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SPID sostituirà la carta d’identità: come funziona e quanto costa

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copertina del sito dello spid

Carta d’identità elettronica prende il posto di SPID per accedere ai servizi, costi chiari e scadenze precise per non restare indietro

Nei prossimi mesi non sarà lo SPID a sostituire la carta d’identità, ma il contrario: la Carta d’Identità Elettronica (CIE) diventa la chiave principale per accedere ai servizi pubblici online, mentre lo SPID viene progressivamente superato. L’identità digitale italiana sta cambiando pelle: meno password e app separate, più documento ufficiale con chip, PIN e verifiche robuste. Il messaggio pratico è semplice: se oggi entri con SPID, domani entrerai con CIE; lo SPID resterà per un periodo di transizione, ma con un ruolo sempre più marginale.

Quanto ai costi, il quadro è altrettanto chiaro. La CIE si paga una volta ogni dieci anni, con un importo che nei comuni si aggira intorno ai 22 euro per emissione o rinnovo. L’uso della CIE per il login non ha canoni aggiuntivi. Sul fronte SPID, invece, alcuni identity provider hanno introdotto piccoli canoni annui per il mantenimento del servizio, mentre altri mantengono la gratuità per le persone fisiche: è un segnale della direzione di marcia e un motivo in più per orientarsi con calma verso l’accesso con CIE.

Il quadro reale: da SPID a CIE e IT Wallet

Per anni la vita digitale dei cittadini è stata retta da una doppia colonna: SPID, credenziale rilasciata da operatori privati accreditati, e CIE, documento fisico in formato smart card con chip NFC e codici di sicurezza. Il sistema ha funzionato, ma ha esposto anche le sue crepe: procedure duplicate, esperienze disomogenee, molte app diverse da gestire, una certa frammentazione nell’assistenza. La nuova stagione punta a semplificare: CIE come credenziale unica per la pubblica amministrazione e IT Wallet come portafoglio digitale (integrato nell’app IO) dove convivranno identità e altri titoli personali, dalla patente alle tessere.

Cosa cambia davvero per il cittadino? Cambia la porta d’ingresso. Laddove oggi trovi “Entra con SPID”, sempre più spesso troverai “Entra con CIE”, fino a quando il primo pulsante scomparirà o resterà solo come opzione residuale. Cambia anche la logica: l’accesso si ancora al documento d’identità emesso dallo Stato, con meccanismi crittografici e livelli di garanzia più alti, aggiornati naturalmente al rinnovo del documento. E intorno, come cornice, prende forma un ecosistema pubblico coerente con la traiettoria europea dell’identità digitale: documenti nel Wallet, attributi verificabili condivisi solo quando servono, tutela dei dati al centro.

È importante spezzare un equivoco: SPID non diventa un “documento” che rimpiazza la carta d’identità. È l’opposto. La carta d’identità elettronica si prende sulle spalle il lavoro del login digitale e lo fa con gli strumenti tipici di un documento ufficiale: chip, certificati, verifica forte dell’identità. In questo quadro, lo SPID si ridimensiona naturalmente, anche perché gestito da più soggetti con politiche diverse, mentre la CIE e il Wallet garantiscono un’esperienza più uniforme su tutto il territorio.

Accesso ai servizi: come funziona con la CIE

Entrare con CIE non richiede lauree in informatica. Dal computer, si può usare lo smartphone come lettore NFC grazie alle app dedicate, oppure un lettore smart card collegato via USB; lo schermo chiede il PIN e in pochi secondi l’autenticazione è completata. Dallo smartphone, la procedura è ancora più naturale: app IO o app CIE, un tocco sul retro per leggere il chip, PIN a conferma e accesso immediato al servizio. Il principio è quello dell’autenticazione a più fattori: qualcosa che hai (la carta), qualcosa che conosci (il PIN), e, quando il dispositivo lo consente, qualcosa che sei (impronta o volto per sbloccare il telefono).

È qui che si sente la differenza rispetto a SPID. Con lo SPID ci si appoggiava a un identity provider esterno, spesso con una app proprietaria e codici temporanei. Con la CIE il baricentro si sposta su un documento pubblico e su una filiera tecnicamente omogenea: il chip custodisce i certificati, il PIN è sotto il controllo dell’utente, le revoche seguono la vita del documento. Se si perde la carta o la si rinnova, il sistema si adegua senza salti fra piattaforme. E quando arriveranno a regime le funzioni dell’IT Wallet, il documento digitale potrà essere presentato anche oltre il login, per dimostrare in modo selettivo età, residenza o altre abilitazioni senza esibire più del necessario.

Un appunto pratico, spesso sottovalutato: i codici. Alla consegna della CIE si ottengono PIN e PUK; vanno conservati con cura come si fa per la carta stessa. Molti problemi di accesso nascono da codici smarriti o errati; sistemarli subito significa evitare di trovarsi bloccati davanti al portale del fisco quando serve un documento urgente. Una mezz’ora investita per mettere ordine oggi salva un pomeriggio di chiamate domani.

Costi e tempi: quanto si paga e cosa cambia

La CIE ha un costo una tantum che varia di pochi centesimi da comune a comune, con una media intorno ai 22 euro per emissione o rinnovo. È una spesa decennale: paghi oggi, ripaghi alla scadenza naturale del documento, a meno di smarrimento o deterioramento. Il pagamento avviene allo sportello oppure tramite pagoPA, l’appuntamento si prenota con i canali del proprio comune e i tempi di consegna oscillano in base alla coda dell’ufficio anagrafe e alla logistica di produzione, in genere da alcuni giorni a un paio di settimane. Una volta in mano, la carta diventa il tuo passe-partout digitale, senza ulteriori canoni.

Lo SPID, nato gratuito per i cittadini presso molti provider, nel 2025 ha iniziato a mostrare modelli diversi: alcuni operatori prevedono un piccolo canone annuo per il mantenimento dell’identità digitale, altri restano gratuiti per l’uso personale. Anche i metodi di riconoscimento possono incidere: chi attiva o rinnova lo SPID via video-identificazione talvolta paga una cifra contenuta, mentre chi usa CIE, CNS o firma digitale spesso non spende nulla. Non c’è una tariffa unica perché i fornitori sono privati; ma l’indicazione strategica è che il login con CIE non comporta costi ricorrenti per l’utente e gradualmente sostituisce l’accesso con SPID nelle pratiche quotidiane.

Guardando ai servizi, nulla impedisce di mantenere entrambi per un po’: si può continuare a usare SPID dove è comodo e intanto prendere confidenza con la CIE. Tuttavia, se il proprio provider ha introdotto un canone e si usa SPID una volta l’anno, la scelta di puntare direttamente su CIE può risultare la più sensata, anche per non moltiplicare password e app. Il portafoglio digitale in arrivo, poi, renderà sempre più naturale l’uso del documento anche in ambito privato, spostando definitivamente l’ago della bilancia.

Scadenze e tappe: cosa succede entro il 3 agosto 2026

C’è una data che conviene segnare in agenda: 3 agosto 2026. Da quel giorno le carte d’identità cartacee non saranno più valide per l’espatrio secondo la normativa europea. Per viaggiare, dove consentito, servirà la CIE o il passaporto. Il documento cartaceo continuerà naturalmente a identificare il cittadino nel territorio nazionale fino alla sua scadenza, ma per l’uso oltre frontiera non basterà più. Per molti è il campanello d’allarme: se la tua carta è ancora quella cartacea, è il momento di prenotare l’appuntamento all’anagrafe, considerando che in alcune città i tempi si allungano rapidamente.

Questa scadenza si intreccia con la transizione digitale: mentre la carta fisica evolve, la CIE diventa anche credenziale online. Ha senso quindi sincronizzare le due mosse: rinnovare o richiedere la CIE con anticipo, memorizzare PIN e PUK, e verificare l’accesso con CIE sui portali che usi più spesso (fisco, scuola, sanità, previdenza). Piccole prove di accesso oggi evitano sorprese domani, quando il pulsante “Entra con SPID” sarà meno visibile o scomparirà da alcuni servizi.

Esempi d’uso nella vita di tutti i giorni

Il cambiamento, al netto delle sigle, si misura nelle cose concrete. Pensiamo al pagamento di una tassa comunale: si apre il portale, si seleziona Entra con CIE, si appoggia la carta allo smartphone, si inserisce il PIN e in pochi passaggi si completa la procedura con pagoPA. Nessuna password da ricordare, nessuna app di terze parti da aprire, tutto allineato all’identità ufficiale.

Oppure un referto sanitario. L’accesso con CIE al fascicolo permette di recuperare il documento firmato e cifrato; il cittadino lo scarica, lo conserva nel proprio archivio e, se vuole, lo condivide con lo specialista via canali sicuri, magari allegandolo a una ricetta dematerializzata. La stessa logica vale per la scuola: iscrizioni, pagelle, comunicazioni, pagamenti; una volta centrato l’accesso con CIE, l’intero ciclo si muove con coerenza e tempi più rapidi.

E poi c’è il mondo privato, che nel medio periodo comincerà a dialogare con il Wallet: aprire un conto corrente mostrando solo i dati necessari (nome, età, residenza) senza PDF e scansioni; dimostrare l’età minima per un servizio con una prova selettiva anziché esibire tutta la carta; accedere a una biblioteca o a un campus presentando l’abilitazione digitale. Non parliamo di fantascienza, ma di passi graduali che allineano l’Italia al percorso europeo sull’identità digitale.

Tre situazioni tipo

Una domanda per un contributo: il comune apre un bando, autentichi con CIE, il sistema riconosce residenza e ISEE già registrati, carichi i pochi documenti mancanti e invii la pratica in pochi minuti.
Un cambio del medico di base: entri nel portale sanitario regionale con CIE, scegli dall’elenco, confermi l’operazione con il PIN e ricevi subito la notifica dell’avvenuta assegnazione.
L’apertura di un conto: l’istituto aderisce alle credendiali verificate del Wallet, autorizzi la condivisione dei soli attributi richiesti e completi l’onboarding senza stampare nulla.

In tutti e tre i casi il denominatore comune è la continuità tra documento e identità digitale: niente più slalom tra portali e app diverse, meno frizioni procedurali, tracce verificabili di ciò che è stato fatto e quando.

Sicurezza, privacy e inclusione: perché conviene

Il primo vantaggio è la sicurezza. Lo SPID ha innalzato l’asticella in un’epoca di password riciclate, ma il passaggio a CIE lega l’accesso a un documento fisico con chiavi custodite nel chip e PIN controllato dall’utente. È più difficile cadere in trappole di phishing, perché non esiste una password testuale da carpire che funzioni ovunque: per entrare serve la carta, serve il PIN, serve il contatto fisico o il lettore. Anche la revoca o il blocco seguono la sorte del documento e riducono la superficie di attacco.

Il secondo vantaggio è la privacy. Con il Wallet arrivano gli attributi verificabili: si può dimostrare di avere più di 18 anni senza esibire la data di nascita, o provare la residenza senza svelare altri dettagli. Si condivide il minimo indispensabile e solo per il tempo necessario. Questo principio, al di là delle sigle, significa controllo: meno copie di documenti in giro, meno basi dati con informazioni superflue, audit più chiari su chi ha visto cosa.

Il terzo punto è l’inclusione. Ogni passaggio tecnologico rischia di lasciare indietro anziani e fragili; per questo la transizione va accompagnata con sportelli dedicati, tutoraggio, comunicazione semplice e assistenza capillare. Il paradosso è che, una volta oltrepassata la soglia dell’attivazione, la CIE semplifica davvero: un pulsante unico per entrare, codici da proteggere ma pochi, una esperienza coerente su tutti i portali principali. Per chi non ha uno smartphone con NFC, restano i lettori da collegare al PC; per chi non ha dimestichezza con i codici, gli sportelli possono aiutare nella rigenerazione di PIN e PUK.

Guardando infine alla quotidianità, il nuovo equilibrio riduce la dipendenza da operatori diversi e da politiche tariffarie variabili. Se alcuni provider SPID hanno introdotto canoni annui, l’accesso con CIE mantiene un profilo pubblico e stabile, con costi una tantum prevedibili e tempi di rinnovo noti. È una cornice che favorisce la pianificazione, soprattutto per famiglie e professionisti che devono gestire molte pratiche in parallelo.

Una doverosa precisazione

Togliamo la polvere dalle parole e guardiamo l’insieme: non è lo SPID a sostituire la carta d’identità, è la CIE a prendersi il centro della scena, diventando sia documento sia chiave d’accesso ai servizi. Il Wallet porterà i documenti nel telefono con garanzie forti, l’esperienza di login si farà uniforme, e la pubblica amministrazione sarà finalmente più lineare nell’ingresso e nella gestione dei diritti digitali.

Per chi oggi si chiede come funziona e quanto costa, la risposta operativa sta tutta qui: richiedere o rinnovare la CIE presso il proprio comune (costo medio intorno ai 22 euro), conservare con cura PIN e PUK, fare un test d’accesso ai portali più usati e, se lo SPID prevede canoni, decidere serenamente se mantenerlo in parallelo o lasciarlo andare.

È un passaggio di buon senso: meno frammentazione, più certezza, più controllo sui propri dati. Una volta impostato, diventa routine. E la routine, quando funziona, è il segno che un sistema ha trovato finalmente la sua misura.


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Questo articolo è stato redatto basandosi su informazioni provenienti da fonti ufficiali e affidabili, garantendone l’accuratezza e l’attualità. Fonti consultate: Agenda DigitaleWiredInnovazione.gov.itSky TG24Comune di RomaComune di Genova.

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