Domande da fare
Mal di orecchie bambini tachipirina o nurofen? Scegli bene!

Paracetamolo ideale per alleviare il dolore all’orecchio nei bimbi, ibuprofene se serve un effetto antinfiammatorio: fai la scelta giusta.
Nei bambini con mal d’orecchio, la scelta più sicura e di prima linea per calmare dolore e febbre è il paracetamolo (Tachipirina) alle dosi corrette per peso ed età. L’ibuprofene (Nurofen) è un’ottima alternativa quando il dolore ha una componente infiammatoria più marcata, quando il fastidio non risponde al paracetamolo o se il piccolo è già sopra i 3 mesi, ben idratato e senza problemi gastrici o renali. In genere non serve alternare i due farmaci: si parte da uno, valutando l’effetto; l’alternanza si considera solo su indicazione del pediatra. Ogni decisione ruota attorno a sicurezza, dose in mg/kg e alla situazione clinica del bambino.
Sul piano pratico: paracetamolo 10–15 mg/kg a dose, ogni 4–6 ore, senza superare (salvo diversa indicazione medica) 60 mg/kg nelle 24 ore. Ibuprofene 5–10 mg/kg a dose, ogni 6–8 ore, con un tetto di 30 mg/kg al giorno. Evita l’ibuprofene se il bimbo è disidratato (vomito/diarrea importanti), ha ulcera o gastrite, malattia renale, asma con sensibilità ai FANS o è in corso di varicella. L’aspirina è da non usare in età pediatrica. Se compaiono otorrea (secrezione dall’orecchio), gonfiore dietro l’orecchio, rigidità del collo, sonnolenza inusuale, dolore che non molla dopo 48 ore o il bimbo ha meno di 6 mesi, serve il pediatra subito: sono campanelli d’allarme che vanno oltre il semplice controllo del dolore.
Come scegliere l’analgesico giusto, senza errori
Il punto chiave, per un genitore, è partire dall’obiettivo realistico: ridurre il dolore, abbassare una febbre che peggiora il fastidio e far dormire il bambino. Non stiamo curando direttamente l’eventuale otite (virale o batterica che sia), ma stiamo rendendo tollerabile il sintomo mentre la causa si chiarisce o viene trattata. E qui il paracetamolo è il compagno più affidabile: è ben tollerato, ha poche controindicazioni, funziona bene sul dolore di intensità lieve-moderata e copre la febbre che spesso accompagna otalgia e raffreddore.
Quando il padiglione è “caldo”, il bimbo lamenta dolore pungente che aumenta alla masticazione o nel pieno della notte, o se siamo nel mezzo di una faringite-otite con marcata infiammazione, l’ibuprofene può offrire un vantaggio antinfiammatorio. Ma serve la cornice giusta: mai a stomaco vuoto se il piccolo è predisposto a disturbi gastrici, mai in presenza di disidratazione o vomito persistente, e non sotto i 3 mesi. Due dettagli che fanno la differenza nella vita reale: rispettare gli intervalli (non “accorciare” le ore per impazienza) e calcolare le dosi sul peso reale aggiornato del bambino, non su ricordi vaghi.
C’è poi il tema, assai pratico, dell’alternanza tra paracetamolo e ibuprofene. In casa, quando la notte sembra interminabile, è la tentazione più comune. In assenza di una precisa indicazione del pediatra, meglio non alternare in modo sistematico: si rischia confusione sugli orari, sovradosaggio involontario e non c’è un chiaro beneficio rispetto all’uso corretto di un singolo principio attivo. Eccezioni? Situazioni selezionate di dolore moderato-severo non controllato, con schema scritto dal medico e orari ben segnati. Chiarezza prima di tutto.
Esempi pratici di dosi per età e peso
L’orecchio fa male, il pianto sale, e in mano hai un misurino. Ecco come ragionare, senza liste, ma con qualche scenario concreto. Immagina un lattante di 8 kg (sopra i 3 mesi): paracetamolo tra 80 e 120 mg a dose, ogni 4–6 ore se necessario; ibuprofene tra 40 e 80 mg a dose, ogni 6–8 ore, solo se il pediatra ha già dato via libera all’uso e il bimbo è ben idratato. Un bimbo di 12 kg? Paracetamolo 120–180 mg a dose; ibuprofene 60–120 mg a dose. Un bimbo di 20 kg? Paracetamolo 200–300 mg; ibuprofene 100–200 mg.
La domanda successiva è sempre la stessa: quanti millilitri? Dipende dalla concentrazione del prodotto in casa (è riportata in etichetta). Se, per esempio, il flacone di paracetamolo riporta 120 mg in 5 ml, una dose da 180 mg corrisponde a 7,5 ml. Se l’ibuprofene segnala 100 mg in 5 ml, una dose da 150 mg è 7,5 ml. Non dare mai “a occhio”: mg/kg → mg totali → conversione in ml con la concentrazione del flacone. Se usi supposte, controlla sempre i mg per supposta e adatta alla dose calcolata; ricorda che le supposte sono utili se il bimbo vomita, ma l’assorbimento può essere meno prevedibile.
Una nota che vale oro: annota su un foglietto ora, farmaco, mg e ml dati. Nella stanchezza notturna, la memoria gioca brutti scherzi. Tenere il conto protegge da errori ed evita di “raddoppiare” per sbaglio.
Quando il dolore all’orecchio è un’otite vera
Non tutti i mali d’orecchio sono uguali. C’è l’otite esterna del nuotatore, che punge al tocco del padiglione e dopo il mare, e c’è l’otite media che nasce da un raffreddore: la tuba di Eustachio si chiude, il muco spinge, il bambino si sveglia in lacrime. Spesso è virale e si risolve con tempo, lavaggi nasali, posizione comoda per dormire e analgesici ben dosati. A volte è batterica, e lì il pediatra considera l’antibiotico, non perché “il dolore è forte”, ma per un quadro clinico preciso: febbre alta persistente, bambino molto sofferente, bilateralità nei più piccoli, otorrea.
Di solito, oltre al dolore, il genitore nota ipoacusia transitoria (il bimbo sembra non sentire bene), irritabilità, rifiuto del biberon nei lattanti, notti più agitate. A essere sincero, l’otite media è un po’ come una tempesta in un bicchiere: monta rapida, picchia duro, poi si placa. Ma le 48 ore iniziali vanno gestite con buon controllo del dolore: fa la vera differenza sul benessere del bambino, riduce il pianto, mantiene l’idratazione, aiuta a dormire. E no, mettere cotone profondo nel condotto non aiuta: rischia solo di irritare di più.
Antibiotico sì o no: cosa prevedono le linee guida
In pediatria moderna, l’antibiotico nell’otite media acuta non è un riflesso automatico: si pesa l’età, la gravità dei sintomi, la lateralità e l’evoluzione nelle prime 24–48 ore. Nei sotto i 6 mesi si è più interventisti; sopra, se i sintomi sono lievi-moderati, si può attendere con analgesia efficace e rivalutare. Otorrea franca, dolore severo e persistente, febbre alta che non cala, bilateralità significativa nei più piccoli: qui l’antibiotico entra in campo prima. Il punto non cambia: paracetamolo o ibuprofene restano fondamentali insieme o prima dell’eventuale antibiotico, perché curano il dolore, che è ciò che fa soffrire davvero il bambino.
Una precisazione che eviterà delusioni: l’antibiotico non agisce sul dolore nelle prime ore. Se somministri l’antibiotico alle 20, non aspettarti miracoli entro le 22: l’analgesico correttamente dosato è ciò che “accende e spegne” il pulsante del male in tempi rapidi.
Gocce auricolari, spray e rimedi di casa: cosa funziona davvero
Le gocce analgesiche auricolari possono dare sollievo nelle prime ore se il timpanico è integro e non c’è secrezione: agiscono localmente, attenuano la sensazione di bruciore e completano l’azione del farmaco per bocca. Se invece vedi liquido che esce dall’orecchio, o sospetti una perforazione, non usare gocce senza parere medico: alcune non sono indicate con timpano perforato.
Quanto ai rimedi “di casa”: un panno tiepido sul padiglione, il naso ben deterso con soluzione fisiologica, la testa leggermente sollevata durante il sonno aiutano. Evita oli, camomille, aggeggi nel condotto, cotton fioc spinti dentro: più che aiutare, irritano. Gli spray nasali decongestionanti? In età pediatrica vanno usati con prudenza e per pochi giorni, se proprio indicati: di norma, per l’otite media è già molto garantire lavaggi costanti e un ambiente umidificato. Se il mal d’orecchio sboccia sulla spiaggia, e sospetti otite esterna, la protezione sta nel risciacquo con acqua dolce dopo il mare e nell’asciugare con delicatezza, non con impeto.
Partita a parte: i probiotici e i rimedi “di rinforzo” del sistema immunitario. Non aspettarti che riducano subito il dolore: l’analgesia resta il cuore. Possono però rientrare, su consiglio del pediatra, in una strategia a più lungo termine per i bambini con otiti ricorrenti.
Situazioni particolari: adenoidi, denti, raffreddore, aereo
Talvolta il dolore all’orecchio è il riflesso di qualcos’altro. Adenoidi ingrossate e raffreddori a ripetizione creano una pressione dietro il timpano che aumenta di sera, quando il bambino è sdraiato. In questi casi, la gestione passa dal naso: fisiologica costante, aerosol se indicato, il tutto affiancato da paracetamolo quando serve per il dolore. Durante la dentizione, il dolore auricolare è più un riflesso di fastidio gengivale che un’otite vera e propria: qui il paracetamolo resta comunque la scelta più delicata per smorzare il disagio e facilitare il sonno.
Capitolo aereo: la barotrauma otico è quella fitta che arriva durante decollo e atterraggio. Se il bimbo è raffreddato, la tuba di Eustachio lavora peggio. Masticare, bere a piccoli sorsi o usare il ciuccio aiutano a equalizzare la pressione. Per il dolore residuo post-volo, valgono le stesse regole: paracetamolo per primo, ibuprofene come alternativa se il piccolo è idoneo. Se subito dopo il volo compaiono secrezione dall’orecchio, dolore intenso che non cede o febbre importante, serve controllo medico: la fitta da pressione non dovrebbe lasciare strascichi così marcati.
Un’ultima parentesi utile: bimbi con asma, allergie o condizioni croniche meritano un piano personalizzato concordato col pediatra. In questi casi, la scelta tra paracetamolo e ibuprofene non è solo farmacologica, ma clinica, cucita sul profilo del bambino e sulla sua storia.
I segnali d’allarme che impongono il pediatra (o il PS)
In mezzo a dosi, ml e calcoli, non perdiamo la bussola. Ci sono scenari che non si gestiscono a casa con il solo analgesico. Il lattante sotto i 6 mesi con dolore auricolare e febbre, per esempio, richiede visita. Anche un bambino più grande con dolore severo che non cede, febbre alta persistente, torcicollo, sonnolenza marcata o gonfiore dietro l’orecchio (la regione mastoidea) va valutato con urgenza. La comparsa di otorrea cambia le carte in tavola: a volte il dolore migliora (la pressione si scarica), ma serve comunque il pediatra per impostare la terapia corretta e scegliere eventuali gocce specifiche.
Se il bambino ha vomito ripetuto, rifiuta i liquidi e non urina da ore, prima di pensare all’ibuprofene domandiamoci se è ben idratato. È una domanda scomoda ma giusta, perché molti degli effetti indesiderati dei FANS si affacciano proprio quando il corpo è “a secco”. E se il quadro ti sembra strano, non rientra in ciò che vedi di solito, affidati all’istinto: meglio una visita in più che una notte in ansia.
Per i genitori…
La strada maestra, davanti a un bambino con mal d’orecchio, è semplice e solida: paracetamolo ben dosato come prima scelta, ibuprofene come valida alternativa quando serve quell’extra antinfiammatorio e il piccolo ne ha i requisiti. Nessuna fretta nell’alternare, tanta cura nel calcolare mg/kg, attenzione ai tempi tra le dosi e alle situazioni particolari (disidratazione, asma, ulcera, varicella).
Il dolore si può domare con metodo e pazienza, spesso mentre l’otite fa il suo corso e si risolve. Quando invece compaiono segnali d’allarme o il quadro non migliora, è il momento del pediatra. Nel mezzo, ci siete voi: precisione nelle dosi, sguardo sul bambino più che sul termometro, e la consapevolezza che scegliere bene — tra Tachipirina e Nurofen, ma soprattutto tra fretta e giudizio — è già metà della cura.
🔎 Contenuto Verificato ✔️
Questo articolo è stato redatto basandosi su informazioni provenienti da fonti ufficiali e affidabili, garantendone l’accuratezza e l’attualità. Fonti consultate: Amplifon, UPPA, Amico Pediatra, Regione Emilia‑Romagna (ASR), OnMedicine.

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