Perché...?
Dario Argento premiato dalla SIAE: perché ispira ancora?
Cinema d’autore nel pieno del presente: Dario Argento premiato alla Mostra di Venezia e ancora capace di scuotere lo spettatore
Se la si guarda da fuori, la scena sembra quella di un film. Luci puntate, applausi lunghi, un volto segnato dal tempo ma con lo sguardo che brilla come quando, cinquant’anni fa, girava le prime inquadrature di L’uccello dalle piume di cristallo. Dario Argento, 85 anni, riceve il Premio SIAE alla Carriera “Andrea Purgatori” alle Giornate degli Autori della Mostra del Cinema di Venezia 2025.
Per chi ama il cinema, e soprattutto per chi si è nutrito di brividi e atmosfere notturne, è un riconoscimento che va oltre la semplice targa. È la consacrazione di un autore che ha inventato un linguaggio – visivo e sonoro – capace di mettere radici profonde non solo in Italia, ma nel mondo intero.
Un premio che arriva al momento giusto
Il riconoscimento alla Mostra di Venezia
Il premio della SIAE non è soltanto un “grazie” elegante messo in cornice. È come dire ad Argento: quello che hai creato non è finito in un cassetto polveroso, è ancora lì, vivo, capace di dialogare con chi il cinema lo guarda oggi e con chi lo farà domani. Durante la lettura della motivazione, sul palco, le parole sono state chiare: originalità del linguaggio visivo, impatto culturale duraturo, capacità di fondere paura, bellezza e inquietudine in un solo respiro. Un mix che – diciamolo – nessun altro è riuscito davvero a replicare, nonostante i tentativi.
E poi il tempismo: non è un caso che arrivi adesso. Il 2025 segna il 50° anniversario di Profondo Rosso, probabilmente il titolo più iconico del suo cinema. In molte sale italiane il restauro in 4K sta riportando il film sul grande schermo: per chi lo vide all’epoca è come ritrovare un vecchio amico – magari con qualche ruga, ma con lo stesso carisma di un tempo. Per i giovani spettatori, invece, è un incontro inaspettato: un fulmine a ciel sereno che fa scattare subito la voglia di scoprire il resto della sua filmografia.
Un ponte tra passato e presente
In un’epoca in cui l’horror si consuma su piattaforme streaming, tra sequel infiniti e franchise pensati più per il merchandising che per la tensione, Argento continua a brillare come un faro per chi cerca il brivido d’autore. I suoi film non ti consegnano soltanto un “mostro” o un jump scare: ti avvolgono, ti fanno respirare un’aria che non trovi altrove, ti costringono a guardare.
Non stupisce che registi come Guillermo del Toro o Nicolas Winding Refn lo indichino come punto di riferimento, citandone le inquadrature come vere e proprie lezioni di stile. Perché in quelle inquadrature c’è una firma, e non c’è bisogno di leggere i titoli di testa per sapere di chi è.
Perché Dario Argento ispira ancora
Uno stile che non invecchia
Se ti capita di pensare a un film di Dario Argento, non ti arriva in mente un’unica scena precisa, ma un intero flusso di sensazioni che ti piomba addosso di colpo. Colori saturi, quasi accecanti, luci innaturali che trasformano un salotto in un incubo, musiche che battono come un cuore in affanno e movimenti di macchina nervosi, inquieti, che ti seguono come un’ombra troppo vicina.
La sua regia non sta lì a “raccontarti” la storia, seduta comoda dietro una scrivania. Ti prende per il bavero e ti scaraventa dentro, ti fa respirare lo stesso buio dei personaggi, ti obbliga a guardare dove forse non vorresti.
E i luoghi… che siano i vicoli umidi e deserti di Roma, con l’eco lontana di un passo, o un interno barocco di Torino, pieno di specchi che moltiplicano l’ansia, diventano personaggi veri. La paura, in fondo, non nasce solo da quello che accade – ma dal come ti viene mostrato. Un’inquadratura lenta, un taglio di luce che taglia la scena come una lama, un silenzio improvviso che ti lascia con il fiato sospeso.
Ecco il bello: questo modo di fare cinema funziona ancora oggi, e non perché si aggrappi agli effetti digitali o a trucchi di post-produzione. Vive di costruzione lenta, di attesa, di suggestioni che ti si infilano nella testa e ci restano. È come una vecchia canzone su vinile: il mondo può cambiare, la moda può passare, ma appena parte la prima nota, ti prende allo stomaco e ti porta altrove.
La musica come lama invisibile
Argento l’ha capito prima di molti: l’horror non vive solo di immagini. Il suono, la colonna sonora, è una lama invisibile che taglia senza che tu te ne accorga. Le collaborazioni con i Goblin per Profondo Rosso o con Ennio Morricone nei primi film hanno creato paesaggi sonori che non accompagnano le scene, le possiedono.
Ascoltare quelle note isolate dal film è un’esperienza straniante. Ti basta chiudere gli occhi per ritrovarti in una stanza buia, sentire il fruscio di un passo dietro la porta, percepire quell’istante sospeso prima che qualcosa – qualsiasi cosa – accada.
L’arte di raccontare l’incubo
Nei film di Argento, il confine tra sogno e realtà è liquido. Non tutto è spiegato, non tutto è logico – e non deve esserlo. Ti lascia indizi, frammenti sparsi, immagini che restano sospese nella mente come pezzi di un puzzle a cui manca sempre un tassello.
Questo modo di raccontare, che oggi potremmo definire “immersivo”, negli anni ’70 era una rivoluzione: non guidarti per mano, ma farti smarrire per poi sorprenderti.
Un’eredità che si vede ovunque
Citazioni e omaggi
Dalla fotografia di Stranger Things a certe sequenze di Black Swan, fino a videoclip musicali e spot pubblicitari: il DNA visivo di Argento è ovunque. Colori al neon che sembrano sanguinare sullo schermo, composizioni geometriche da incubo, primi piani rallentati sul dettaglio di una mano che si chiude – elementi che ormai fanno parte di un linguaggio universale dell’immagine.
L’influenza sui nuovi autori
Registi italiani come Gabriele Mainetti o Pupi Oggiano, e internazionali come James Wan (The Conjuring, Saw), hanno dichiarato senza giri di parole di essersi ispirati a lui. Non per fare copie carbone, ma per capire come si gestisce il ritmo, come si dosa la tensione, come si piazza un colpo di scena che resti impresso.
L’influenza sui nuovi autori
Registi italiani come Gabriele Mainetti o Pupi Oggiano, e stranieri come James Wan (The Conjuring, Saw), hanno ammesso apertamente di essersi ispirati a lui. Non per copiare, ma per imparare a gestire ritmo, atmosfera e colpi di scena.
Argento e il pubblico di oggi
Una nuova generazione di spettatori
Negli anni ’70 e ’80, il pubblico dei suoi film era composto in gran parte da adulti. Oggi la situazione è cambiata: ragazzi cresciuti a pane e Netflix inciampano nei suoi film e restano sorpresi. Li colpisce quella lentezza che non è noia, ma preparazione. Li incuriosisce un’estetica teatrale, più fisica e sensoriale di ciò che vedono nei prodotti pensati per il binge-watching.
Festival e retrospettive
Le retrospettive dedicate a Dario Argento fanno sempre il tutto esaurito. E non importa che il pubblico conosca a memoria le trame: si va per l’esperienza. Per il buio condiviso di una sala, per la musica che vibra in Dolby, per quella tensione che sale lentamente, fino a farti trattenere il respiro. In quel momento, non stai solo guardando un film – stai entrando in un incubo che, stranamente, non vuoi che finisca.
Perché il premio SIAE è anche un messaggio
Un riconoscimento alla creatività italiana
In un’industria dove spesso si guarda oltreoceano per prendere ispirazione – e a volte anche per inseguire mode che durano una stagione – Dario Argento resta la prova vivente che si può fare cinema di genere con un’anima tutta italiana. Non è questione di patriottismo d’occasione: è questione di radici. Le sue storie hanno l’odore delle strade di Roma dopo un temporale, il silenzio inquieto dei palazzi ottocenteschi, il rosso vivo di un sipario teatrale che si apre.
Il Premio SIAE alla carriera è sì un tributo personale, ma sembra anche un messaggio in bottiglia lanciato ai registi e agli sceneggiatori di oggi: osate. Non abbiate paura di raccontare con la vostra voce, di restare fedeli a un’idea anche quando il mercato dice il contrario. Perché è proprio quella voce, e non un’imitazione ben fatta di qualcun altro, che resterà nella memoria dello spettatore.
L’importanza di preservare le opere
Il recente restauro in 4K di Profondo Rosso e di altri suoi titoli storici dimostra che il cinema d’autore non è un reperto da teca museale, ma un archivio vivo, pronto a essere riaperto.
Guardare il film restaurato è un po’ come spolverare un vecchio vinile e rimetterlo sul giradischi: le note sono le stesse, ma ti accorgi di sfumature che prima non avevi colto. Nei colori saturi di Argento, nei blu innaturali e nei rossi che sembrano incandescenti, c’è una fisicità che il tempo non è riuscito a scolorire. Ogni fotogramma rimesso a nuovo è un pezzo di memoria che torna a pulsare, pronto a parlare anche a chi non c’era.
Uno sguardo al futuro
Nonostante i suoi 85 anni, Argento non ha il tono di chi ha messo il punto finale alla sua carriera. Quando parla di cinema, la voce gli si illumina ancora – come se stesse già montando nella mente la prossima sequenza. Dice di avere idee, appunti, immagini che gli girano in testa. E poi c’è quel “chissà” pronunciato con un mezzo sorriso, come per dire che forse, da qualche parte, c’è ancora un’ultima storia capace di farci sobbalzare in poltrona.
Per chi vive di cinema, dopotutto, non c’è “ultimo film”. C’è sempre un’inquadratura che ti manca, un’ombra da inseguire, una luce da accendere al momento giusto.
Un maestro senza tempo
Dario Argento non si è mai limitato a fare film: ha costruito un immaginario riconoscibile a colpo d’occhio. Le sue opere parlano di paura, certo, ma anche di estetica, di ritmo, di quell’arte sottilissima che è creare un mondo coerente tra luce e buio, tra ciò che vedi e ciò che immagini.
E oggi, premi come quello della SIAE sono un promemoria: certe voci non smettono di farsi sentire. Magari si fanno più rare, magari cambiano intensità, ma restano lì – pronte a sorprenderti quando credi di essere al sicuro. Proprio come una sequenza di Suspiria, che arriva lenta, si insinua e, quando meno te lo aspetti, ti afferra.
🔎 Contenuto Verificato ✔️
Questo articolo è stato redatto basandosi su informazioni provenienti da fonti ufficiali e affidabili, garantendone l’accuratezza e l’attualità. Fonti consultate: ANSA, LaPiazzaWeb, Cinefilos, TGcom24
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