Perché...?
FdI prepara un esposto contro Ranucci: il caso Lavitola scuote Report e la Rai
Fratelli d’Italia prepara un esposto sui rapporti tra Sigfrido Ranucci e Valter Lavitola. Le accuse su Report, il sondaggio politico e la replica della redazione.

Il caso dell’attentato contro Sigfrido Ranucci si allarga, scivola fuori dal perimetro giudiziario e investe in pieno la politica e la Rai. Fratelli d’Italia sta preparando un esposto alla magistratura per chiedere verifiche sui rapporti tra il conduttore di Report e Valter Lavitola, l’imprenditore ed ex editore indagato dalla Procura di Roma come presunto mandante dell’esplosione avvenuta il 16 ottobre 2025 davanti all’abitazione del giornalista.
L’iniziativa del partito di Giorgia Meloni nasce dal sospetto, ancora tutto da dimostrare, che la vicinanza personale tra i due possa avere avuto conseguenze anche sul lavoro della trasmissione di Rai 3. È questo il punto politicamente più pesante della vicenda: non soltanto chi abbia organizzato l’attentato e perché, ma se Lavitola fosse davvero in grado di intervenire, suggerire temi o condizionare i servizi di Report.
Al momento, però, non risultano prove pubbliche che dimostrino un’alterazione della linea editoriale del programma. Ranucci resta la persona colpita dall’attentato e non è indagato. Lavitola, dal canto suo, respinge ogni accusa e definisce illogica l’ipotesi di aver fatto collocare una bomba sotto casa di un uomo che considera, o almeno considerava, uno dei suoi amici più stretti.
Fratelli d’Italia prepara l’esposto sul caso Ranucci-Lavitola
La nuova offensiva di Fratelli d’Italia contro Ranucci parte da una frase circolata nelle ricostruzioni giornalistiche di questi giorni: chi aveva problemi con Report avrebbe potuto rivolgersi a Lavitola. Una specie di porta laterale, secondo la lettura del partito, attraverso la quale raggiungere il conduttore e influenzare il lavoro della trasmissione.
I componenti di FdI nella Commissione di Vigilanza Rai hanno chiesto chiarezza su quelli che definiscono possibili “legami e condizionamenti”. Il partito sostiene che sarebbe inaccettabile immaginare una trasmissione simbolo del servizio pubblico esposta all’influenza di una figura esterna, soprattutto considerando che Report ha dedicato numerose inchieste al centrodestra e a esponenti del governo.
Il passaggio dall’interrogazione politica all’esposto ai pm alza ulteriormente la temperatura. La magistratura potrebbe essere chiamata a valutare se nei rapporti tra Ranucci e Lavitola emergano elementi penalmente rilevanti o soltanto una frequentazione personale, per quanto controversa e oggi imbarazzante.
È necessario, tuttavia, separare i piani. L’accusa politica di FdI non equivale a una prova giudiziaria, e l’esistenza di un’amicizia non dimostra automaticamente che Lavitola abbia orientato servizi, cancellato inchieste o protetto qualcuno. È proprio questo lo spazio che l’esposto vorrebbe esplorare: una zona ancora grigia, dove per ora si accumulano dichiarazioni, ricordi, fotografie e interpretazioni.
La mail provocatoria inviata alla redazione di Report
Prima dell’annuncio dell’esposto, Fratelli d’Italia aveva scelto la strada dell’ironia. Dopo che Report aveva invitato il pubblico a inviare segnalazioni per le future inchieste, il partito aveva scritto direttamente alla redazione indicando come possibile tema proprio la “curiosa amicizia” tra Ranucci e Lavitola.
Nel messaggio venivano ricordate le dichiarazioni con cui lo stesso giornalista aveva riconosciuto il rapporto personale e una fotografia scattata nel ristorante romano di Lavitola. Il tono era sarcastico, ma il bersaglio chiarissimo: mettere Report davanti al metodo che la trasmissione applica abitualmente agli altri, chiedendo al programma di indagare su sé stesso.
Anche Daniela Santanchè è intervenuta pubblicando la fotografia dei due insieme e definendoli, con una battuta, “la coppia dell’estate”. Giovanni Donzelli ha invece ricordato di avere partecipato alla manifestazione di solidarietà per Ranucci dopo l’attentato, pur non condividendone il modo di fare televisione, aggiungendo che spetterà alla Procura ricostruire fino in fondo quanto accaduto.
Lavitola: “Ranucci collaborò al sondaggio politico”
Nel frattempo è stato lo stesso Valter Lavitola ad aggiungere un nuovo tassello, raccontando l’esistenza di un progetto politico costruito intorno alla figura del conduttore di Report.
Secondo la sua versione, un esponente non identificato dell’Internazionale socialista gli avrebbe parlato della necessità di individuare personalità capaci di contrastare l’avanzata della destra sovranista in Europa. In Italia, tra i nomi presi in considerazione, sarebbe comparso quello di Ranucci.
Lavitola ha spiegato di avere lavorato, insieme ad altri giornalisti, alla preparazione di un sondaggio calibrato sulla possibile candidatura politica di Sigfrido Ranucci. Il conduttore inizialmente avrebbe reagito con irritazione, salvo poi esaminare almeno alcune delle domande preparate per la rilevazione.
È qui che la vicenda cambia consistenza. Non più soltanto cene, incontri familiari e conversazioni private, ma un abbozzo di operazione politica attorno a uno dei volti più riconoscibili dell’informazione Rai. Lavitola sostiene che il progetto non sia mai decollato e che Ranucci non abbia accettato di candidarsi. Il giornalista, da parte sua, ha confermato di avere ricevuto sollecitazioni a entrare in politica, negando però di volere lasciare il proprio mestiere per presentarsi alle elezioni.
Lavitola ha espresso anche l’auspicio che Ranucci lasci la Rai, sostenendo che fuori dal servizio pubblico potrebbe guadagnare molto di più. Una frase che sembra mescolare stima personale, amarezza e un rapporto ormai incrinato dalla bufera giudiziaria.
L’amicizia che ora vacilla
Ranucci ha raccontato di essere rimasto stordito quando ha appreso che Lavitola era indagato come possibile mandante dell’attentato. Ha riconosciuto l’esistenza di un rapporto di amicizia e ha affermato di ritenere che, anche nell’eventualità in cui emergessero responsabilità dell’imprenditore, l’azione non sarebbe stata pensata per fare del male a lui o alla sua famiglia.
Proprio quel condizionale ha irritato Lavitola. L’imprenditore ha dichiarato di sentirsi offeso dal semplice fatto che l’amico possa contemplare una sua responsabilità e ha iniziato a mettere pubblicamente in discussione la tenuta del loro legame.
Lavitola respinge inoltre come assurda l’ipotesi di un attentato organizzato per favorire la notorietà o la carriera politica di Ranucci. Secondo lui, simulare o commissionare un’esplosione per lanciare una candidatura sarebbe stato un piano privo di qualsiasi logica. Resta però il nodo principale: la Procura non ha ancora individuato con certezza il movente.
Bellavia prende le distanze da Ranucci
A rendere ancora più ruvido il quadro sono arrivate le dichiarazioni di Gian Gaetano Bellavia, commercialista e storico consulente economico-finanziario di Report. Per circa vent’anni Bellavia ha aiutato la trasmissione a leggere bilanci, intrecci societari, fallimenti e flussi di denaro, diventando uno dei volti tecnici più riconoscibili del programma.
Bellavia ha spiegato che i rapporti con Ranucci si erano progressivamente diradati da quando il giornalista aveva assunto soprattutto il ruolo di conduttore. Dopo l’attentato gli aveva comunque scritto per esprimergli solidarietà.
Il consulente si è detto però sorpreso, e persino deluso, dalla definizione di amicizia “fraterna” utilizzata per descrivere il rapporto con Lavitola. La sua posizione è tagliente: ciascuno sceglie le proprie amicizie, ma chi lavora nel giornalismo d’inchiesta deve accettare che quelle frequentazioni vengano esaminate e giudicate.
Bellavia ha inoltre accusato Report di avere realizzato inchieste politicamente troppo unilaterali, concentrate soprattutto sul centrodestra, e di non avere rivolto la stessa attenzione ad altri centri di potere, come la magistratura.
Anche Bellavia, tuttavia, è coinvolto in una vicenda giudiziaria distinta. La Procura di Milano lo ha indagato nell’ambito di un’inchiesta sul presunto trattenimento di documenti e dati acquisiti durante precedenti incarichi di consulenza per uffici giudiziari. Il commercialista si dichiara estraneo alle accuse.
La Rai sospende le repliche estive di Report
Mentre politica e magistratura seguono le rispettive strade, la Rai ha adottato una prima decisione concreta: la sospensione cautelativa delle repliche estive di Report.
La Direzione Approfondimento ha motivato la scelta con la necessità di attendere che venga fatta chiarezza sulla vicenda, precisando che la nuova stagione del programma resta prevista per novembre. La sospensione riguarda dunque, almeno formalmente, soltanto le puntate già trasmesse che sarebbero dovute tornare in onda durante l’estate.
La redazione ha reagito duramente, parlando di una decisione lesiva del proprio lavoro e di una “censura senza precedenti”. Secondo i giornalisti, non esisterebbe alcun collegamento tra i sospetti su Lavitola e le inchieste già realizzate, controllate e mandate in onda dalla Rai.
Il timore espresso dalla squadra di Report è che il provvedimento possa essere il primo passo verso un ridimensionamento o una futura cancellazione della trasmissione. Viale Mazzini esclude per ora questa prospettiva, ma il clima appare pesante: porte chiuse, parole misurate nei comunicati ufficiali e un rumore di fondo che somiglia sempre più a una resa dei conti.
Anche l’Usigrai e il presidente dell’Ordine dei giornalisti hanno criticato la sospensione, ricordando che Ranucci è parte lesa nell’inchiesta sull’attentato e che le responsabilità contestate a Lavitola devono ancora essere accertate.
Cosa sta verificando la Procura sull’attentato a Ranucci
L’indagine giudiziaria resta il centro della vicenda, anche se la polemica politica rischia talvolta di coprirla come una nebbia spessa.
La Procura di Roma contesta a Lavitola il ruolo di presunto mandante dell’attentato del 16 ottobre 2025. Davanti alla casa di Ranucci, nella zona di Campo Ascolano, due esplosioni distrussero l’automobile del giornalista e quella della figlia. Gli ordigni erano rudimentali, ma potenzialmente letali.
Secondo l’ipotesi investigativa, Lavitola avrebbe agito attraverso Gomes Clesio Tavares, suo collaboratore e presunto intermediario con il gruppo degli esecutori materiali. Tavares si trova in Camerun e la sua precedente abitazione nel Napoletano è stata perquisita. La compagna è stata ascoltata dagli investigatori come persona informata sui fatti.
Durante la perquisizione nei confronti di Lavitola sono stati sequestrati tre telefoni cellulari, due pen drive e sette manoscritti. Gli investigatori stanno cercando comunicazioni, appunti, documenti e contatti che possano chiarire il rapporto con gli altri indagati e, soprattutto, il movente dell’attacco.
Lavitola ha reso dichiarazioni spontanee ai magistrati, negando ogni coinvolgimento. Ha spiegato che la sua presenza nei pressi dell’abitazione di Ranucci, circa un mese prima dell’esplosione, sarebbe dovuta alle visite all’amico e alla ricerca di una casa nella stessa zona.
Ha inoltre negato di avere mandato Tavares in Camerun, sostenendo che l’uomo si recasse abitualmente nel Paese africano. Gli accertamenti sui dispositivi sequestrati dovranno verificare la tenuta di queste spiegazioni.
Il vero nodo: amicizia privata o influenza su Report?
La domanda destinata a restare sul tavolo non riguarda soltanto la bomba. Riguarda il confine, spesso sottile come il vetro di una finestra, tra rapporti personali e indipendenza giornalistica.
Ranucci non ha nascosto l’amicizia con Lavitola e ha ricordato che una fonte può essere utile anche quando ha un passato controverso. Nel giornalismo d’inchiesta accade spesso di parlare con persone lontane dal proprio mondo, raccogliere informazioni in ambienti opachi e frequentare figure che non si inviterebbero a una cena di famiglia.
Qui, però, il rapporto descritto appare più profondo: incontri privati, conoscenza tra familiari, un sondaggio politico discusso insieme e la presunta capacità di Lavitola di intercedere per chi aveva problemi con Report. Sono elementi sufficienti a sollevare domande, non a pronunciare sentenze.
L’esposto annunciato da Fratelli d’Italia dovrà quindi misurarsi con fatti verificabili: quali servizi sarebbero stati condizionati, in che modo, a vantaggio di chi e attraverso quali comunicazioni. Senza queste risposte, il sospetto resta una sagoma dietro una tenda; visibile, forse inquietante, ma ancora impossibile da identificare con certezza.
La battaglia ormai coinvolge tutti: la Procura, chiamata a ricostruire l’attentato; la Rai, che deve difendere insieme prudenza e autonomia editoriale; Fratelli d’Italia, intenzionato a mettere sotto esame il metodo Report; Ranucci, costretto a spiegare una relazione personale mentre resta vittima di un attacco gravissimo; e Lavitola, indagato che nega le accuse ma continua, dichiarazione dopo dichiarazione, ad aggiungere nuovi dettagli a una storia già piena di ombre.

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