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Come si calcola la tredicesima: guida 2025 per non sbagliare

Tredicesima in arrivo? Ecco come calcolarla davvero, passo dopo passo, con esempi chiari e tutte le voci da considerare per non sbagliare.
Arriva dicembre e la domanda torna, puntuale: come si calcola la tredicesima? Non è un mistero da busta paga, è una regola semplice con qualche dettaglio che fa la differenza tra un conto “a spanne” e un importo corretto. La tredicesima è una mensilità aggiuntiva che maturi mese dopo mese e che, di norma, viene pagata a fine anno (o, in alcuni settori, in parte a giugno e in parte a dicembre). L’idea è chiara: per ogni mese lavorato maturi un rateo, e alla fine si sommano i ratei moltiplicati per la retribuzione di riferimento. Il resto è precisione: cosa entra nella base di calcolo, quali assenze fanno maturare, come si considerano part-time, assunzioni in corso d’anno, premi, straordinari, e perché il netto sembra “più basso” del solito.
Questa guida ti accompagna passo passo, con esempi numerici e un linguaggio schietto. Così, quando ricevi la busta, sai già leggere le righe e capire se i conti tornano.
Cos’è la tredicesima (e cosa non è)
La tredicesima è una quota di retribuzione differita: non un premio discrezionale, non il TFR, non un bonus natalizio “a piacere”, ma una mensilità che deriva dal contratto collettivo e dalla prassi consolidata. Matura in dodicesimi: ogni mese “pieno” vale 1/12, ogni mese “parziale” può valere 1/12 oppure una frazione (per esempio 1/26 o 1/173 in base a giorni/ore retribuite) a seconda di quanto stabilisce il CCNL applicato.
Il concetto chiave è il rateo: è la porzione di tredicesima che maturi in un certo periodo. Dodici ratei interi in un anno = una tredicesima “piena”.
La formula di base
La struttura del calcolo, nel privato, gira attorno a una formula essenziale:
Tredicesima lorda = Retribuzione mensile di riferimento × (ratei maturati / 12)
Dove per retribuzione mensile di riferimento s’intende, di norma, la retribuzione “di fatto” del mese in cui viene corrisposta la tredicesima (o quella prevista dal CCNL), che comprende le voci fisse e continuative. Cosa sono, in concreto? Minimo tabellare, eventuale superminimo individuale, scatti di anzianità, indennità fisse (per esempio indennità di funzione o di sede se ricorrenti e stabile), EDR dove previsto. In genere non entrano straordinari occasionali, premi una tantum, rimborsi, indennità variabili non strutturali. Ma attenzione: i CCNL possono allargare o restringere l’elenco; l’ultima parola sta lì.
Ratei: quando maturano e quando no
Regola pratica: maturano i mesi retribuiti o coperti da contribuzione (anche figurativa) secondo le regole del contratto. In molti CCNL il mese matura se hai lavorato almeno 15 giorni retribuiti; altrove si conteggiano i giorni/ore effettivi. Ecco come orientarsi, senza trasformare l’articolo in un codice:
Maturano di norma: mesi lavorati e retribuiti, ferie e festività pagate, malattia e infortunio entro i limiti retributivi previsti dal CCNL, maternità/paternità obbligatoria, permessi sindacali retribuiti, ROL e permessi retribuiti.
Non maturano di norma: aspettativa non retribuita, permessi non retribuiti, assenze ingiustificate, sciopero (salvo specifiche clausole), periodi oltre il limite di copertura retributiva per malattia/infortunio. Alcune forme di sospensione (ammortizzatori) possono maturare o meno in base a accordi/CCNL: qui serve guardare la tua disciplina.
Il principio guida è semplice: se quel periodo ti è retribuito (o ti è riconosciuta contribuzione figurativa “utile” ai ratei secondo CCNL), matura.
Cosa entra nella base di calcolo
Per non perdersi tra voci:
Entrano di regola: minimo contrattuale, contingenza (dove ancora prevista), EDR, superminimo individuale, scatti di anzianità, indennità fisse pattuite (per esempio indennità di cassa se fissa, indennità di turno se strutturale).
Di solito non entrano: straordinario occasionale, trasferte a rimborso, premi una tantum non ricorrenti, indennità variabili legate a condizioni non stabili, fringe benefit. Premi ricorrenti e consolidati possono rientrare: lo decide spesso il CCNL o la prassi aziendale formalizzata.
Il metodo sano: leggiti l’ultima busta prima della tredicesima e verifica quali voci sono fisse tutti i mesi. Quella è la fotografia che più spesso fa testo.
Esempi numerici che chiariscono
Caso 1 — Dipendente full-time tutto l’anno, voci fisse
Retribuzione mensile di riferimento: € 1.800 lordi (minimo + superminimo + scatti). Ratei maturati: 12/12.
Tredicesima lorda = 1.800 × 12/12 = € 1.800 lordi.
Caso 2 — Assunzione il 20 aprile (mese “parziale”)
Immaginiamo un CCNL che considera “mese maturato” se si superano 15 giorni retribuiti. Dal 20/4 al 30/4 hai 11 giorni: aprile non matura. Anno con ratei maturati: 8/12 (maggio–dicembre). Retribuzione di riferimento: € 1.700.
Tredicesima lorda = 1.700 × 8/12 = € 1.133,33 lordi.
Se il tuo CCNL conteggia invece al giorno/ora (rateo frazionato), quei 11 giorni generano 11/26 di rateo (esempio su 26 giornate medie): la tredicesima sale un po’. Ecco perché i contratti contano.
Caso 3 — Part-time verticale (lavori solo alcuni giorni/settimane)
Qui il rateo matura in rapporto alle giornate/ore effettivamente lavorate e retribuite secondo il piano part-time. La base è la retribuzione pro-quota. Se la tua paga mensile part-time è € 1.050 e maturi 10 ratei, la tredicesima lorda = 1.050 × 10/12 = € 875 lordi.
Caso 4 — Premio annuo ricorrente e indennità di turno fissa
Se il premio è ricorrente e consolidato (non “spot”), alcuni CCNL lo includono nella base. Se l’indennità di turno è fissa (non variabile a ore), di solito entra. Esempio: retribuzione di riferimento € 1.900 (inclusa indennità fissa), ratei 12/12 → € 1.900 lordi. Se il premio è una tantum di dicembre, resta fuori salvo diverse previsioni.
Come si passa dal lordo al netto
Qui cadono in molti: “Perché la tredicesima netta è meno di una paga normale?”. Per due motivi:
Contributi: la tredicesima è assoggettata a contributi previdenziali come la normale retribuzione. Quindi prima si tolgono i contributi a carico del lavoratore (la solita percentuale del tuo settore).
IRPEF: la tredicesima è tassata con IRPEF ordinaria. Di prassi, non si applicano le detrazioni per lavoro dipendente su tredicesima e quattordicesima; per questo il netto può apparire “più leggero” rispetto a un mese normale dove le detrazioni alleggeriscono l’imposta. Le addizionali regionali/comunali sono di solito spalmate sulle mensilità ordinarie dell’anno e non gravano (o gravano poco) sulla tredicesima, ma la prassi può variare: conta la gestione paghe dell’azienda.
Tradotto: la tredicesima sembra tassata di più perché manca l’effetto detrazioni. Ma il calcolo è quello ordinario.
Mini-simulazione
Tredicesima lorda € 1.800. Contributi a carico lavoratore 9,19% (esempio): € 165,42. Imponibile IRPEF € 1.634,58. IRPEF calcolata a scaglioni sull’imponibile del mese (con i conguagli di fine anno che “raddrizzano” i conti). Niente detrazioni in quella mensilità: il netto finale scende rispetto a un mese standard a parità di lordo. È normale.
Assenze e particolarità: qualche caso ricorrente
Malattia/Infortunio: entro i limiti di copertura retributiva e di carico contributivo previsti dal CCNL, i mesi maturano. Oltre quei limiti, di solito no.
Maternità/paternità obbligatoria: in linea generale maturano i ratei.
Congedo parentale: può maturare o meno a seconda del trattamento economico applicato e del CCNL.
Aspettativa non retribuita: non matura.
CIG e altre sospensioni: la maturazione dipende dalla tipologia e dalla disciplina applicata (ordinaria/straordinaria/deroghe). Serve guardare il tuo caso.
Nuova assunzione/cessazione in corso d’anno: la tredicesima si pro-quota sui ratei maturati. In caso di dimissioni/licenziamento, i ratei maturati e non ancora pagati sono liquidati nel saldo.
Settore pubblico, domestico, apprendistato
Pubblico impiego: la logica del rateo resta identica; tempi e modalità di pagamento sono fissati dai contratti di comparto. Molti enti pagano a dicembre; alcune indennità tipiche del pubblico possono entrare o no secondo normativa/contratto.
Lavoro domestico (colf/badanti): anche qui è prevista la tredicesima; il calcolo è pro-quota in base alle ore settimanali e alle settimane lavorate. Spesso si assume come base la retribuzione oraria × ore medie mensili e si pro-quota sui ratei. La busta paga domestica evidenzia i ratei maturati ogni mese: è utile controllarla.
Apprendisti: se il contratto lo prevede (succede nella gran parte dei CCNL), maturano la tredicesima come gli altri dipendenti. L’eventuale percentuale di retribuzione propria dell’apprendistato riduce la base, non il meccanismo.
Tredicesima e straordinari, premi, provvigioni
In linea generale gli straordinari occasionali restano fuori dalla base. Se però esiste una componente ricorrente (ad esempio un’indennità forfettaria di straordinario, pattuita e fissa), può rientrare. I premi di risultato veri e propri hanno regole fiscali dedicate e non si confondono con la tredicesima.
Per provvigioni e paghe miste (fisso + variabile), alcuni contratti prevedono medie su periodi di riferimento: qui la disciplina di settore è decisiva.
Perché alcuni ricevono la tredicesima in due tempi
Capita in aziende che scelgono (o contrattano) di pagare una quota a giugno e il saldo a dicembre. Non cambia la sostanza: i ratei maturano comunque ogni mese, a prescindere dal momento del pagamento.
Se hai ricevuto un acconto a giugno, a dicembre trovi il residuo dei ratei maturati nella seconda parte dell’anno più l’eventuale conguaglio della prima.
Come verificare la propria busta: una checklist funzionale
Guarda:
- quanti ratei compaiono (12 è l’anno pieno; meno se sei entrato dopo o hai avuto periodi non maturati).
- qual è la retribuzione di riferimento inserita dal programma paghe (controlla che comprenda le voci fisse che hai ogni mese).
- i contributi trattenuti: coerenti con il tuo settore.
- l’IRPEF calcolata senza detrazioni: aspettati un netto inferiore al solito.
- eventuali conguagli di fine anno: a dicembre possono spuntare righe di conguaglio che aumentano o riducono il netto; è normale.
Se qualcosa non torna, chiedi al consulente del lavoro aziendale o all’ufficio HR: basta poco per correggere un rateo o una voce base.
Errori frequenti (e come evitarli)
Confondere TFR e tredicesima: il TFR è accantonato ogni mese e liquidato alla cessazione (o destinato a fondo/Previdenza). La tredicesima è una mensilità che si paga a fine anno (o in due tranche).
Pensare che contino solo i mesi “interi”: molti contratti riconoscono ratei anche per i mesi frazionati; al contrario, altri chiedono almeno 15 giorni. Non indovinare: controlla il tuo CCNL.
Dimenticare le assenze: aspettative non retribuite, lunghi periodi di malattia oltre la copertura, sospensioni possono tagliare ratei.
Dare per scontato che premi/straordinari entrino: in genere no; se sono strutturali e ricorrenti, allora forse sì.
Guardare il netto e dire “mi hanno tassato troppo”: il tema sono le detrazioni non applicate su tredicesima; i conti si riallineano con i conguagli.
Calcolo della tredicesima in 4 passi
Se vuoi farti un conto rapido prima della busta:
- prendi la tua busta di novembre (o quella del mese in cui pagano la tredicesima) e somma solo le voci fisse e continuative.
- conta i ratei: 12 se sei stato sempre in forza e senza assenze “non maturanti”; altrimenti pro-quota (chiedi all’HR se il tuo CCNL usa la regola dei 15 giorni o il conteggio giorni/ore).
- applica la formula: base × ratei/12.
- togli contributi e IRPEF (senza detrazioni): il netto che ti esce sarà vicino a quello in busta; i conguagli possono spostare qualche euro.
I 4 dubbi più frequenti sulla tredicesima in Italia
Se cambio orario a metà anno (da part-time a full-time) come si calcola? La tredicesima si spezza: ratei maturati fino al cambio con base part-time, e ratei successivi con base full-time. In busta vedi due righe o un ricalcolo unico che somma i due periodi.
Se prendo un congedo parentale parzialmente retribuito? Dipende dal CCNL e dalla percentuale di retribuzione: in molti casi i ratei maturano in misura intera o pro-quota; verifica la tua disciplina.
Sono stato assunto il 31 dicembre: maturo qualcosa? Con molte discipline no (meno di 15 giorni); con quelle a conteggio giorni/ore, potresti maturare una frazione. È marginale, ma corretto saperlo.
Nel pubblico la tredicesima include tutte le indennità? Include le fisse previste dal contratto di comparto; le variabili seguono regole specifiche. La logica è la stessa: base fissa, ratei 12/12 o pro-quota.
Una mensilità in più, dodici mesi alla volta
Calcolare la tredicesima non è un esercizio arcano: è aritmetica applicata a regole contrattuali. Il cuore è nella formula base × ratei/12, con una base fissa (le voci che vivono tutto l’anno) e ratei che seguono la tua storia lavorativa mese per mese. Le differenze — quelle che fanno litigare con la calcolatrice — nascono da assenze, nuove assunzioni, part-time, premi e dall’effetto fiscale di detrazioni assenti in quella mensilità.
La bussola, sempre, è il CCNL: lì trovi scritto cosa entra nella base, come maturano i mesi parziali, quali indennità si includono. L’altro alleato è la busta paga: leggendola con metodo, la tredicesima smette di essere un numero inaspettato e diventa ciò che è: una mensilità in più costruita dodici mesi alla volta. Se i conti ti sembrano storti, non serve l’ansia: servono le voci giuste e due dati precisi. E, al massimo, una mail all’HR. Dopo, anche la calcolatrice si rilassa.
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Questo articolo è stato redatto basandosi su informazioni provenienti da fonti ufficiali e affidabili, garantendone l’accuratezza e l’attualità. Fonti consultate: Money.it, Altalex, Informazione Fiscale, UIL.

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