Dove...?
Ponte Morandi: dove sono i colpevoli del crollo, 7 anni dopo?

Autore: Bbruno, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons.
Vediamo a che punto sta il processo sul crollo del Ponte Morandi. La requisitoria è in corso, gli imputati in aula: sono passati già 7 anni.
Sette anni dopo, non esistono ancora “colpevoli” definitivi in senso giuridico. Il procedimento principale per il crollo del viadotto Polcevera è in corso a Genova con 57 imputati tra ex dirigenti e tecnici di Autostrade per l’Italia, Spea e Ministero: la requisitoria dei pm è iniziata a metà giugno 2025 e prosegue dopo l’estate, quando verranno formulate le richieste di pena. La sentenza di primo grado, secondo le ricostruzioni più accreditate, è attesa in primavera dopo le discussioni delle parti civili e delle difese. Nel frattempo Aspi e Spea sono già uscite dal processo con un patteggiamento in base alla responsabilità amministrativa degli enti.
Dov’è chi ha responsabilità? Nella gran parte, in aula: gli imputati stanno affrontando il dibattimento, che per l’accusa ripercorre decenni di scelte manutentive e di controllo. Non c’è ancora una condanna per il Morandi passata in giudicato; per questo, parlare di “colpevoli” oggi serve più a raccontare la sete di verità dei familiari che lo stato dei fatti. In parallelo, un nome simbolo del dossier infrastrutture, Giovanni Castellucci, ha ricevuto una condanna definitiva a sei anni dalla Cassazione nell’aprile 2025, ma per un’altra tragedia, quella del viadotto di Acqualonga (Avellino, 2013): un precedente che pesa nel dibattito pubblico, pur non essendo la sentenza del processo Morandi.
Sette anni dopo: la fotografia giudiziaria
Il cuore della cronaca processuale, oggi, è nella requisitoria. A Genova i pm Walter Cotugno e Marco Airoldi hanno aperto la discussione leggendo in aula i nomi delle 43 vittime e scandendo la tesi dell’accusa: degrado noto, controlli inadeguati, manutenzioni differite. Una fase destinata a chiudersi a settembre, con il deposito delle richieste. Poi parleranno parti civili e difese, fino alla camera di consiglio. La timeline, per quanto fluida, prefigura decisioni in primavera. È un percorso lungo, ma necessario per una vicenda che ha intrecciato ingegneria, gestione concessoria e catene di responsabilità.
Nel frattempo la città ricorda. Il 14 agosto 2025, la cerimonia del settimo anniversario si tiene per la prima volta nel Memoriale 14.08.2018, inaugurato a dicembre 2024, con istituzioni e famiglie riunite attorno ai nomi scolpiti. Anche dal Quirinale è arrivato un richiamo netto: la tutela delle infrastrutture “non ammette negligenze”. È la cornice civile di una giornata che resta, ogni anno, una ferita e una richiesta di accountability.
Chi siede sul banco degli imputati: ruoli e profili
Il maxi–processo ruota su 57 posizioni: ex vertici e quadri della concessionaria e della controllata tecnica, funzionari pubblici chiamati a vigilare, professionisti che a vario titolo ebbero compiti di ispezione, valutazione, manutenzione, vigilanza. In questa mappa, figure apicali come l’ex ad Giovanni Castellucci e altri ex dirigenti Aspi (tra cui Michele Donferri Mitelli e Paolo Berti) condividono il dibattimento con componenti della catena operativa Spea, dagli ex amministratori a responsabili tecnici, fino a dirigenti territoriali. Per ciascuno, il capo d’imputazione è diverso per periodo, ruolo e condotte contestate: la tesi dell’accusa è che vi fosse un sistema di sottovalutazione del rischio e di rinvio degli interventi; le difese, al contrario, rivendicano assenza di nesso causale e correttezza delle scelte in base ai dati disponibili.
Non è un “processo alla storia del ponte”, ma alle responsabilità personali. La giustizia penale, per definizione, punisce le condotte accertate oltre ogni ragionevole dubbio: per questo parole come “colpevole” e “assolto” arrivano solo dopo la sentenza e i tre gradi di giudizio. Nel frattempo, la domanda pubblica – chi ha sbagliato? chi pagherà? – si misura con il vocabolario del diritto: imputati, prove, perizie, contraddittorio. Ed è qui che si gioca l’ultimo tratto del dibattimento.
Le mosse delle società: patteggiamenti, risarcimenti, effetti
Un capitolo a parte lo hanno scritto le società. Autostrade per l’Italia e Spea hanno imboccato la via del patteggiamento nel 2022, uscendo dal processo con una sanzione pecuniaria (per la responsabilità amministrativa degli enti) e con un accordo che la Procura ha definito compatibile con i risarcimenti già corrisposti alle famiglie. Gli importi complessivi comunicati in quella fase – tra circa 29–30 milioni allo Stato e sanzioni specifiche da 600mila e 490mila euro – hanno aperto la strada al dibattimento sugli individui. La fotografia, oggi, è questa: le aziende non siedono più sul banco, gli ex manager sì.
Le difese di Aspi e Spea, all’epoca, chiesero anche di essere escluse dai risarcimenti in sede civile connessi al processo, proprio in ragione del patteggiamento; un punto che ha fatto discutere, ma che è parte di una strategia legale coerente con l’impianto della 231 sugli enti. Per i familiari delle vittime quel passaggio non ha chiuso la ferita: la loro domanda prioritaria resta una verità giudiziaria piena sulle scelte che hanno preceduto il 14 agosto 2018.
Memoria e città: nuovo ponte, nuovo Memoriale
La Genova che oggi si raccoglie al Memoriale è la stessa che ha ricostruito in tempi record il nuovo viadotto Genova San Giorgio, inaugurato il 3 agosto 2020 e aperto al traffico il giorno successivo. L’opera, firmata da Renzo Piano e realizzata dal consorzio PerGenova, è diventata simbolo di resilienza, ma non ha mai oscurato la richiesta di giustizia. La scelta di collocare il Memoriale 14.08.2018 nell’area di Campi, vicino all’ex pila 9, tiene insieme ricordo, documentazione e spazio per le famiglie: un luogo vivo, con orari di visita e un percorso espositivo che custodisce materiali, voci, frammenti del ponte.
In questo perimetro simbolico, la ricorrenza dei 43 nomi suona come un metronomo civile. Ogni 14 agosto, alle 11:36, le sirene del porto e le campane della diocesi si fermano per un minuto di silenzio. È la città che fa spazio al lutto e, insieme, ribadisce il patto con la verità.
Politica, responsabilità, infrastrutture: cosa è cambiato
La tragedia del Morandi ha cambiato il modo in cui parliamo di sicurezza: non più un tema per addetti ai lavori, ma un bene pubblico che chiama in causa concessionari, controllori e decisori politici. Nelle parole del Presidente Mattarella, nel settimo anniversario, la tutela delle infrastrutture “non ammette negligenze”: una formula sobria che, per il Quirinale, vale come monito e come bussola. In questi sette anni si sono moltiplicate le ispezioni, sono cambiate le regole interne alle società, è cresciuta l’attenzione mediatica su documenti, perizie, scelte di manutenzione. Ma il cuore del giudizio pubblico resta aggrappato all’aula: la giustizia penale è il luogo in cui le responsabilità individuali vengono accertate, al riparo – per quanto possibile – dal rumore.
Dentro e fuori dai palazzi, si è però sedimentata una consapevolezza: gli investimenti non bastano senza controlli terzi e trasparenti, le tecnologie di monitoraggio servono se qualcuno legge i dati e decide. È per questo che l’esito del processo Morandi avrà un valore che supera Genova: stabilirà confini e doveri in una filiera che riguarda ogni ponte, viadotto, galleria del Paese.
Le prossime tappe: calendario e prospettive
Dopo la pausa estiva, la requisitoria riprende a settembre; a seguire le richieste dei pm, quindi la parola alle parti civili e alle difese. Nei corridoi della giustizia ligure l’orizzonte operativo indica una primavera per l’arrivo della sentenza di primo grado, salvo imprevisti e nuovi filoni. Da lì, l’eventuale appello e, in ultima istanza, la Cassazione. È la fisiologia dei processi complessi, con fascicoli sterminati, perizie e conti che non parlano solo di cemento e cavi, ma di scelte manageriali e culturali.
Intanto, sullo sfondo nazionale, la vicenda continua a pesare sul modo in cui intendiamo concessioni e controlli: ogni richiesta di pena, ogni assoluzione, ogni condanna parlerà non solo agli imputati e alle famiglie, ma a chi decide e verifica la sicurezza delle nostre strade. È uno di quei processi che definiscono standard più che sentenze isolate.
Sette anni e il dovere della verità
Se dovessimo rispondere senza giri di parole, oggi diremmo così: i “colpevoli” non ci sono ancora, perché la giustizia non si è pronunciata; gli imputati sono in aula, la Procura sta chiudendo la requisitoria, le società sono uscite con un patteggiamento, le famiglie continuano a tenere acceso il riflettore, la città custodisce la memoria nel nuovo Memoriale.
Il resto è attesa, nel senso adulto della parola: attesa vigile, fatta di date segnate, di testimonianze che tornano, di perizie che si leggono una volta di più. Fino a quella sentenza che dirà finalmente chi ha sbagliato, come e quanto.
E che, una volta per tutte, renderà giustizia ai 43 nomi che Genova ripete ad alta voce ogni 14 agosto.
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Questo articolo è stato redatto basandosi su informazioni provenienti da fonti ufficiali e affidabili, garantendone l’accuratezza e l’attualità. Fonti consultate: Primocanale.it, la Repubblica, Genova24.it, il Fatto Quotidiano, Sky TG24, Il Giornale Popolare.

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