere un certificato di malattia, come per qualsiasi altro intervento. Il dentista lo invia telematicamente all’INPS (ormai tutti i professionisti abilitati lo fanno), e da quel momento sei coperto.

Il certificato può coprire uno o più giorni, a seconda della complessità dell’intervento. Di solito per un’estrazione semplice si danno 1-2 giorni, per quelle più invasive 3-4. E tu hai diritto a stare a casa e a percepire l’indennità di malattia (con le regole di sempre: rispetto delle fasce di reperibilità per eventuali controlli INPS).

C’è poi la questione ferie e permessi: se il dentista dice che puoi lavorare ma tu preferisci fermarti un giorno “per sicurezza”, puoi sempre chiedere un giorno di permesso o ferie. Ma è bene sapere che, se l’estrazione è complessa, non serve consumare ferie: la malattia copre l’assenza.

Cosa cambia in base al tipo di lavoro

Non tutti i lavori sono uguali, e la possibilità di tornare subito cambia molto.

Chi fa lavori fisici (operaio, magazziniere, addetto alle pulizie) dovrebbe fermarsi almeno due-tre giorni: sforzarsi troppo aumenta la pressione sanguigna e può provocare sanguinamenti dalla ferita.

Chi lavora in ufficio o da remoto, seduto davanti a un computer, può anche tornare prima, ma deve valutare se il dolore è gestibile e se i farmaci che prende (antidolorifici, antibiotici) non lo stordiscono.

Chi ha lavori di contatto con il pubblico – commesso, insegnante, receptionist – deve considerare anche il gonfiore al volto e la difficoltà a parlare: non è solo un tema estetico, ma di praticità. Provare a spiegare a un cliente una procedura con la bocca mezza anestetizzata non è proprio l’ideale.

Consigli pratici per chi deve decidere se andare a lavoro

La prima cosa da fare è chiedere al dentista un parere sincero: “Secondo lei domani posso lavorare?”. In base a quello che ha visto in bocca, ti dirà se è prudente.

Poi valuta tu: quanto dolore senti? Riesci a parlare, a mangiare qualcosa? Ti senti stanco per la notte agitata o gli antibiotici ti danno nausea? Non forzarti. Spesso basta un giorno di stop per rimettersi in sesto, altre volte ne servono tre.

Se decidi di tornare a lavoro, segui qualche regola: porta con te analgesici, evita sforzi eccessivi, mangia solo cose morbide (yogurt, zuppe, frullati), tieni sempre una bottiglietta d’acqua per sciacquare la bocca se serve. Se invece resti a casa, sfrutta il tempo per riposare davvero: ghiaccio ogni tanto, niente fumo o alcol (rallentano la guarigione), e segui alla lettera la terapia che ti ha prescritto il dentista.

Al dolore non si comanda…

Andare o non andare a lavoro dopo l’estrazione di un dente del giudizio non è una decisione di “coraggio”. È buon senso. Non serve fare l’eroe e andare a lavoro il giorno dopo se sei gonfio, dolorante e magari sotto antibiotici forti.

La legge ti tutela: se serve riposo, il dentista può certificare la malattia e tu hai il diritto di prenderti qualche giorno. Se invece ti senti bene, puoi anche tornare prima.

La verità è che non c’è una regola uguale per tutti, ma una certezza sì: ascoltare il proprio corpo (e il dentista) è l’unico modo per tornare a sorridere – e a lavorare – senza complicazioni.


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Questo articolo è stato redatto basandosi su informazioni provenienti da fonti ufficiali e affidabili, garantendone l’accuratezza e l’attualità. Fonti consultate: FNOMCeOINPSSocietà Italiana di Odontoiatria Conservativa (SIOC)Ministero della Salute.

Content Manager con oltre 20 anni di esperienza, impegnato nella creazione di contenuti di qualità e ad alto valore informativo. Il suo lavoro si basa sul rigore, la veridicità e l’uso di fonti sempre affidabili e verificate.

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