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Perché il TAD 600 è stato ritirato dal commercio? Tutta la verità

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farmacista donna prende dallo scaffale scatola di tad 600

TAD 600 non è più sugli scaffali italiani. Ecco perché è stato sospeso, cosa significa davvero “ritiro” e quali alternative sicure esistono oggi.

Il nome TAD 600 continua a tornare nei discorsi di medici, farmacisti, pazienti e familiari. Da quando è scomparso dagli scaffali italiani, le domande sono sempre le stesse: è stato ritirato pericolosamente? È vietato? Esistono alternative? Per capire che cosa è accaduto bisogna mettere insieme i pezzi, guardare la storia di questo farmaco e capire perché oggi è diventato così difficile da trovare.

Che cos’è il TAD 600 e a cosa serviva davvero

Il TAD 600 non è un nome inventato per caso: si tratta di un farmaco che conteneva glutatione sodico, 600 milligrammi in ogni flaconcino. Il glutatione è una molecola che tutti abbiamo nel corpo, una sorta di “scudo chimico” contro i radicali liberi e lo stress ossidativo. Lo produce il fegato, lo usano le nostre cellule ogni giorno per proteggersi dai danni, ma quando serve in dosi elevate può essere somministrato come farmaco.

Il TAD 600 veniva prescritto in contesti molto specifici: oncologia e epatologia prima di tutto. Negli ospedali lo si usava, e in certi casi lo si usa ancora tramite importazione, per proteggere il sistema nervoso dei pazienti che fanno chemioterapia con farmaci come il cisplatino. È noto che questa chemioterapia può provocare una neuropatia tossica – formicolii, perdita di sensibilità, dolore ai nervi. Il glutatione aiuta a ridurre questi danni, migliorando la tolleranza al trattamento.

Ma non c’era solo l’oncologia. Alcuni medici lo utilizzavano come supporto al fegato in situazioni di stress, tossicità da farmaci o sovraccarichi. In ogni caso, era un farmaco da ospedale, non un integratore da banco. Viene iniettato in vena o nel muscolo, spesso sotto controllo medico.

Com’era fatto e come si usava

Il TAD 600 arrivava in farmacia come polvere liofilizzata. Una piccola bottiglia di vetro, bianca, apparentemente anonima. Per poterlo somministrare bisognava ricostituirlo: aggiungere un liquido specifico, scuotere e poi infondere o iniettare.

Le dosi dipendevano dall’indicazione. C’erano pazienti che lo ricevevano come “mantenimento”, 600 mg alla volta. Altri, in contesti oncologici, arrivavano a infusioni di 2,5 grammi. La cosa certa è che non si trattava di un “trattamento leggero”: era una terapia mirata, fatta in momenti precisi del percorso di cura, seguita con attenzione.

Perché si è cominciato a parlare di ritiro

Il nodo vero è arrivato nel 2019. Da quel momento, chi entrava in farmacia si sentiva dire che il TAD 600 “non c’era più”. E qui sono nate tutte le domande: perché? cosa significa “non c’è più”?

Tecnicamente, il farmaco non è stato ritirato per motivi di sicurezza. Non è stato tolto dal mercato perché tossico, contaminato o pericoloso. Semplicemente, l’azienda che lo produceva ha sospeso la commercializzazione in Italia. Il motivo? Scelte industriali e logistiche. In poche parole: non conveniva più produrlo o distribuirlo qui.

Ma la parola “ritirato” fa paura. Perché quando sentiamo dire che un farmaco è stato ritirato, pensiamo subito a scandali sanitari, contaminazioni, allarmi. Qui non è andata così. Non c’è stata una circolare che lo vietava per rischi ai pazienti. C’è stata una comunicazione che annunciava la sospensione della distribuzione.

E negli altri Paesi che cosa è successo

Il TAD 600 è sparito dagli scaffali italiani, ma in altre parti d’Europa si trova ancora sotto forme simili, magari con altri nomi. Non è mai arrivata una comunicazione europea che lo vietasse ovunque. In alcuni Paesi viene prodotto e venduto ancora oggi, senza problemi.

In Italia, però, dal 9 gennaio 2019 non è più in commercio. È rimasto nei magazzini ospedalieri per un po’, poi anche lì è finito. Oggi, per averlo, serve fare una richiesta di importazione: la farmacia ospedaliera contatta l’AIFA e lo fa arrivare dall’estero, su prescrizione motivata.

Chi lo usava e che cosa è cambiato per loro

Il TAD 600 non era un farmaco per “tutti”. Non era l’antibiotico che il medico di base prescrive d’inverno. Lo ricevevano pazienti oncologici, soprattutto quelli in terapia con cisplatino, e in alcuni casi persone con problemi epatici.

Per chi lo usava la sospensione è stata uno choc. Non si trattava solo di trovare “un sostituto”: significava rivedere terapie, parlare con oncologi, capire se esistessero alternative valide. Alcuni hanno continuato a riceverlo tramite importazione; altri sono passati ad altri farmaci a base di glutatione, come il Tationil 600.

Le alternative possibili

Esistono farmaci simili. In commercio ci sono altri preparati con glutatione sodico, alcuni con lo stesso dosaggio, altri con dosi più alte (fino a 2.500 mg). Molti ospedali li usano come sostituti, seguendo protocolli simili.

Ci sono anche integratori di glutatione, capsule o bustine vendute online o in erboristeria. Ma non sono la stessa cosa. La differenza è enorme: un farmaco iniettabile ha dosaggi precisi, standard di purezza, controlli di produzione. Un integratore, no. Per chi ha bisogno di glutatione a dosi terapeutiche, l’integratore non basta.

Perché “ritirato” non significa “pericoloso”

Qui c’è un equivoco che va chiarito. Quando un farmaco è “ritirato”, la prima reazione è di allarme. Ma in questo caso “ritirato” significa solo non distribuito più. Non c’è stato un allarme di sicurezza, nessun avviso su rischi per la salute.

Il glutatione rimane una molecola sicura, studiata, usata. Non è sparito perché pericoloso. È sparito perché l’azienda che lo produceva non ha più portato avanti la vendita in Italia.

Il percorso per chi ne ha bisogno oggi

Chi oggi ha bisogno di TAD 600 deve sapere che non è impossibile averlo, ma serve seguire la strada giusta. Il medico specialista deve scrivere una prescrizione motivata, la farmacia ospedaliera attiva la richiesta e il farmaco viene importato dall’estero.

È un processo più lento, certo. Ma è la via sicura. Cercare “scorciatoie” su internet, comprando fiale di dubbia provenienza, è pericoloso: i rischi di falsi e contaminazioni sono reali.

Uno sguardo più ampio

La vicenda di TAD 600 dice molto sul funzionamento del mercato farmaceutico. Ci sono farmaci che scompaiono non perché siano sbagliati, ma perché non sono più “convenienti” per chi li produce. E questo crea buchi che ricadono sui pazienti.

Per chi usava TAD 600, la parola “ritiro” ha significato ansia, telefonate, attese. Ma non ha significato pericolo. Il farmaco è sicuro, lo si può avere, ma con modalità diverse.

Chi ne ha bisogno deve rivolgersi ai medici, pretendere informazioni chiare, chiedere alla farmacia ospedaliera di attivare la procedura. E chi non lo conosceva, ora sa una cosa in più: che dietro ogni piccolo flaconcino c’è un mondo fatto di scelte industriali, regole, pazienza.

E che, in questo caso, la parola “ritirato” non deve spaventare. Il glutatione c’è, e continuerà a esserci. Bisogna solo sapere come e dove trovarlo.


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Questo articolo è stato redatto basandosi su informazioni provenienti da fonti ufficiali e affidabili, garantendone l’accuratezza e l’attualità. Fonti consultate: AIFAMinistero della SaluteBanca dati FarmaciIstituto Superiore di SanitàFNOMCeO.

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