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Maturità 2026: che cambia e come funziona davvero l’esame?

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Maturità 2026

Crediti foto: Freepik

L’esame conclusivo del secondo ciclo cambia volto e nome: torna “Maturità” e presenta un impianto più lineare e più esigente. Due prove scritte nazionali, un colloquio orale centrato su quattro discipline, commissioni ridotte a cinque membri, bonus di merito fino a tre punti, regole nette su condotta e ammissione. Le date sono già sul calendario: prima prova giovedì 18 giugno 2026, seconda prova venerdì 19 giugno 2026; i colloqui partiranno a seguire, secondo la programmazione delle singole commissioni. È il risultato della conversione in legge del decreto 127/2025: l’architettura dell’esame è definita e riguarda tutti gli indirizzi.

Il punto di svolta è l’orale: non più domande a raggio illimitato, ma quattro materie fissate ogni gennaio dal Ministero per ciascun indirizzo. Si punta sulla padronanza reale delle discipline cardine, non su collegamenti estemporanei. Resta obbligatorio sostenere tutte le prove: chi non si presenta all’orale o si rifiuta deliberatamente di rispondere non può essere valutato. La commissione diventa più snella (presidente esterno, due commissari esterni, due interni) e lavora su due classi abbinate. La valutazione integra educazione civica e, quando pertinente, le esperienze di PCTO. Il comportamento conta: con 5 in condotta si è respinti; con 6 è richiesto un elaborato di cittadinanza prima dell’ammissione. È una Maturità con regole chiare, tempi certi e obiettivi espliciti.

Struttura dell’esame: cosa resta e cosa cambia

La riforma non stravolge le prove scritte. La prima prova di italiano mantiene le tipologie note (analisi del testo, traccia argomentativa, riflessione guidata) e resta comune a tutti. Obiettivo immutato: padronanza linguistica, comprensione, argomentazione, sintesi. La griglia di correzione valorizza coerenza, ricchezza lessicale, correttezza, aderenza alla traccia. È la base condivisa tra licei, tecnici e professionali.

La seconda prova rimane caratterizzante per indirizzo, con traccia ministeriale e criteri specifici: matematica allo scientifico, latino o greco al classico, economia aziendale negli indirizzi amministrativi, progettazione e sistemi negli istituti tecnologici e così via, secondo le scelte annuali del Ministero. Qui non cambiano logica e peso: la prova misura la competenza disciplinare verticale, quella che distingue davvero un percorso di studi dall’altro.

La vera novità è il colloquio orale. L’impostazione abbandona ogni tentazione enciclopedica: quattro discipline per ciascun indirizzo, annunciate a gennaio, definiscono il perimetro su cui la commissione costruisce domande e approfondimenti. Non ci sono “buste” o sorteggi dell’ultimo minuto: il candidato sa con mesi di anticipo quali aree presidiare. Il colloquio resta dialogico e può intrecciare i saperi, ma lo fa all’interno di un campo nitido, collegato al percorso svolto in classe e documentato nel documento del 15 maggio. Nel colloquio confluiscono educazione civica e, quando coerente con il curricolo, una discussione essenziale sulle esperienze PCTO: non un “quarto scritto”, bensì una verifica di cittadinanza, consapevolezza, autonomia.

Commissioni, valutazione e punteggi

Composizione delle commissioni

La composizione passa da sette a cinque membri: presidente esterno, due commissari esterni e due interni. La commissione opera, come tradizione, su due classi. Il taglio numerico non è un semplice risparmio: si punta a snellire l’organizzazione, mantenendo al tempo stesso un equilibrio tra chi conosce la classe e chi porta uno sguardo terzo. Il presidente garantisce omogeneità di criteri e correttezza delle procedure, orienta i lavori e certifica la regolarità dell’esame.

Crediti, punteggi e bonus fino a tre punti

L’architettura del punteggio non cambia nelle sue linee essenziali: crediti scolastici accumulati nel triennio, valutazione delle due prove scritte e del colloquio orale. La riforma interviene sul margine di merito: bonus massimo di 3 punti, attribuibile dalla commissione con motivazione formale ai candidati con profilo alto. La soglia di accesso al bonus si colloca da 90 punti complessivi in su (tra crediti e prove). È un correttivo che rende più inclusivo il riconoscimento della qualità del percorso, senza trasformare il bonus in un paracadute. In sintesi: i voti si costruiscono nell’anno e nelle prove; il bonus è un ritocco stretto e trasparente.

Condotta e ammissione: regole nette

Il comportamento non è più marginale. Con 5 in condotta si viene respinti. Con 6 in condotta il Consiglio richiede un elaborato di cittadinanza attiva da preparare e discutere, prima di deliberare l’ammissione. È una responsabilizzazione, non un ostacolo gratuito: la scuola chiede rispetto delle regole e partecipazione. In parallelo, sostenere tutte le prove diventa un requisito non negoziabile: assenza ingiustificata o rifiuto dell’orale impediscono la valutazione finale. La Maturità torna a essere un percorso unitario, non una somma di moduli indipendenti.

Calendario ufficiale e scadenze

Le date nazionali per il 2026 sono fissate. Prima prova di italiano: giovedì 18 giugno 2026 alle 8.30. Seconda prova: venerdì 19 giugno 2026, stessa ora. Le commissioni definiscono poi il calendario dei colloqui, che inizieranno nella settimana successiva in base al numero di candidati e alla disponibilità delle aule. È prevista una sessione suppletiva per chi avesse impedimenti documentati (malattia, gravi motivi): la finestra è tradizionalmente collocata tra fine giugno e inizio luglio, con date fissate dal Ministero nelle settimane precedenti.

Sul fronte delle comunicazioni: a gennaio arrivano le quattro discipline dell’orale per ogni indirizzo; tra fine maggio e i primi di giugno si pubblicano i nomi dei commissari esterni; il documento del 15 maggio resta il riferimento chiave per contenuti, metodi, strumenti e percorsi realizzati nell’anno. La macchina dell’esame si mette in moto presto: conoscerne le tappe evita rincorse dell’ultima ora.

Materie dell’orale: criteri, scenari, preparazione

La selezione delle quattro discipline per il colloquio nasce da criteri di coerenza con i profili in uscita. Non è un elenco fisso scolpito nella pietra: cambia di anno in anno per riflettere la fisionomia degli indirizzi e il loro cuore formativo. Questo significa che non esistono “materie sicure” a priori; esistono aree prevedibili per ogni liceo o istituto, da presidiare con metodo, sapendo che a gennaio ogni indirizzo avrà l’ufficialità.

Per gli studenti la vera svolta è strategica. Sapere con mesi di anticipo le quattro discipline permette una preparazione mirata e profonda. Non serve inseguire tutto indistintamente: serve padroneggiare bene ciò che definisce l’identità dell’indirizzo. La discussione in commissione cercherà contenuti solidi, linguaggio preciso, autonomia di ragionamento. E cercherà la capacità di legare il sapere alla realtà: cittadinanza, attualità, casi concreti. Non per spettacolo, ma perché il profilo dello studente maturo include consapevolezza civile e responsabilità personale.

Il documento del 15 maggio diventa, ancora di più, il perno del colloquio: contiene programmi effettivamente svolti, esperienze, prodotti didattici, prove significative, piste di approfondimento. Da lì la commissione attinge per calibrare domande, documenti, spunti. Curarlo bene non è un adempimento: è dare forma all’esame che verrà.

Preparazione intelligente: cosa fare da qui a giugno

Pianificare è la prima mossa. Entro gennaio, quando usciranno le quattro discipline dell’orale, conviene aver già costruito una mappa dei nuclei fondanti di ciascuna materia dell’indirizzo. Non un manuale in miniatura, ma capitoli-chiave con obiettivi chiari, riferimenti essenziali, esercizi mirati. La prima prova si allena leggendo e scrivendo: analisi di testi contemporanei e classici, argomentazioni con tesi, confutazioni, esempi; revisione attenta di lessico e sintassi. La seconda prova richiede tecnica: problemi, versioni, casi aziendali, progettazioni. Meglio poche simulazioni verosimili che una catena di compiti pasticciati.

Sul colloquio il lavoro si fa doppio: contenuti e parola. La commissione ascolta cosa sai e come lo dici. Allenarsi con domande “da commissario” aiuta: “spiega”, “dimostra”, “confronta”, “applica a un caso reale”. La differenza la fa la qualità dell’esposizione: passaggi logici, correttezza terminologica, esempi pertinenti, capacità di ammettere un dubbio e di ricostruire un pezzo quando sfugge. Non è un talk show; è una discussione tecnica in cui la personalità emerge perché regge i contenuti, non perché li sostituisce.

Educazione civica e PCTO non vanno gonfiati. Bastano dossier essenziali: che cos’hai fatto, perché, cosa hai imparato, cosa cambieresti. Un esempio ben raccontato vale più di una lista di attività. Evitare l’“effetto vetrina”: la commissione cerca consapevolezza e capacità di collegare quell’esperienza a un tema disciplinare, a un problema del presente, a un diritto o dovere.

Infine, condotta e regole. Il messaggio è limpido: si partecipa, si rispetta il patto educativo, si arriva all’esame con un profilo affidabile. Non è moralismo; è la condizione che rende credibile il voto. Il giorno delle prove ci si presenta puntuali, con documento d’identità, strumenti consentiti, nessun dispositivo non autorizzato. Sono dettagli? No. Incidenti banali possono rovinare mesi di lavoro.

Correzioni, criteri e trasparenza

Le commissioni lavorano con griglie e descrittori. Non si improvvisa: la collegialità serve a mantenere coerenza tra classi e tra candidati. Nello scritto di italiano il punteggio premia qualità argomentativa, profondità interpretativa, chiarezza espositiva. Nella seconda prova contano accuratezza, metodo, aderenza alla consegna. All’orale pesano padronanza dei nuclei, interconnessioni sensate, capacità di applicare teorie e modelli. Il bonus di tre punti non arriva “a sorpresa”: viene attribuito con motivazione ai profili che hanno mantenuto alto rendimento e mostrano maturità complessiva.

La trasparenza non si esaurisce nei criteri. Le commissioni rendono note — nei tempi e nei modi previsti — le griglie utilizzate e gli elementi di valutazione. I candidati hanno diritto a capire come e perché è nato un punteggio. È un passaggio educativo: responsabilizza gli studenti e impegna i docenti a misurarsi su evidenze e non su impressioni.

Cosa cambia davvero per licei, tecnici e professionali

Per i licei il colloquio “a quattro” spinge a consolidare assi culturali che spesso si diluiscono nella vastità dei programmi. Classico e scientifico, ad esempio, vedranno valorizzate le coppie strutturali (lingue classiche, matematica–fisica) insieme alle aree che definiscono il profilo (storia, filosofia, scienze). Il vantaggio è chiarezza: si sa dove alzare l’asticella, si evita il gioco dei collegamenti a capriccio.

Nei tecnici la riforma asseconda la verticalità professionale: economia, diritto, informatica, sistemi e reti, progettazione, a seconda dell’indirizzo, tornano al centro del colloquio. Vale l’idea che la competenza non sia un elenco di definizioni, ma saper fare e saper argomentare scelte e risultati. Portare casi reali, progetti, simulazioni ben documentate tiene il colloquio concreto e misurabile.

Nei professionali il punto è simile: centralità dei nuclei operativi, linguaggio tecnico corretto, riferimenti a norme di sicurezza e organizzazione del lavoro. Anche qui PCTO e laboratorio non sono “un’altra cosa”: entrano nel colloquio come campo di prova delle conoscenze.

Errori da evitare (e come aggirarli)

Primo errore: preparare tutto, preparare niente. Inseguire l’intero programma con uguale intensità porta a una preparazione piatta. Con quattro discipline note a gennaio, conviene scegliere e approfondire: meglio maestria su ciò che conta che ampie superfici di sapere incerto.

Secondo errore: confondere PCTO con storytelling. Portare una relazione infarcita di aggettivi non funziona. Meglio un report asciutto: obiettivo, compito, strumenti, risultato, criticità, competenze mobilitate. Un grafico in più, tre aggettivi in meno.

Terzo errore: trascurare la forma. Errori ortografici e lessico povero abbassano punteggi anche con contenuti buoni. La forma pesa perché è parte della competenza comunicativa: si cura con letture mirate e riscritture.

Quarto errore: non provare l’orale. Il colloquio non si improvvisa. Serve allenamento in tempo reale: 20–25 minuti, domande aperte, spiegazioni che si reggono in piedi senza leggere. Registrarsi, riascoltarsi, correggere toni, tempi, tic linguistici. Non è vanità: è cura professionale.

Quinto errore: ignorare le regole. Smarrire un documento, arrivare in ritardo, non conoscere gli strumenti consentiti. Sono sviste che costano. Preparare una checklist personale una settimana prima dell’esame riduce gli imprevisti.

Indicazioni pratiche per famiglie e scuole

Per le famiglie la parola chiave è ambiente. Non si tratta di sovrintendere allo studio riga per riga, ma di creare condizioni favorevoli: orari, spazi, distrazioni sotto controllo, disponibilità a fare domande intelligenti (le stesse che porrebbe un commissario). Sostenere non significa sostituirsi: significa osservare, ascoltare, incoraggiare e — quando serve — frenare l’ansia.

Per le scuole la riforma chiede programmazioni chiare e documenti del 15 maggio ben costruiti: obiettivi, nuclei, attività, verifiche significative, prodotti. È lì che la commissione guarda per contestualizzare domande e criteri. Le simulazioni hanno senso se sono credibili: una per la prima prova entro aprile, una o due per la seconda, almeno due esercitazioni orali sulle quattro discipline, con rubriche di valutazione condivise.

Sul piano organizzativo, commissioni più snelle non significano relax: significa invece coordinare due classi, calendarizzare i colloqui con realismo e garantire trasparenza sulle griglie. Un buon briefing ai candidati, pochi giorni prima delle scritte, fa ordine: orari, materiali ammessi, procedure in aula, regole su smartphone e dispositivi.

Perché questo impianto può funzionare

La Maturità 2026 non promette miracoli, ma mette sul tavolo tre vantaggi concreti. Primo: prevedibilità. Date ufficiali, perimetro dell’orale a gennaio, criteri chiari. Secondo: centralità delle discipline. Quattro aree su cui investire davvero, senza dispersione. Terzo: responsabilità educativa: condotta, cittadinanza, PCTO intesi come parte della maturità, non come tasse da pagare.

Gli effetti attesi sono misurabili. Meno casualità nella valutazione, più coerenza tra ciò che si insegna e ciò che si esamina, maggiore serietà nella gestione dell’orale. E un segnale ai ragazzi: la qualità paga, i trucchi no. Chi ha lavorato bene nel triennio trova un esame che riconosce quel lavoro. Chi parte in ritardo ha comunque mesi per rimettersi in carreggiata con una strategia focalizzata.

Strumenti utili per arrivare pronti

Costruire un planning settimanale con finestre fisse per le quattro discipline, la scrittura e l’allenamento orale. Tenere un quaderno degli errori: per ogni esercizio, segnare perché è sbagliato e come evitarlo. Usare batterie di tracce per la prima prova, alternando analisi e argomentazione. Per la seconda prova, alternare simulazioni complete e micro-esercizi sui punti lenti (passaggi chiave di matematica, traduzione di snodi in versione, logiche di bilancio, sequenze di progetto).

Sul colloquio, costruire schede-nucleo per ogni disciplina tra le quattro: definizione del tema, teorie essenziali, tre esempi applicativi, due errori tipici, un collegamento pertinente (non forzato). Due o tre domande cattive per nucleo aiutano a capire dove scricchiola la preparazione. Infine, una griglia personale per l’esposizione: apertura breve, concetti, esempi, chiusura; tempi e respiro.

Regole di aula e piccoli dettagli che contano

Il giorno delle scritte si entra puntuali, con documento, penne consentite, eventuali strumenti ammessi dall’ordinanza (dizionari per le lingue classiche quando previsti, calcolatrici non programmabili quando previsto). Smartphone spenti e consegnati secondo indicazioni. Durante la prova si segue la consegna: leggere tutto, segnare le parole-chiave, pianificare. Il tempo si gestisce: bozza, stesura, revisione. All’orale, scarpe comode e abbigliamento sobrio non sono formalità: aiutano a stare a proprio agio. Una bottiglietta d’acqua può salvare l’ultima risposta.

Sembra ovvio? Lo è finché fila tutto liscio. In realtà, l’imprevisto banale è dietro l’angolo. Averlo previsto è mezza vittoria. E quando una risposta non esce, meglio ricostruire i passaggi e chiedere di riformulare la domanda, se non è chiara, invece di insistere nel vuoto.

Una Maturità più “vera” anche per chi corregge

La riforma responsabilizza anche le commissioni. Meno membri, più attenzione ai criteri, più coerenza interna. Il presidente guida i lavori, assicura tempi compatibili con il diritto allo studio e con la qualità della correzione. Il confronto tra commissari consente di allineare le interpretazioni dei descrittori e correggere eventuali scarti. Il risultato atteso non è l’appiattimento, ma una variabilità ragionevole, fondata su evidenze (elaborati, risposte, prestazioni osservate).

Per gli istituti con molte classi quinte, l’avvio delle scritte al giovedì può spostare in avanti l’apertura dei colloqui. Programmare con realismo, comunicare in tempo utile i calendari e garantire pausa e respiro tra una giornata e l’altra è parte integrante della qualità dell’esame.

Cosa aspettarsi a gennaio (e come usarlo bene)

Il decreto di gennaio con le quattro discipline dell’orale è il semaforo verde per la preparazione finale. Appena esce, conviene:

  1. Rivedere il planning: più spazio alle quattro discipline, senza abbandonare italiano e materia di seconda prova.
  2. Assemblare i dossier: materiali essenziali per ciascun nucleo, esempi, esercizi risolti, riferimenti di educazione civica coerenti.
  3. Allestire simulazioni orali: due per materia, una interdisciplinare, con tempi e griglie analoghi a quelli della commissione.

Non serve drammatizzare. Serve disciplina. Lo studio “di qualità” si riconosce perché separa l’essenziale dal contorno e sa dire perché un passaggio è importante.

Regole chiare, attese più alte: l’impegno vale

Questa Maturità mette ordine. Date certe, perimetro noto, commissioni snellite, colloquio a quattro. Pretende serietà e in cambio offre prevedibilità. È un patto limpido: chi studia con metodo trova un esame esigente ma giusto. Non serve sbracciarsi con trovate sceniche. Serve sapere le cose, saperle spiegare, saperle usare su problemi veri. Il resto è rumore.

Arrivarci pronti non è un mistero. È un calendario rispettato, schede costruite bene, simulazioni oneste, linguaggio curato. È anche carattere: gestire l’errore, tenere il filo quando l’emozione sale, chiedere chiarimenti senza temere di “perdere punti”. La riforma — piaccia o meno — torna a chiedere proprio questo: maturità. E chi la conquista strada facendo, di solito, la mostra quando conta.


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Questo articolo è stato redatto basandosi su informazioni provenienti da fonti ufficiali e affidabili, garantendone l’accuratezza e l’attualità. Fonti consultate: Ministero dell’Istruzione e del MeritoRaiNewsSky TG24Orizzonte ScuolaCamera.itGazzetta Ufficiale.

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