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Apprendistato fino a che età si può essere assunti: scoprilo

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un ragazzo apprendista lavora in ufficio

Contratti, età limite, eccezioni: tutto quello che c’è da sapere sull’apprendistato oggi, anche per chi ha superato i 30 anni (e non solo).

Quando si parla di apprendistato, molti pensano a un contratto pensato solo per i giovanissimi, da fare subito dopo la scuola o durante l’università. Un passaggio quasi “obbligato” per chi entra nel mondo del lavoro.

Eppure, la realtà è molto più sfaccettata.

Oggi l’apprendistato in Italia non è più solo uno strumento per i minorenni o i neodiplomati. È diventato un canale flessibile e articolato, che può essere utilizzato anche oltre i 30 anni, in alcuni casi perfino oltre i 40.

Il problema è che pochi lo sanno. E spesso nemmeno le aziende o gli uffici del personale hanno le idee chiare su limiti, eccezioni, tipologie.

Nel frattempo, il mercato del lavoro continua a trasformarsi. Cresce il bisogno di formazione continua, di reinserimento, di percorsi che accompagnino le persone in fasi diverse della vita lavorativa.

Ecco perché è importante capire davvero fino a che età è possibile essere assunti con contratto di apprendistato, cosa prevede la legge aggiornata, cosa cambia tra una tipologia e l’altra, e cosa può fare un lavoratore che si sente tagliato fuori da un’opportunità solo per motivi anagrafici.

Il contratto di apprendistato: non uno solo, ma tre

Chiariamo subito una cosa: non esiste un solo apprendistato.

La legge italiana prevede tre forme principali, con caratteristiche, finalità e limiti di età differenti:

– Apprendistato per la qualifica e il diploma professionale (ex “apprendistato di primo livello”)
– Apprendistato professionalizzante (o contratto di mestiere)
– Apprendistato di alta formazione e ricerca

A questi si aggiungono casi particolari che vedremo più avanti, spesso regolati da contratti collettivi o da norme regionali.

Ognuna di queste forme ha una propria età massima per l’assunzione. Ed è proprio lì che bisogna guardare.

Apprendistato per la qualifica: la forma “scolastica”

Questa forma è pensata per i più giovani, in particolare per chi vuole alternare scuola e lavoro.

Si può essere assunti già dai 15 anni compiuti, dopo aver terminato la scuola media, ma non oltre i 25 anni. L’obiettivo è ottenere una qualifica professionale o un diploma.

Il contratto si affianca al percorso scolastico o formativo. La durata varia in base al titolo, ma in genere va da 1 a 3 anni.

Questa è la forma più “rigida” per quanto riguarda l’età: superati i 25 anni, non è più possibile accedere a questa tipologia.

Non è la più diffusa, ma resta fondamentale per molti giovani che vogliono entrare presto nel mondo del lavoro senza abbandonare del tutto la formazione.

Apprendistato professionalizzante: la vera chiave del mercato

È la formula più utilizzata, quella che in molti conoscono come “apprendistato standard”. È pensata per inserire nel mondo del lavoro giovani dai 18 ai 29 anni.

Ma c’è un punto importante: la legge dice “fino a 29 anni non compiuti”, quindi l’assunzione può avvenire fino al giorno prima del compimento del 30º anno. Anche se il contratto poi si estende oltre.

Questa forma permette di acquisire una qualifica professionale attraverso la formazione e il lavoro, anche senza obbligo scolastico o titoli specifici.

È molto usata in ambito artigianale, commerciale, ma anche nei servizi, nell’industria, nella ristorazione.

La durata può arrivare fino a 3 anni, o 5 in caso di mestieri artigiani regolamentati.

Qui l’età massima è netta. Una volta compiuti 30 anni, salvo casi eccezionali, non è più possibile essere assunti con apprendistato professionalizzante. Ma attenzione: ci sono eccezioni.

Le eccezioni per chi ha più di 30 anni

La legge prevede che l’apprendistato professionalizzante possa essere usato anche per disoccupati percettori di NASpI, senza limiti di età.

In pratica: se hai più di 30 anni e stai percependo la disoccupazione, puoi essere assunto con contratto di apprendistato professionalizzante. Anche a 35, anche a 45.

Si tratta di una misura pensata per favorire il re-inserimento nel mercato del lavoro. Non è così diffusa, ma è assolutamente legittima.

Molti non lo sanno, e molte aziende neanche. Eppure esiste, e rappresenta una porta d’accesso in più per i lavoratori maturi.

Apprendistato di alta formazione e ricerca: quando il sapere vale doppio

Questa forma è pensata per chi frequenta corsi universitari, master, dottorati, ITS o percorsi di ricerca.

Non ha un limite rigido di età imposto dalla legge. La norma parla di “giovani”, ma nella pratica può essere applicata fino ai 35 anni, e anche oltre in certi casi.

L’obiettivo è legare il lavoro all’attività accademica o scientifica. Unire competenze pratiche e studio avanzato.

È poco usata rispetto alle altre due, ma ha un potenziale enorme, soprattutto nelle aziende innovative e nei contesti che cercano figure ibride.

Se sei iscritto a un percorso universitario e hai superato i 30 anni, puoi comunque rientrare in questa forma di apprendistato, se l’azienda è d’accordo.

La situazione per chi ha più di 35 anni

Oltre i 35 anni le possibilità diventano limitate. Ma non si azzerano.

Il contratto di apprendistato non è automaticamente escluso per chi ha superato questa soglia. In alcuni casi, ad esempio nei percorsi di ricerca o nei programmi regionali di inserimento lavorativo, possono esserci deroghe.

Tutto dipende dalla tipologia di progetto, dal contratto collettivo applicato, dal tipo di azienda.

Conviene sempre informarsi con i centri per l’impiego o le agenzie per il lavoro su eventuali aperture locali o bandi specifici.

Perché conviene (anche per le aziende)

L’apprendistato non è solo una forma contrattuale. È anche uno strumento agevolato, pensato per formare e inserire risorse con costi più bassi e tutele precise.

Per l’azienda ci sono sgravi contributivi, possibilità di modulare la formazione, incentivi all’assunzione definitiva.

Per il lavoratore, invece, l’apprendistato garantisce un contratto a tempo indeterminato con periodo formativo, retribuzione crescente e accesso a percorsi formativi regionali gratuiti.

È un buon compromesso. Non è precariato puro, non è tirocinio mal pagato, non è lavoro nero. È un contratto vero, con diritti, ferie, contributi.

E può essere un ponte reale verso la stabilizzazione, soprattutto per chi esce da anni di contratti brevi o lavoretti.

Attenzione alle differenze regionali

Molto spesso la gestione dei percorsi di apprendistato, soprattutto quelli legati alla formazione, viene delegata alle Regioni.

Questo significa che alcune cose cambiano da territorio a territorio:
quali enti organizzano i corsi, se sono obbligatori, come si svolgono le verifiche, che tipo di supporto è previsto per le aziende.

Anche le politiche attive per gli over 30 possono variare. Alcune regioni hanno programmi specifici per il re-inserimento lavorativo con apprendistato.

Vale la pena controllare sempre sul portale della propria Regione o chiedere ai servizi per l’impiego.

L’età è un numero, ma non sempre è un limite

In Italia, il contratto di apprendistato è stato a lungo considerato una cosa da giovani. Quasi un passaggio obbligato, spesso sottovalutato, tra scuola e lavoro.

Oggi però il quadro è più ampio. L’apprendistato non è più solo un ponte iniziale, ma può diventare uno strumento strategico per chi cerca di rientrare nel mercato, cambiare settore, affiancare studio e lavoro.

Fino ai 29 anni è un diritto pieno. Dai 30 in poi, diventa un’opportunità da scoprire, soprattutto se si è disoccupati o si rientra in percorsi di formazione avanzata.

Serve però conoscenza, informazione, e – diciamolo – un po’ di coraggio da parte delle aziende, che troppo spesso rifiutano l’apprendistato per paura della burocrazia.

Eppure, funziona. E se gestito bene, conviene a tutti. Anche a 35 anni. Anche a 40. Anche quando non te lo aspetti più.


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Questo articolo è stato redatto basandosi su informazioni provenienti da fonti ufficiali e affidabili, garantendone l’accuratezza e l’attualità. Fonti consultate:  Cliclavoro – Ministero del LavoroIspettorato Nazionale del LavoroGazzetta UfficialeConfartigianatoCGILConfcommercio.

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