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Esame di maturità 2026: quando escono le materie e che cambia

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Materie seconda prova e 4 discipline dell’orale: date, regole e cosa cambia nella Maturità 2026, con consigli pratici per studiare bene ora.

Le materie della seconda prova e l’elenco delle quattro discipline del colloquio della Maturità 2026 vengono rese note con un decreto ministeriale entro il 31 gennaio. Il calendario è già fissato: prima prova giovedì 18 giugno 2026, seconda prova venerdì 19 giugno 2026, con eventuali sessioni suppletive a inizio luglio. La pubblicazione, come da prassi, avviene sul portale del Ministero dell’Istruzione e del Merito nella sezione dedicata agli esami; è lì che compariranno decreto e allegati per indirizzo.

La novità che incide di più sulla preparazione è l’orale su quattro discipline, diverse ogni anno e individuate dallo stesso decreto che fissa la seconda prova (e l’eventuale terza per gli indirizzi che la prevedono). Il colloquio non è più “onnicomprensivo”: si concentra sulle materie indicate dal Ministero, con l’obiettivo di verificare contenuti, metodi, capacità di argomentazione e collegamenti ragionati. Altra regola dirimente: l’esame è valido solo se il candidato svolge tutte le prove; inoltre il cosiddetto “bonus” finale è stato ridisegnato e vale fino a 3 punti per i candidati che arrivano ad almeno 97 tra credito e prove.

Novità dell’orale: quattro discipline e un perimetro chiaro

Il cuore dell’innovazione è il colloquio centrato su quattro discipline. Non è un dettaglio procedurale: cambia il raggio d’azione della prova. La commissione imposta domande e verifiche dentro questo perimetro, privilegiando precisione disciplinare, padronanza dei metodi, uso corretto della terminologia e argomentazione personale. Non scompaiono i collegamenti: restano possibili, quando coerenti e utili a dimostrare maturità nello studio. Ma la bussola resta puntata sulle quattro discipline fissate a gennaio.

Questo impianto si accompagna a un richiamo esplicito a ciò che lo studente ha fatto e dichiarato durante il percorso. Nel giudizio entrano il Curriculum dello studente e le esperienze coerenti con l’indirizzo (progetti, PCTO, certificazioni digitali o linguistiche). All’orale non serve “raccontarsi” in modo generico: conviene trasformare queste esperienze in casi concreti, spiegando cosa si è imparato e come si collega a una delle quattro discipline. È il modo più lineare per mostrare autonomia, responsabilità, metodo.

Date, scadenze, pagine da monitorare

Il quadro temporale del 2026 è già definito. La prima prova di italiano si tiene giovedì 18 giugno alle 8:30, uguale per tutti gli indirizzi. La seconda prova si svolge venerdì 19 giugno, con contenuti costruiti sulle materie caratterizzanti dei singoli percorsi. La pagina istituzionale degli esami ospita il decreto di gennaio con: materia della seconda prova per ciascun indirizzo, eventuale terza prova per gli ordinamenti che la prevedono, e le quattro discipline dell’orale con le indicazioni organizzative per il colloquio. Le scuole e le segreterie fanno riferimento a quei testi e relativi allegati; conviene salvare tra i preferiti la sezione ufficiale e verificare l’aggiornamento in giornata.

Sulle tempistiche di pubblicazione lo schema è consolidato: l’atto può uscire in qualunque momento entro la scadenza. Nei giorni dell’attesa è normale che l’area del sito dedicata agli esami venga aggiornata. Appena online, il decreto risolve ogni incertezza e permette a studenti e docenti di allineare simulazioni e ripassi.

Commissioni e valutazione: chi ti esamina, come pesano i voti

La commissione è una ogni due classi. Per ciascun candidato, al tavolo siedono cinque membri: un presidente esterno, due commissari esterni e due interni afferenti alle aree disciplinari individuate con decreto. È una configurazione più snella rispetto a formule del passato, ma calibrata per garantire equilibrio tra sguardo esterno e conoscenza del percorso svolto in classe.

Sul fronte dei punteggi spiccano due leve. La prima: il bonus integrativo è stato ridotto a massimo 3 punti ed è attribuibile solo a chi raggiunge almeno 97 punti complessivi tra credito e prove. La seconda: è fissato in norma che l’esame è valido solo se lo studente sostiene tutte le prove previste (scritti e colloquio). È un messaggio di serietà della procedura e di unità del percorso: niente “pezzi saltati”, niente strategie di rinuncia a tavolino.

Quanto alla ripartizione delle prove, resta l’architettura classica dello scritto di italiano, della seconda prova d’indirizzo e del colloquio. La terza prova è prevista solo per casi specifici (indirizzi o opzioni particolari) e viene esplicitata nel decreto di gennaio. Non cambia la sostanza: anche laddove la terza prova non è attiva, lo spessore della verifica complessiva non si riduce, perché l’orale, focalizzato sulle quattro discipline, chiede padronanza vera e collegamenti sensati.

Dove usciranno le materie: la “pagina giusta” e come leggerla

Contano i documenti ufficiali. Il decreto con le materie viene pubblicato sulla sezione esami del portale ministeriale, con allegati che elencano, indirizzo per indirizzo, la disciplina della seconda prova e le quattro materie del colloquio. È la pagina che gli addetti ai lavori indicano come “da tenere d’occhio”, perché è lì che compaiono testi, allegati, FAQ e, spesso, i chiarimenti operativi. Il consiglio pratico è duplice: ricaricare periodicamente la pagina nelle ore dell’attesa e, una volta usciti i documenti, scaricare gli allegati pertinenti per il proprio indirizzo.

Nell’immediato post-pubblicazione, le scuole di solito rilanciano l’avviso sui propri canali e i dipartimenti disciplinari impostano le simulazioni interne. Per chi studia, la linea è semplice: appena note le materie dell’orale, si riorganizza il ripasso con una tabella pulita che separa gli argomenti irrinunciabili, le lacune da colmare e la lista dei possibili collegamenti “a ridosso” del perimetro delle quattro discipline.

Cosa aspettarsi per indirizzo (senza giochi d’azzardo)

Le scelte della seconda prova seguono la logica dell’indirizzo di studio. Negli ultimi anni, ad esempio, i licei classico e scientifico hanno visto rispettivamente Latino e Matematica; i tecnici hanno avuto discipline di indirizzo (da Sistemi e reti all’Economia aziendale, a seconda dell’articolazione); i professionali si sono mossi su prove coerenti con il profilo d’uscita. Per il 2026 conta solo il decreto di gennaio: può confermare alternanze tradizionali o proporre abbinamenti differenti. Fare previsioni sui singoli elenchi delle quattro discipline di colloquio non ha senso; meglio prepararsi su pilastri e metodi tipici di ciascun percorso, pronti a stringere il fuoco appena escono i nomi ufficiali.

Qualche indicazione di buon senso, però, si può dare. Al classico restano centrali lingue classiche e area storico-letteraria; allo scientifico la coppia matematica-fisica è il baricentro del metodo; al linguistico la parte lingue-cultura è un blocco identitario; al tecnico economico pesano economia aziendale, diritto, scienze motorie e sportive non c’entrano con la caratterizzazione, mentre informatica, sistemi e tecnologie sono il nerbo dei tecnologici; nei professionali contano i saperi d’indirizzo e le competenze di contesto. L’orale su quattro discipline non riduce l’orizzonte: lo nitidisce.

Preparazione utile adesso: metodo, materiali, simulazioni

Nell’attesa del decreto la mossa più razionale è mettere in sicurezza l’area comune e il possibile “secondo scritto”. Per tutti significa lavorare sui fondamentali di italiano: analisi e commento dei testi, argomentazione, uso delle fonti, gestione dei tempi. Per gli indirizzi a rischio “matematica allo scritto”, riprendere modelli e metodi con un occhio all’errore tipico: definizioni approssimative, passaggi logici saltati, notazioni incoerenti. Chi ha un secondo scritto più tecnico (economia, progettazione, sistemi) costruisca schemi di risoluzione e si alleni su tracce realistiche.

Sul colloquio, le quattro discipline impongono un ripasso profondo, non dispersivo. Funziona una scaletta per ciascuna materia: tre-quattro assi portanti del programma, i nodi teorici che non possono mancare, due o tre esempi applicativi che mostrino consapevolezza del metodo. A valle, una micro-libreria di definizioni e autori fondamentali, per non inciampare sul basilare. I collegamenti vanno pensati al servizio dell’argomento, non come ghirigori: meglio un buon raccordo motivato che un tour forzato.

Le simulazioni sono la palestra più efficace. Bastano 20-30 minuti per disciplina con domande a difficoltà crescente e qualche rilancio su temi di confine. Chi coordina in classe può ruotare i ruoli: uno fa da presidente, uno da commissario esterno, due interni. L’obiettivo non è “spaventare”, ma rodare i tempi, allenare la chiarezza dell’esposizione e la gestione delle pause. Il colloquio 2026 premia chi spiega bene: termini tecnici corretti, esempi aderenti, ragionamento pulito. Anche poche citazioni hanno senso se contestualizzate; formule e definizioni vanno esplicitate con un esempio concreto.

Un accento merita il Curriculum dello studente. Non serve gonfiarlo a tutti i costi: conviene ripulirlo, verificare che i dati siano corretti, scegliere due-tre esperienze che dialoghino davvero con le discipline dell’orale e saperle raccontare in tre frasi: obiettivo dell’attività, cosa ho imparato, come si collega alla materia X. È un micro-format che toglie retorica e restituisce sostanza.

Regole da ricordare: obblighi, bonus, terza prova

Tre paletti aiutano a non sbagliare. Primo: la Maturità è valida solo se si sostengono tutte le prove. Secondo: il bonus fino a 3 punti è attribuibile soltanto a chi arriva almeno a 97 nella somma tra credito scolastico e prove; è un riconoscimento per i quadri alti, non un salvagente generico. Terzo: la terza prova non scompare, ma esiste solo per indirizzi specifici e viene esplicitata nel decreto di gennaio con modalità e disciplina interessata. Chi rientra in questi casi deve verificarlo sugli allegati del proprio indirizzo.

Per il resto, contano i fondamentali dell’esame italiano. La prima prova mantiene l’impianto noto, con tipologie diverse tra analisi e interpretazione, testo argomentativo e tracce di riflessione; la seconda prova varia per indirizzo e chiede padronanza del metodo prima ancora che del singolo esercizio; il colloquio è la verifica della coerenza tra conoscenze, abilità, competenze e crescita personale. L’orale su quattro discipline, in questo senso, non è una scorciatoia: è un filtro sulla qualità.

Evitare errori nelle ore dell’attesa

L’errore più comune è inseguire indiscrezioni. Liste non ufficiali, screenshot decontestualizzati, rumor social: fanno perdere tempo e lucidità. Senza il decreto, nulla è definitivo. Appena uscirà, il documento chiarirà materia per materia; fino a quel momento ha senso lavorare su ciò che non cambia mai: metodo, padronanza del lessico, autonomia nel ragionamento.

Secondo errore: usare le quattro discipline come alibi per tagliare lo studio. Ridurre il campo non significa abbassare l’asticella. Con un perimetro definito, la commissione si aspetta precisione su definizioni, teoremi, autori, cornici storiche e applicazioni. Non basta ricordare: occorre spiegare. Terzo errore: sottovalutare la seconda prova. A differenza dell’italiano, che allena tutti nello stesso modo, il secondo scritto espone di più chi trascura il metodo. Meglio arrivarci con tracce svolte, verifiche degli errori ricorrenti e una check list essenziale (dalla gestione dei tempi alla pulizia dei passaggi).

Indirizzi speciali e casi particolari

Alcuni percorsi hanno specificità che si riflettono sulle prove. Gli indirizzi internazionali o a ordinamento particolare sono i più esposti alla terza prova: se attivata, il decreto di gennaio lo indica chiaramente, insieme alla disciplina coinvolta e alle modalità. Gli istituti professionali continuano a seguire una normativa dedicata per l’impianto della prova e per la definizione delle aree disciplinari; qui la parola d’ordine è coerenza con il profilo d’uscita. Per i candidati esterni vale un pacchetto di regole su scadenze e documentazione: chi rientra in questa casistica deve verificare con attenzione termini e requisiti.

Una nota operativa utile per tutti riguarda i nomi dei commissari esterni: tradizionalmente sono pubblicati tra fine maggio e inizio giugno. Non cambia la strategia: l’identità del singolo docente incide meno della qualità della preparazione. Ciò che fa la differenza è arrivare all’esame con argomenti solidi, esempi pronti e una dizione chiara dei concetti. Il resto è colore.

Perché questo impianto punta su contenuti e responsabilità

L’architettura 2026 riporta l’esame su coordinate misurabili. Il focus sulle quattro discipline mira a ridurre il rischio di colloqui “impressionistici” e a valorizzare padronanza e metodo. Il taglio del bonus e l’obbligo di svolgere tutte le prove vanno nella stessa direzione: regole trasparenti, merito tracciabile, nessun equivoco sul peso dei singoli segmenti dell’esame. Per chi studia vuol dire investire su argomentazione e chiarezza, senza rincorrere effetti speciali.

C’è spazio, certo, per mostrare crescita personale. Ma anche qui il terreno è concreto: competenze digitali documentate, cittadinanza attiva con esiti verificabili, progetti che hanno lasciato una traccia. L’esame non chiede autobiografie: chiede di mettere a frutto studio e esperienze, dentro un perimetro dichiarato. E di farlo bene.

Ultime ore prima del via: cosa tenere pronto

A ridosso della pubblicazione, vale un pacchetto di mosse semplici. Tieni a portata di mano una tabella vuota con le quattro colonne per le discipline dell’orale: all’uscita del decreto, scrivi i nomi e inizia a riempire con argomenti irrinunciabili, tesi/teoremi/concetti da saper spiegare, esempi con cui ancorare la spiegazione, collegamenti plausibili. Per la seconda prova, prepara una mini-raccolta di tracce tipo per arrivare ai giorni caldi con automatismi puliti. Per l’italiano, ripassa le strategie di scrittura richieste dalle tipologie, con un occhio alle fonti e alle fallacie argomentative più comuni.

Appena escono materie e discipline, la priorità è eliminare zone d’ombra: una alla volta, senza foga, verificando terminologia, definizioni, procedimenti. Il giorno dopo l’annuncio, fai una simulazione d’orale sulle quattro discipline: tempi stretti, domande a scalare, un breve rilancio sui collegamenti. È il modo più efficace per trasformare l’attesa in vantaggio competitivo. E quando inizieranno gli scritti, il lavoro fatto nelle settimane precedenti si sentirà: una traccia si svolge meglio quando si possiede il metodo e si dominano i fondamentali.

Il resto lo farà la calma. Le regole ci sono, il calendario anche, il perimetro dell’orale è più definito. In altre parole: meno dispersione, più precisione. E una scadenza chiara: entro il 31 gennaio il quadro delle materie sarà ufficiale. Poi tocca solo studiare — bene, a fuoco, senza rumore di fondo.


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Questo articolo è stato redatto basandosi su informazioni provenienti da fonti ufficiali e affidabili, garantendone l’accuratezza e l’attualità. Fonti consultate: Istruzione.itGazzetta UfficialeSky TG24RaiNewsCorriere della SeraOrizzonte Scuola.

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