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Luigi Lovaglio al centro del risiko Mps: Intesa e Banco Bpm si giocano il futuro di Siena

Luigi Lovaglio guida Mps nella sfida tra l’Opas di Intesa e la fusione proposta da Banco Bpm. Cda il 16 luglio: scenari, cifre e prossime mosse.

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Luigi Lovaglio e Mps

Il futuro del Monte dei Paschi di Siena passa ancora una volta dalla scrivania di Luigi Lovaglio. Questa volta, però, non si tratta di salvare una banca ferita, ripulire i bilanci o convincere il mercato che il Monte possa tornare a camminare con le proprie gambe. La questione è quasi opposta: Mps è diventata abbastanza forte e preziosa da attirare contemporaneamente Intesa Sanpaolo e Banco Bpm, due pretendenti che immaginano per Rocca Salimbeni destini radicalmente diversi.

La settimana che comincia il 13 luglio 2026 sarà uno snodo importante. Martedì 14 luglio il consiglio di amministrazione di Banco Bpm dovrebbe ricevere dall’amministratore delegato Giuseppe Castagna un aggiornamento sull’operazione. Due giorni più tardi, giovedì 16 luglio, toccherà al consiglio di Mps esaminare il lavoro degli advisor, i consulenti incaricati di passare al setaccio numeri, rischi e vantaggi delle proposte arrivate.

Sul tavolo ci sono l’offerta pubblica di acquisto e scambio di Intesa Sanpaolo, già costruita in ogni dettaglio, e il progetto di fusione alla pari con Banco Bpm, ancora privo di un prezzo e di un rapporto di concambio definitivo. Sullo sfondo rimane anche la possibilità che Mps prosegua autonomamente con l’integrazione di Mediobanca, difendendo il nuovo gruppo costruito da Lovaglio.

Luigi Lovaglio e la settimana decisiva per Mps

Il consiglio di amministrazione del 16 luglio non dovrebbe limitarsi a confrontare due cifre. Dovrà mettere una accanto all’altra due idee di banca, due mappe del potere finanziario italiano e, soprattutto, due modi opposti di trattare l’identità di Mps.

L’offerta di Intesa è concreta, pubblica e rivolta direttamente agli azionisti. La proposta di Banco Bpm, invece, assomiglia ancora a una porta socchiusa: invita Siena a sedersi al tavolo e a disegnare insieme una fusione, ma non presenta per ora condizioni economiche definitive.

È questa la principale difficoltà per Luigi Lovaglio e per gli amministratori del Monte. Confrontare Intesa e Banco Bpm significa oggi pesare un’offerta completa contro una dichiarazione d’interesse industriale. Da una parte ci sono un prezzo, una struttura societaria e un calendario; dall’altra, la promessa di costruire un nuovo polo mantenendo Mps riconoscibile e centrale.

Lovaglio si è mosso finora con prudenza. Ha ricordato che il consiglio deve rispettare le procedure e valutare tutte le possibilità nell’interesse degli azionisti, dei dipendenti e degli altri soggetti coinvolti. Ma il suo linguaggio lascia intravedere una convinzione: il valore di Monte dei Paschi non sarebbe ancora pienamente espresso dalle quotazioni e dalle offerte attuali.

Il banchiere ha definito Mps un “gioiello” e ha sottolineato il valore, anche per il Paese, di un grande operatore indipendente capace di garantire concorrenza, credito alle imprese e presenza nei territori. Parole misurate, certo, ma non neutre come un foglio bianco.

L’offerta di Intesa Sanpaolo su Mps

L’Opas presentata da Intesa Sanpaolo prevede che per ogni dieci azioni Mps consegnate vengano riconosciute sedici azioni Intesa di nuova emissione, oltre a dieci euro in contanti, equivalenti a un euro per ogni azione Mps.

Al momento dell’annuncio, il corrispettivo implicito era pari a circa 10,09 euro per azione, con una valorizzazione complessiva di 30,6 miliardi di euro. Essendo composta soprattutto da titoli Intesa, tuttavia, l’offerta cambia valore insieme alle oscillazioni di Borsa. Con le quotazioni considerate negli ultimi giorni, la valutazione implicita sarebbe salita verso 33,4 miliardi, mentre la capitalizzazione di Mps avrebbe raggiunto circa 34,2 miliardi.

Questa distanza è uno dei punti che gli advisor dovranno osservare con maggiore attenzione. Se il valore di mercato di Mps rimane superiore a quello riconosciuto dall’offerta, gli azionisti potrebbero chiedersi se il premio proposto sia ancora sufficiente oppure se Intesa debba migliorare le condizioni.

L’offerta è subordinata al raggiungimento di almeno il 66,67% del capitale di Mps, anche se Intesa si è riservata la possibilità di abbassare la soglia. Il passaggio societario centrale è fissato al 10 settembre 2026, quando l’assemblea straordinaria di Intesa dovrà autorizzare l’aumento di capitale necessario a emettere le azioni destinate agli aderenti.

Dopo il via libera degli azionisti e delle autorità competenti, il periodo di adesione potrebbe aprirsi tra la fine di settembre e gli ultimi mesi del 2026. L’obiettivo dichiarato da Intesa è completare l’operazione entro la fine dell’anno.

Che cosa accadrebbe a Mps con Intesa

Il progetto di Carlo Messina non prevede semplicemente di aggiungere Mps alla rete di Intesa. L’operazione è costruita come un intervento chirurgico: una parte delle attività verrebbe integrata nel maggiore gruppo bancario italiano, mentre un’altra verrebbe trasferita a un’entità destinata a passare nell’orbita di Unipol e Bper.

Intesa manterrebbe le attività considerate più strategiche, compresa Mediobanca e la partecipazione detenuta in Generali, oltre a una quota consistente delle filiali e dei risultati economici del gruppo. Una parte della rete commerciale, insieme allo storico marchio Monte dei Paschi, verrebbe invece ceduta attraverso un’operazione dal valore massimo previsto di 3,5 miliardi di euro.

La struttura è stata studiata anche per affrontare i problemi di concorrenza che nascerebbero dalla sovrapposizione delle reti di Intesa e Mps. L’effetto, però, sarebbe la fine del Monte come gruppo autonomo nella forma costruita negli ultimi anni.

Messina difende la proposta presentandola come un’operazione industriale e di mercato. Secondo il numero uno di Intesa, il progetto garantirebbe inoltre che asset strategici come Mediobanca e la partecipazione in Generali rimangano sotto il controllo di un grande gruppo italiano.

Intesa collega all’operazione anche un ampio programma occupazionale. Il piano prevede circa 6.800 uscite aggiuntive su base volontaria, accompagnate da un’assunzione per ogni uscita e da un totale stimato di 13.100 nuovi ingressi entro il 2029.

La fusione tra Mps e Banco Bpm

La proposta di Banco Bpm racconta un’altra storia. Non l’assorbimento di Mps all’interno di un gruppo più grande, ma la nascita di una nuova banca costruita attorno a due poli: Milano e Siena.

Banco Bpm ha avanzato l’8 giugno una proposta di aggregazione alla pari, al momento non vincolante e senza un rapporto di concambio ufficiale. Il rapporto di concambio è, in parole semplici, la formula che stabilisce quante azioni della nuova banca spetterebbero ai soci dei due istituti.

Le ipotesi circolate sul mercato, fondate sul confronto tra le rispettive capitalizzazioni, indicano un possibile rapporto vicino a 1,4 azioni Banco Bpm per ogni titolo Mps, eventualmente accompagnato da una componente in denaro. Non si tratta però di condizioni formalmente presentate e il consiglio di Banco Bpm dovrà chiarire quanto l’istituto sia disposto a offrire.

Il progetto piace a chi considera importante preservare l’autonomia di Mps. Una fusione con Banco Bpm potrebbe permettere al Monte di mantenere un ruolo centrale nel nuovo gruppo, continuando il percorso avviato con l’acquisizione di Mediobanca e costruendo un grande concorrente nazionale di Intesa e UniCredit.

Sulla carta appare l’opzione più vicina alla visione espressa da Lovaglio. Nella pratica, però, restano molti nodi: la distribuzione del potere, la sede, la composizione del consiglio, la guida operativa, il destino del marchio Mps, la gestione di Mediobanca e il peso degli attuali azionisti.

Anche la presenza di Crédit Agricole nell’azionariato di Banco Bpm entra nel quadro. Il gruppo francese è un partner industriale importante, ma la sua influenza potrebbe alimentare discussioni politiche sul controllo degli asset finanziari italiani, soprattutto quando al centro della partita ci sono Mediobanca e Generali.

Perché Mediobanca cambia il valore di Monte dei Paschi

Il Monte che Intesa e Banco Bpm stanno osservando non è più soltanto la tradizionale banca commerciale senese. Con l’acquisizione di Mediobanca, Mps ha aggiunto attività di investment banking, gestione patrimoniale, credito al consumo e una partecipazione di circa il 13% in Generali.

È questa trasformazione ad avere acceso i fari sull’istituto. La vecchia immagine della banca salvata dallo Stato è ormai lontana. Oggi Mps possiede una combinazione rara: una grande rete bancaria, clienti privati e imprese, attività finanziarie sofisticate e una posizione rilevante nel capitale della maggiore compagnia assicurativa italiana.

Il piano autonomo prevede la fusione per incorporazione di Mediobanca in Mps, con un rapporto di 2,45 azioni Mps per ogni azione Mediobanca, e il completamento dell’integrazione entro il quarto trimestre del 2026. Parallelamente sono state avviate operazioni societarie che coinvolgono Mediobanca Premier e Widiba, con l’obiettivo di ridisegnare la struttura interna del gruppo.

Per Lovaglio questa integrazione rappresenta una delle iniziative più importanti intraprese dal Monte. Per Intesa, invece, Mediobanca è una delle ragioni principali per cui vale la pena acquistare Mps. Per Banco Bpm potrebbe essere il pezzo che trasforma una fusione bancaria in un vero gruppo finanziario nazionale.

La passivity rule limita le mosse di Lovaglio

Sul consiglio di Mps pesa la cosiddetta passivity rule, una regola pensata per impedire agli amministratori di una società sotto offerta di adottare autonomamente misure capaci di ostacolare l’operazione.

In concreto, Lovaglio e il consiglio possono studiare le alternative, negoziare e presentare valutazioni agli azionisti, ma non possono approvare liberamente una manovra difensiva contro Intesa. Per procedere con operazioni che possano interferire con l’Opas, come una fusione concorrente con Banco Bpm, potrebbe essere necessario convocare un’assemblea straordinaria e ottenere il voto dei soci.

La partita, quindi, non si giocherà soltanto nei consigli di amministrazione. A decidere saranno in ultima analisi gli azionisti, chiamati a valutare non solo il prezzo immediato, ma il valore futuro delle diverse architetture industriali.

Chi è Luigi Lovaglio

Nato a Potenza nel 1955 e laureato in Economia e commercio all’Università di Bologna, Luigi Lovaglio lavora nel settore bancario da oltre quarant’anni. Ha iniziato nel Credito Italiano, entrando poi nel gruppo UniCredit e costruendo una parte importante della propria carriera nell’Europa orientale.

In Polonia ha guidato Bank Pekao, uno dei principali istituti del Paese. Tornato in Italia, ha assunto la guida del Credito Valtellinese, accompagnandolo nel risanamento e nella successiva acquisizione da parte di Crédit Agricole.

Nel febbraio 2022 è arrivato al Monte dei Paschi. Ha gestito un aumento di capitale da 2,5 miliardi di euro, il ritorno stabile all’utile e la ripresa della distribuzione dei dividendi. In seguito ha guidato la complessa acquisizione di Mediobanca, trasformando il perimetro e le ambizioni del gruppo.

La sua permanenza al vertice è stata messa in discussione nella primavera del 2026, durante un duro scontro sulla nuova governance. L’assemblea degli azionisti del 15 aprile ha però ribaltato gli equilibri e lo ha riportato alla guida operativa della banca. Poche settimane dopo, Mps si è ritrovata nel mezzo della più grande contesa bancaria italiana degli ultimi anni.

L’accordo tra Mps e il Comune di Siena

Mentre il risiko nazionale riempie le sale riunioni di Milano e Torino, Mps ha ricucito uno strappo nella propria città. La banca e il Comune di Siena hanno raggiunto un accordo transattivo sul contenzioso relativo a un contratto derivato sottoscritto nel 2002 e rinnovato nel 2005.

L’intesa permetterà al Comune di liberare circa 7,1 milioni di euro rimasti accantonati durante la controversia e di utilizzarli per nuovi investimenti. È stato inoltre previsto un intervento da un milione di euro per il rinnovo dei costumi del Corteo storico del Palio, diviso tra le diciassette Contrade e le monture appartenenti al Comune.

Un dettaglio apparentemente laterale, ma simbolico. Mentre si discute se il marchio Mps debba finire nell’orbita di Intesa, Unipol o Banco Bpm, la banca torna a legarsi alla città attraverso il rito più antico e visibile di Siena: velluti, bandiere, tamburi, cavalli e contrade.

Che cosa può succedere dopo il Cda del 16 luglio

Il consiglio del 16 luglio potrebbe fornire una prima valutazione dei progetti, senza produrre necessariamente una scelta definitiva. Molto dipenderà da ciò che Banco Bpm presenterà due giorni prima e dalla possibilità che l’invito alla fusione venga trasformato in una proposta con numeri, concambi e regole di governance.

Intesa parte in vantaggio sul terreno della concretezza. Ha depositato l’offerta, definito il corrispettivo, costruito l’accordo con Unipol e indicato un calendario. Banco Bpm conserva invece il vantaggio politico e identitario di una soluzione che potrebbe mantenere Mps autonoma e riconoscibile.

Per Luigi Lovaglio il punto non è soltanto scegliere tra Carlo Messina e Giuseppe Castagna. Il vero test consiste nel dimostrare quanto valga la banca nata dall’unione tra Mps e Mediobanca e capire se quel valore possa essere difeso meglio all’interno di Intesa, attraverso una fusione con Banco Bpm oppure continuando da soli.

Il Monte dei Paschi ha trascorso anni a cercare qualcuno disposto a salvarlo. Adesso il problema è diverso: decidere chi, tra i pretendenti arrivati alla porta di Rocca Salimbeni, sia davvero disposto a riconoscerne il prezzo, la storia e il futuro.

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