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Jacobs firma un 9.67 nei 100 metri: perché non è record ufficiale?

Jacobs corre i 100 metri in 9.67 a Eisenstadt, ma il vento impedisce il record ufficiale: cosa significa e quanto pesa la prova dell’azzurro.

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Jacobs 9.67 nei 100

Il tabellone si è acceso mostrando 9.67. Per qualche istante, sulla pista austriaca di Eisenstadt, il cronometro è sembrato spalancare una porta proibita: Marcell Jacobs più veloce del proprio record europeo, vicinissimo ai territori quasi irreali frequentati da Usain Bolt. Poi è comparso l’altro numero, meno spettacolare ma decisivo: +4,1 metri al secondo di vento.

Il 9.67 resta dunque fuori dai primati ufficiali. Non cancella, però, ciò che si è visto sulla pista: un Jacobs potente, fluido e finalmente continuo, capace di produrre due prestazioni impressionanti nella stessa serata e di lanciare un segnale netto all’atletica europea.

Jacobs corre in 9.67: cosa è successo a Eisenstadt

Marcell Jacobs ha vinto la finale dei 100 metri del Raiffeisen Austrian Open, meeting Silver del Continental Tour disputato il 1° luglio 2026 a Eisenstadt. L’azzurro ha fermato il cronometro in 9.67 secondi, precedendo il britannico Romell Glave, secondo in 9.76, e il sudafricano Wayde van Niekerk, terzo in 9.83.

Non si è trattato di un lampo isolato. Circa un’ora e mezza prima, nella batteria corsa su una pista bagnata, Jacobs aveva già chiuso in 9.84, anche in quel caso con vento favorevole oltre il limite, sebbene di poco: +2,3 m/s. La finale ha portato una folata molto più robusta, +4,1, e un tempo da vertigine.

La vittoria conta regolarmente, così come l’ordine d’arrivo. Il 9.67 viene registrato nelle statistiche con l’indicazione del vento, ma non può diventare un primato personale, italiano, europeo o mondiale. È un risultato reale, insomma, ma collocato in quella particolare soffitta dell’atletica dove finiscono i crono troppo aiutati dall’aria.

Perché il 9.67 di Jacobs non vale come record

Il limite del vento nei 100 metri

Nei 100 metri un tempo è considerato “wind legal”, cioè valido ai fini dei record, soltanto quando il vento favorevole non supera +2,0 metri al secondo. La soglia serve a rendere confrontabili prestazioni ottenute in luoghi e giornate differenti: una spinta alle spalle riduce la resistenza dell’aria e permette al velocista di raggiungere e mantenere più facilmente la massima velocità.

A Eisenstadt l’anemometro ha misurato +4,1 m/s, più del doppio del massimo consentito. Non si tratta quindi di un’irregolarità minima, come il +2,3 della batteria, ma di una condizione chiaramente favorevole. Senza quel dato, il 9.67 avrebbe battuto di tredici centesimi il record europeo dello stesso Jacobs. Con quel vento, invece, il primato rimane intatto.

Il record ufficiale resta 9.80

Il miglior tempo legale di Marcell Jacobs sui 100 metri resta il 9.80 realizzato il 1° agosto 2021 nella finale olimpica di Tokyo, quando conquistò l’oro. Quel crono è ancora il record italiano ed europeo della specialità.

Per questo sarebbe scorretto presentare Jacobs come il terzo uomo più veloce della storia sulla base del 9.67. La formulazione esatta è un’altra: quello di Eisenstadt rappresenta il terzo crono più rapido mai apparso su un tabellone in qualsiasi condizione di vento, dietro al 9.58 e al 9.63 regolari di Usain Bolt.

È anche la migliore prestazione ventosa mai registrata nei 100 metri maschili. Jacobs ha migliorato di un centesimo il 9.68 corso da Tyson Gay nel 2008, curiosamente accompagnato dallo stesso vento di +4,1 m/s. Il dato ha un forte valore statistico, ma vive in una graduatoria separata da quella dei record omologati.

Quanto vale davvero una corsa da 9.67 con vento favorevole

Liquidare tutto con un’alzata di spalle — “era soltanto il vento” — sarebbe una lettura pigra. Il vento può alleggerire il lavoro, non inventare dal nulla una prestazione del genere. Per correre in 9.67 servono comunque una partenza efficace, una fase di accelerazione pulita, frequenze elevatissime e la capacità di non irrigidirsi quando il corpo viaggia a una velocità quasi innaturale.

Allo stesso tempo, non sarebbe serio trasformare automaticamente il 9.67 in un presunto 9.80, 9.85 o 9.90 con vento regolare. Esistono modelli matematici che cercano di correggere l’effetto dell’aria, ma non producono una verità assoluta: contano la pista, la temperatura, la pressione atmosferica, la distribuzione delle raffiche e perfino il momento in cui il vento ha spinto di più.

La conclusione più sobria nasce dai fatti, non dalle conversioni da laboratorio. Jacobs è apparso capace di esprimere nuovamente una velocità di altissimo livello. Lo aveva già suggerito tre giorni prima a Parigi, chiudendo terzo in Diamond League con un 9.96 stagionale alle spalle di Trayvon Bromell e Noah Lyles. A Eisenstadt ha aggiunto due corse ancora più brillanti, sebbene ventose.

Perché il 9.67 cambia la stagione di Jacobs

La prestazione arriva dopo anni in cui la carriera del campione olimpico è avanzata a strappi: grandi appuntamenti, problemi fisici, rientri, cambi tecnici e periodi nei quali ogni gara sembrava accompagnata da un punto interrogativo. Nel 2026 Jacobs è tornato a lavorare con Paolo Camossi, l’allenatore della cavalcata olimpica di Tokyo, e i risultati cominciano a disegnare una traiettoria meno frastagliata.

A Eisenstadt è arrivata anche una vittoria che mancava da oltre due anni. Più del numero sul tabellone, conta forse la sequenza: 9.96 a Parigi, 9.84 in batteria, 9.67 in finale. Tre passaggi ravvicinati, senza frenate visibili, con la sensazione di un atleta tornato a fidarsi del proprio corpo.

Non è ancora il Jacobs di Tokyo, ma il segnale è forte

Il 9.67 non dimostra che Jacobs possa correre immediatamente sugli stessi tempi della finale olimpica del 2021. Per dirlo servirà una gara con vento regolare, possibilmente contro i migliori sprinter internazionali e dentro una finale ad alta pressione. Il cronometro legale, nell’atletica, è il giudice che non concede metafore.

Eppure qualcosa è cambiato. La corsa di Eisenstadt mostra un Jacobs nuovamente capace di accelerare con violenza e di conservare efficienza nella seconda metà dei 100 metri. Non un ritorno certificato al vertice mondiale, dunque, ma un indizio molto più consistente delle consuete dichiarazioni sulla forma ritrovata.

Jacobs 9.67: un tempo non valido che pesa moltissimo

Il 9.67 di Marcell Jacobs non è un record europeo, non sostituisce il suo 9.80 e non entra nella graduatoria ufficiale dei migliori tempi della storia. Il vento di +4,1 m/s chiude la questione regolamentare senza possibilità di interpretazioni.

Rimane però una prestazione enorme, la più veloce mai ottenuta con vento oltre il limite e la terza in assoluto considerando insieme crono legali e ventosi. Un numero scritto a matita, non inciso sul marmo; abbastanza fragile da non entrare nel libro dei record, abbastanza luminoso da cambiare il modo in cui verranno osservate le prossime gare di Jacobs.

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