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Chi è Victoria Secret: storia, curiosità e svolte recenti

Un viaggio tra storia, passerelle e trasformazioni di un’icona della lingerie che ha imparato a reinventarsi restando fedele al suo stile.
Victoria’s Secret è un marchio statunitense di lingerie, pigiami, sportwear e beauty, oggi parte di Victoria’s Secret & Co. (VS&Co) insieme a PINK e alla digitale Adore Me. Non è una persona: il nome richiama l’immaginario vittoriano e suggerisce un “segreto” custodito sotto gli abiti. Dietro cataloghi patinati, profumi bestseller e reggiseni iconici c’è un’azienda che ha attraversato decenni di moda, televisione, scandali, brusche frenate e un riposizionamento profondo verso inclusività e modernità.
È il 1977, Bay Area: luci calde, legno scuro, un’idea tanto semplice quanto spiazzante per l’epoca — un negozio di intimo curato e raffinato dove anche gli uomini potessero entrare senza sentirsi fuori posto. Da quella porta non è passata solo una clientela nuova, è partita una traiettoria: aperture su aperture, passerelle planetarie, qualche scossone di assestamento. Oggi il marchio ha cambiato passo: lavora su qualità e comfort, amplia davvero le taglie, sperimenta linguaggi nuovi, e ogni stagione prova a tenere insieme la promessa di seduzione con la concretezza della vita di tutti i giorni.
Origini del nome e dell’idea
A fine anni Settanta, in California, Roy e Gaye Raymond immaginano boutique che sembrano boudoir vittoriani, con boiserie e atmosfera soffusa. “Victoria” è un richiamo alla Regina Vittoria e a un’idea di raffinatezza d’epoca; “Secret” è il gioco di rimandi a ciò che non si vede ma costruisce la silhouette. L’intuizione funziona perché porta l’intimo fuori dagli scaffali anonimi dei department store e lo avvicina a un rito personale, fatto di tessuti morbidi, colori calibrati, commesse formate a consulenza più che a vendita spicciola.
La spinta creativa è immediata. Oltre ai negozi, arriva il catalogo: fotografia glamour, styling riconoscibile, una grammatica del desiderio che fa scuola. Il pubblico femminile, fin lì trattato come “segmento speciale”, diventa cliente principale: acquista per sé, chiede vestibilità, scopre la differenza tra coppe, ferretti, pizzi stretch e microfibre intelligenti. È il momento in cui Victoria’s Secret passa da esperimento a marchio con voce.
Dalla boutique alla multinazionale
Negli anni Ottanta e Novanta il brand accelera. L’ingresso in una grande holding retail, l’apertura capillare nei mall americani, la crescita di linee fragrance e body care fanno di Victoria’s Secret un riferimento di mercato. La codifica del reggiseno moderno – fasce, spalline, coppe e fit differenziati – si consolida in collezioni stagionali che parlano un linguaggio globale, mentre la customer experience rimane il baricentro.
Nel 1995 debutta lo show che segnerà l’immaginario collettivo: la passerella televisiva, il cast di top model ribattezzate Angels, l’estetica da spettacolo pop. Per oltre vent’anni il marchio cavalca quell’onda, moltiplicando la propria rilevanza culturale e trasformando una sfilata in un evento mediatico. In parallelo, definisce i suoi grandi “pilastri” di prodotto: reggiseni balconette e push-up, bralette leggere, slip dal taglio modulato, sleepwear vellutato e un beauty che macina vendite a colpi di profumi gourmand e nebbie corpo.
Crisi d’immagine, ripartenza e nuovi volti
Come tutte le parabole, anche questa ha un ritmo di assestamento. Tra 2018 e 2019 lo show va in pausa: cambiano sensibilità e conversazioni attorno al corpo, la richiesta di inclusività spinge per immagini più varie, il pubblico chiede storie diverse. Il brand prende atto, corregge la rotta, archivia l’era degli Angels e lancia un VS Collective che coinvolge atlete, creative, professioniste di background differenti. È un segnale chiaro: più rappresentazione, taglie più ampie, attenzione a comfort e funzionalità.
Nel 2023 Victoria’s Secret reimmagina il suo format spettacolare con “The Tour ’23”, uno speciale a metà strada tra documentario e moda, con team creativi da città diverse del mondo. Nel frattempo, l’azienda completa lo spin-off societario, si quotata in autonomia come Victoria’s Secret & Co., e intraprende una stagione di manager e creativi nuovi. Dal 2024 la guida passa a Hillary Super come CEO, mentre nel 2025 arriva Adam Selman alla direzione creativa esecutiva: è l’indicazione di un nuovo vocabolario visivo, più attento a tendenze reali, community e cultura pop contemporanea.
Tra passerelle e piattaforme
La passerella non scompare: cambia pelle. Il lavoro recente è un percorso per ritrovare un evento capace di coniugare intrattenimento e coerenza con i valori rinnovati del brand. In parallelo, cresce la dimensione digitale, il racconto social, l’integrazione tra contenuti e commerce. È qui che si gioca la partita del nuovo posizionamento: spostare il focus dall’immagine aspirazionale pura a un desiderio credibile, dove il capo sensuale convive con bralette seconde pelle e jersey da tutti i giorni.
Cosa vende oggi: linee, fit, posizionamento
Nel catalogo attuale convivono lingerie quotidiana e di occasione, reggiseni con e senza ferretto, bralette elastiche, slip in microfibra, shapewear mirato, loungewear e una proposta beauty fatta di profumi, body mist, creme, gloss. La filosofia di prodotto spinge su comfort e sostegno senza sacrificare la forma. Non è più l’intimo “per la serata e basta”: è 24/7, dal lavoro al viaggio, con modelli pensati per taglie e toraci differenti, spalline regolabili, coppe calibrate e materiali che evitano cuciture invadenti sotto gli abiti.
Accanto al marchio principale, PINK interpreta il guardaroba giovane: tute morbide, reggiseni leggeri, palette vivaci, un tono di voce giocoso. Con Adore Me, brand acquisito e integrato nell’ecosistema VS&Co, l’azienda ha aggiunto una piattaforma digital-first che lavora su inclusive sizing e tecnologie data-driven: serve fasce di consumatrici attente al valore, ai pacchetti coordinati, alla sostenibilità operativa del ciclo d’acquisto. Il risultato è un portafoglio a più registri, che dialoga con generazioni diverse senza perdere riconoscibilità.
Sul fronte distributivo, Victoria’s Secret unisce retail fisico ed e-commerce con una rete globale di negozi e partner in numerosi Paesi. Le boutique restano luoghi di prova, consulenza taglie e ritualità; il digitale è diventato lo spazio privilegiato per assortimenti estesi, resi fluidi, consegne programmate e contenuti editoriali che spiegano la vestibilità. Questo incrocio di canali è ciò che permette di avvicinare nuovi pubblici senza spegnere il fascino del punto vendita.
Dal sogno patinato alla normalità desiderabile
La vera transizione è culturale. Per anni “sexy” ha significato un certo tipo di corpo e una regia spettacolare; oggi il termine si allarga a posture diverse: capi che sostengono senza costringere, pizzi morbidi che non graffiano, microfibre traspiranti per chi si muove tutto il giorno, spalline invisibili quando servono, coppe balconette che non schiacciano, colori naturali accanto a palette accese. Il marketing racconta donne e persone prima ancora dei capi, con campagne che alternano volto noto e talento emergente, studio, palestra, ufficio, divano.
La diversità di taglie non è più un box da spuntare ma una leva progettuale. La vestibilità si costruisce su gradi di sostegno, ampiezze dorsali, morfologie, stile di vita. Non è un percorso lineare – i mercati reagiscono a velocità differenti – ma la direzione è evidente: meno feticcio, più relazione. Lo si vede nel linguaggio delle foto, nella riduzione dei ritocchi più aggressivi, nella scelta di casting che celebrano estetiche molteplici. In pratica: lo “show” non scompare, ma non detta più la norma.
Come orientarsi agli acquisti: qualità, cura, durata
Parlare di chi è Victoria’s Secret, alla fine, significa anche capire come comprare meglio. Il cuore resta il fit. Un reggiseno ben progettato distribuisce il peso, apre le spalle e accompagna il movimento: per questo il marchio insiste su prove in negozio e su guide taglia dettagliate online. La durata dipende da lavaggi gentili, detersivi non aggressivi, asciugature lontano dai termosifoni. I pizzi moderni – spesso con una percentuale di elastan – sopportano bene l’uso quotidiano, ma rendono il massimo se non vengono torturati in lavatrice. Anche qui si vede l’evoluzione del brand: comunicare manutenzione e responsabilità oltre l’acquisto d’impulso.
Sul beauty, l’identità rimane quella di fragranze accessibili e stratificabili: mist, lozioni, eau de parfum con piramidi olfattive gourmand o fruttate che ricordano gli anni d’oro ma hanno sintonie più attuali. È una porta d’ingresso al marchio per chi non cerca lingerie, un regalo facile che mantiene alta la memoria del brand nel quotidiano.
Titoli, numeri, passaggi chiave: cosa resta
Nel presente, Victoria’s Secret è un gruppo quotato che presidia l’intimo con tre anime complementari e una rete retail internazionale. Si è separato dal vecchio conglomerato, ha cambiato governance, investito in talenti creativi e in piattaforme digitali, e ha reimmaginato il suo modo di stare nello spazio pubblico. I valori con cui si propone – empowerment, comfort, inclusività – sono diventati criteri di prodotto oltre che slogan. La fama globale, guadagnata con la passerella scintillante, oggi si misura su altre metriche: fedeltà, soddisfazione, ripetizione d’acquisto.
Qui sta il punto: Victoria’s Secret non è una persona, ma un lessico che ha segnato almeno tre decenni di moda popolare e sta cercando una nuova grammatica. La nostalgia resiste – ed è sano riconoscerla – ma non è più il motore. Il motore, oggi, è un equilibrio: tra estetica e funzione, tra identità storica e ascolto del presente, tra la seduzione del palco e quella, più silenziosa, del cassetto della biancheria.
Il segreto, adesso, è coerenza
Il marchio nato come salotto vittoriano ha imparato a parlare con toni più umani. Se il passato insegnava a stupire, il presente chiede di convincere con capi che reggono il ritmo della vita reale e campagne che non si limitano a una posa. È questa la risposta alla curiosità di chi digita “chi è victoria secret” e trova, dietro le quinte, un’azienda in trasformazione: non più solo un’icona di passerella, ma un ecosistema di prodotti, persone e scelte che provano ogni giorno a rendere la lingerie un gesto di benessere prima ancora che di spettacolo.
🔎 Contenuto Verificato ✔️
Questo articolo è stato redatto basandosi su informazioni provenienti da fonti ufficiali e affidabili, garantendone l’accuratezza e l’attualità. Fonti consultate: MarieClaire.it, Il Post, smartalks.it, Fashionaut.it, Forbes.it, Opinione.it.

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