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Alluvione in Cina, 900 serpenti invadono i villaggi: perché il Guangxi ne ha così tanti

L’alluvione nel Guangxi ha liberato fino a 900 serpenti, compresi alcuni cobra. Cosa è accaduto e perché questa regione cinese ne alleva milioni.

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Guangxi 900 serpenti in fuga

Una testa affiora dall’acqua marrone. Il collo si allarga, assume la sagoma inconfondibile di un cappuccio e per qualche secondo il cobra resta sospeso nella corrente come un ramo vivo. Intorno non c’è una foresta tropicale, ma una strada sommersa: muri, cancelli, scope appoggiate ai portici e abitanti che osservano da lontano, qualcuno con un bastone tra le mani.

Le immagini arrivate dalla Cina sembrano la scena di un film, ma raccontano una conseguenza molto concreta delle alluvioni che hanno colpito il Guangxi. Tra 800 e 900 serpenti sono fuggiti da un allevamento travolto dall’acqua nel villaggio di Dengwei, nell’area rurale di Hengzhou, vicino a Nanning.

Non erano tutti velenosi. La maggioranza sarebbe composta da serpenti d’acqua innocui per l’uomo, ma tra gli animali dispersi figurano anche cobra, insieme ad altre specie allevate nella zona. Abbastanza per trasformare la pulizia delle case, già invase da fango e detriti, in un’operazione da affrontare guardando attentamente sotto ogni tavola, dentro ogni angolo e fra i rifiuti trascinati dalla piena.

La domanda che accompagna la notizia, però, va oltre la fuga: perché proprio il Guangxi ospita così tanti serpenti e allevamenti di rettili? La risposta nasce dall’incontro fra natura, economia rurale e una tradizione industriale cresciuta per oltre quarant’anni.

Cosa è successo nell’allevamento di serpenti di Hengzhou

L’incidente risale alla mattina del 6 luglio 2026, quando le piogge torrenziali legate al tifone Maysak hanno gonfiato rapidamente fiumi e bacini artificiali nel sud della Cina. Nel territorio di Hengzhou, le acque hanno superato o danneggiato le strutture di diversi serbatoi, riversandosi verso i centri abitati situati più in basso.

Uno degli allevamenti di Dengwei è stato raggiunto dalla piena. Vasche, recinti e locali nei quali erano custoditi i rettili sono stati sommersi o danneggiati, lasciando agli animali una via di uscita. L’acqua ha fatto il resto, trascinandoli nei canali, fra le case e nelle strade del villaggio.

Il responsabile del comitato locale ha indicato una stima preliminare di circa 800-900 esemplari fuggiti. Il numero non rappresenta un censimento preciso: in uno scenario alluvionale è quasi impossibile stabilire quanti serpenti siano morti, quanti siano stati trascinati lontano e quanti si trovino ancora nei dintorni.

Le specie citate dagli allevatori comprendono soprattutto il serpente ratto orientale, diversi serpenti d’acqua e il cobra. La componente più numerosa sarebbe costituita da animali non velenosi, ma basta la presenza di pochi esemplari pericolosi a rendere impossibile distinguere a colpo d’occhio una situazione innocua da una potenzialmente letale.

Cobra nei cortili e serpenti nascosti fra i detriti

I filmati circolati online mostrano rettili che nuotano nell’acqua torbida, si arrampicano sugli oggetti galleggianti o cercano una superficie asciutta. Un comportamento tutt’altro che misterioso: durante un’alluvione anche i serpenti tentano semplicemente di sopravvivere, spostandosi verso portici, scale, cumuli di legname e abitazioni rimaste parzialmente fuori dall’acqua.

Ed è proprio qui che il pericolo cresce. Un serpente nascosto nel fango può essere calpestato involontariamente; uno rifugiato dietro una porta può sentirsi intrappolato; un animale trascinato per ore dalla corrente può reagire in modo difensivo quando qualcuno prova ad afferrarlo.

Nel territorio sono state segnalate diverse persone morse. Alcuni media hanno riferito anche di una vittima, ma la notizia non è stata inserita in un bilancio ufficiale consolidato e le ricostruzioni disponibili non coincidono pienamente. È quindi corretto distinguere i casi di morso confermati dalle informazioni sul presunto decesso, ancora non chiarite in modo definitivo.

La squadra che cerca i serpenti casa per casa

Nei villaggi vicini, una decina di persone con esperienza nella cattura dei rettili ha formato una squadra spontanea. I volontari sono entrati nelle zone raggiunte dalla piena usando reti, attrezzature da pesca e strumenti elettrici, controllando le abitazioni e gli accumuli di materiali lasciati dall’acqua.

Secondo le informazioni diffuse dal comitato del villaggio, gran parte degli animali sarebbe stata trascinata lontano dalla corrente. Gli esemplari rimasti vengono trovati soprattutto sui rifiuti galleggianti o nelle pozze stagnanti, piccole isole di plastica, rami e mobili rotti sulle quali i serpenti cercano riparo.

Le autorità hanno chiesto agli abitanti di non catturare autonomamente gli animali. Nei video si vedono persone usare bastoni o perfino le mani nude, ma il rischio non riguarda soltanto i cobra: riconoscere una specie mentre si muove nel fango, magari con il corpo parzialmente sommerso, è molto più difficile di quanto sembri.

Gli ospedali della zona hanno predisposto percorsi rapidi per il trattamento dei morsi e rafforzato la disponibilità di sieri antiofidici. È stata inoltre smentita la voce, diventata virale sui social cinesi, secondo cui le scorte sarebbero quasi esaurite. L’ospedale di Hengzhou ha comunicato di avere disponibilità sufficiente, compreso il siero contro il veleno di cobra, con ulteriori forniture reperibili a Nanning.

Perché il Guangxi ha così tanti serpenti

La fuga di Dengwei non è avvenuta in un allevamento isolato e insolito. Il Guangxi è il principale centro cinese per l’allevamento commerciale dei serpenti, un settore radicato soprattutto nelle campagne di Hengzhou, Lingshan, Fusui e di altre aree meridionali della regione.

Le stime riportate dalla stampa economica cinese parlano di oltre 30 milioni di serpenti allevati, una quota che potrebbe rappresentare circa l’80% della produzione nazionale. Sono cifre industriali, da leggere come ordini di grandezza più che come un’anagrafe perfetta, ma mostrano comunque la dimensione del fenomeno.

Dietro questa concentrazione non c’è un’unica spiegazione. Il Guangxi offre condizioni naturali favorevoli, possiede una lunga esperienza nell’allevamento e ha costruito nel tempo una filiera specializzata: riproduzione, alimentazione, trattamento sanitario, raccolta del veleno, trasformazione dei derivati e ricerca biomedica.

Un clima caldo, umido e adatto ai rettili

Il Guangxi si trova nel sud della Cina, attraversato dal Tropico del Cancro e vicino al Vietnam. Il suo clima è subtropicale e monsonico, con estati lunghe, temperature elevate, piogge abbondanti e un’umidità che rimane alta per molti mesi.

I serpenti sono animali ectotermi: la loro temperatura corporea dipende in larga parte dall’ambiente. Un territorio caldo riduce i periodi di inattività e offre una stagione riproduttiva più lunga rispetto alle province settentrionali, dove gli inverni rigidi renderebbero l’allevamento più costoso e complesso.

Anche il paesaggio aiuta. Il Guangxi è celebre per le sue formazioni carsiche, montagne di calcare traforate da grotte, fessure e cavità. Foreste, corsi d’acqua, risaie e zone umide formano un mosaico perfetto per molte specie: rifugi freschi, vegetazione fitta e abbondanza di prede come rane, piccoli roditori e altri animali.

Nella regione sono state censite più di cento specie di serpenti. Molte vivono naturalmente nei boschi e nelle aree agricole; altre sono diventate, nel corso dei decenni, il cuore di un’attività economica organizzata.

Da allevamento contadino a industria multimilionaria

I primi allevamenti su larga scala hanno cominciato a diffondersi nel Guangxi durante gli anni Ottanta. Per numerose famiglie rurali rappresentavano un’alternativa alle coltivazioni tradizionali: richiedevano spazi relativamente contenuti e promettevano ricavi superiori rispetto a molte attività agricole.

Nacquero dapprima piccoli impianti domestici, talvolta semplici stanze o recinti ricavati accanto alle abitazioni. Con il tempo arrivarono cooperative, aziende specializzate e tecniche più sofisticate per la riproduzione in cattività. Il sapere necessario passava da un allevatore all’altro: temperatura delle vasche, alimentazione, prevenzione delle malattie, tempi di crescita e gestione delle specie velenose.

Il settore raggiunse la massima espansione fra gli anni Duemila e il decennio successivo. In alcune contee migliaia di famiglie dipendevano direttamente o indirettamente dalla filiera. Una stanza piena di serpenti poteva rendere più di un grande appezzamento coltivato: una frase diventata quasi proverbiale nelle campagne del Guangxi.

Per cosa vengono allevati i serpenti in Cina

Per molto tempo la destinazione principale è stata il mercato alimentare. La carne di serpente appartiene alla cucina tradizionale di alcune regioni meridionali della Cina, soprattutto del Guangdong e del Guangxi, dove è stata associata anche a proprietà ricostituenti tramandate dalla medicina popolare.

Pelli e altre parti dell’animale venivano inoltre utilizzate nella manifattura o nella preparazione di prodotti tradizionali. La componente più delicata, e oggi economicamente più interessante, riguarda però il veleno, dal quale possono essere isolate molecole impiegate nella ricerca farmacologica e nella produzione di sieri antiofidici.

Dopo il 2020 la Cina ha introdotto restrizioni molto più severe sul commercio e sul consumo alimentare degli animali selvatici. L’industria del Guangxi ha quindi attraversato una trasformazione: molte piccole aziende hanno chiuso, mentre gli allevamenti rimasti si sono concentrati maggiormente sugli usi medicinali, sulla ricerca scientifica e sui prodotti autorizzati.

Non tutti i serpenti allevati, dunque, sono destinati alla tavola. Una parte della filiera lavora per il settore biomedico, nel quale il veleno viene studiato come fonte di composti capaci di interferire con la coagulazione del sangue, la pressione, la trasmissione nervosa o altri processi biologici.

È un passaggio importante per comprendere la notizia: i serpenti non si trovavano casualmente vicino al villaggio. Erano animali di un sistema produttivo, come possono esserlo i suini o il pollame, con la differenza evidente che alcune specie possiedono un veleno pericoloso e richiedono strutture di contenimento particolarmente resistenti.

L’alluvione ha liberato i serpenti o li ha spinti verso le case?

Le due cose sono avvenute insieme. La piena ha danneggiato gli allevamenti e ha permesso la fuga degli animali custoditi, ma ha anche costretto i serpenti selvatici già presenti sul territorio ad abbandonare tane e rifugi naturali.

Durante le grandi inondazioni, avvistare più rettili non significa necessariamente che il loro numero sia improvvisamente aumentato. È l’acqua a concentrarli negli stessi spazi occupati dalle persone. Il terreno asciutto si restringe, le cavità si riempiono e animali che normalmente rimarrebbero nascosti finiscono su alberi, tetti, argini e abitazioni.

Nel Guangxi questo fenomeno assume proporzioni particolari perché agli esemplari selvatici si aggiungono quelli degli allevamenti. Il risultato è una sovrapposizione fra fauna naturale e animali dispersi: riconoscerne la provenienza, in mezzo a un villaggio coperto di melma, diventa quasi impossibile.

Il pericolo può durare anche dopo il ritiro dell’acqua

La fase più rischiosa non coincide necessariamente con il livello massimo della piena. Quando l’acqua comincia a ritirarsi, gli abitanti rientrano nelle case e spostano mobili, assi, lamiere e sacchi. Sono proprio questi gli oggetti sotto i quali un serpente può essersi nascosto.

Il fango rende meno visibili i movimenti, mentre il rumore delle operazioni di pulizia può spaventare gli animali. Per questo le autorità locali hanno chiesto alla popolazione di segnalare gli avvistamenti e lasciare la cattura a persone esperte.

In caso di morso, la priorità è raggiungere rapidamente una struttura sanitaria. Non bisogna incidere la ferita, tentare di aspirare il veleno o inseguire l’animale per catturarlo: gesti ereditati dai film e dalle credenze popolari che possono aggravare la situazione o provocare un secondo attacco.

Una notizia spettacolare dentro una catastrofe molto più grande

I cobra che nuotano fra le case hanno conquistato i social perché condensano una paura primordiale: l’acqua che entra nel villaggio e, insieme all’acqua, qualcosa che normalmente resta nascosto.

Ma la fuga dei serpenti è soltanto una delle conseguenze delle alluvioni nel Guangxi. Le piogge portate dal tifone hanno provocato cedimenti nei bacini, interrotto strade e comunicazioni e costretto decine di migliaia di persone a lasciare le proprie abitazioni. Nelle aree colpite sono stati impiegati soccorritori, imbarcazioni, mezzi pesanti e droni per raggiungere le comunità isolate.

Il serpente che attraversa una strada sommersa è l’immagine più facile da ricordare. Dietro, però, c’è un paesaggio ferito: campi coperti di limo, animali d’allevamento trascinati via, case senza corrente, famiglie che rientrano con gli stivali nel fango.

Ed emerge una questione destinata a restare anche dopo la cattura dell’ultimo rettile: quanto sono sicuri gli allevamenti di specie pericolose davanti a piogge estreme, cedimenti delle dighe e alluvioni improvvise?

Il Guangxi possiede esperienza, clima e infrastrutture che lo hanno trasformato nella capitale cinese dei serpenti. Le stesse caratteristiche — caldo, acqua, una rete di allevamenti diffusa nelle campagne — possono però diventare fragili quando il livello dei fiumi sale in poche ore. A Dengwei è bastata una piena per cancellare i confini fra vasche e villaggio, fra industria e natura. E per portare i cobra fino alla porta di casa.

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